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Economia
Mediobanca: Milano è il ventesimo mercato al mondo

La People's Bank of China, banca centrale cinese, ha il 2,001% del capitale di Mediobanca. La partecipazione e' riportata nelle tabelle Consob. La soglia del 2% e' stata superata lo scorso 14 ottobre.

Piazza Affari ha perso in dieci anni un quarto del suo valore. E' quanto emerge dalle variazioni dell'indice Mediobanca All Share, calcolate dell'ufficio studi dell'istituto. Da fine 2003 al 15 ottobre scorso, l'indice e' sceso del 25%, con un perdite medie annue stimate attorno al 2,6%. Nel dettaglio, il 40 per cento dei titoli ha ceduto oltre il 50%, con Mps, Banca Carige e Seat Pagine gialle che hanno ceduto circa il 90%, mentre Luxottica ha guadagnato il 161%, Snam l'86%, Atlantia il 48% ed Eni il 10%. Il dato, pero', gira in positivo se si include il flusso dei dividendi, grazie ai quali l'indice Mediobanca All Share e' salito, invece, da fine 2003, del 19,05%, con una crescita media annua dell'1,63%. Nei calcoli dell'ufficio studi di Mediobanca, Piazza Affari e' al 20mo posto tra i listini mondiali, salita di tre posizioni rispetto allo scorso anno.

Al 30 giugno scorso, la Borsa di Milano, con 496 milioni di euro di capitalizzazione, era 20ma al mondo: dopo Russia, Taiwan, Johannesburg, Brasile e Spagna (quest'ultima al 15mo posto); davanti a Malesia, Messico, Singapore e Indonesia. Rispetto allo scorso anno ha riguadagnato tre posizioni e recuperato la graduatoria del 2011. Anche se negli ultimi dieci anni ha sceso velocemente i gradini della classifica: a fine 2003, il listino milanese era undicesimo al mondo, con 490 miliardi di euro di capitalizzazione, circa il 38% del Pil di allora (incidenza non lontana da quella della borsa tedesca); tra il 1998 e il 2001 occupava una posizione tra l'ottava e la nona (ci superavano stabilmente le sole grandi piazze nordamericane ed europee; oltre a Tokyo). Dopo aver perso due posizioni nel 2005 (a vantaggio di Australia e Nasdaq Omx Nordic) abbiamo assistito al sorpasso dei mercati del 'Brics' e altri emergenti: nel 2007 da parte di Shanghai, Brasile e Bombay, nel 2009 di Corea e Russia e Johannesburg, nel 2010 di Taiwan; nel 2012 e' stata la volta del Messico, cui si sono aggiunte nel corrente anno Indonesia e Malesia, anche se attualmente i tre Paesi sono stati di nuovo superati.

Non agevole recuperare ulteriori posizioni: i nove mercati che hanno sopravanzato la Borsa italiana da fine 2003 sono mediamente, in termini di capitalizzazione, circa 2 volte quello italiano, con un vantaggio variabile tra il 9% (Russia) e il 256% di Shanghai (che aveva peraltro superato gia' dal 2007 due piazze tradizionalmente di dimensioni considerevoli come Toronto e la borsa tedesca). Vi e' poi da considerare - si sottolinea nello studio - che, pur in un contesto di mercati finanziari problematici, la Borsa italiana e' stata da fine 2003 l'unica, tra le principali 23 Borse mondiali, a rimanere ferma in termini di valore, laddove le altre piazze occidentali hanno registrato incrementi talora contenuti (Londra +37%, Tokyo +44%, Spagna +55%, Nyse +57%, Francoforte +65%, Euronext europeo +69%) e in altri casi piu' marcati (Zurigo +103%, Nasdaq nordeuropeo +106%, Nasdaq Usa +117%, Australia 131%, Toronto +141%). Tutti mercati peraltro surclassati dall'esplosione dei Paesi emergenti (Indonesia +587%, Shanghai +518%, Johannesburg +461%, Bombay +397%, Brasile +353%, Russia +330%, Corea +313%, Hong Kong +300%, Messico +299%, Malesia +209%, Singapore +172%). Anche se va tuttavia rilevata, con riferimento ai Brics, un'importante flessione da fine 2010 (Brasile -30% e Russia -34%, ma anche Shanghai -13% e Bombay -10%), con gli altri mercati emergenti in crescita o quantomeno stabili. L'effetto piu' evidente di queste dinamiche differenti - si conclude - e' il moderato incremento del valore complessivo delle maggiori piazze mondiali (+90% nel decennio), quale somma dei 14.600 miliardi di euro per le economie mature (+68%) e i 6.700 generati da quelle emergenti (+322%).

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