Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Mercati/ Effetto Fed e Cina: Borse giù

Mercati/ Effetto Fed e Cina: Borse giù

 

 

Borsa

Finale di giornata da brivido per i listini europei (e anche sul mercato secondario dove lo spread schizza a 290 punti), con Piazza Affari che lascia sul terreno poco più del 3%, facendo salire di un sol colpo la perdita da inizio anno al 4,5% (Milano è l’unica borsa al mondo a perdere rispetto ai livelli di fine 2012, al momento), mentre anche Londra cede il 3,1%, Francoforte il 3,24% e Parigi sfiora il -3,5%, con Wall Street che nella prima parte della seduta cede tra l’1,5% e l’1,7% a seconda degli indici, dopo aver già perso ieri sera più dell’1,3%.

Sono gli effetti del “day after” della conferenza stampa con cui Ben Bernanke, attuale presidente della Federal Reserve  in scadenza di mandato nel gennaio del prossimo anno ed al quale Barack Obama ha di fatto già inviato un avviso di sfratto dichiarando conclusa la sue esperienza, ha dismesso i panni della “colomba a oltranza” e fatto chiaramente intendere che la banca centrale statunitense conta di avviare entro l’anno il processo di rallentamento degli acquisti di bond sul mercato (“tapering”), per eventualmente cessare del tutto il programma entro la metà del prossimo anno se la ripresa apparirà sostenibile come sembra probabile.

La decisione, visti i tempi, spetterà con ogni probabilità al successore di Bernanke, probabilmente l’attuale numero due dell’istituto, la 66enne Janet Yellen (che così sarebbe la prima donna a ricoprire la carica), o in alternativa Lawrence Summers, 58 anni, ex direttore del National Economic Council per la prima amministrazione Obama dopo essere stato dal 1999 al 2001 Segretario al Tesoro sotto Clinton. In entrambi i casi nomi che garantirebbero una guida quanto mai prudente della Federal Reserve e tale da non far decelerare la ripresa che serve anche al successore Democratico di Obama se vuol sperare di essere eletto nel 2016.

*BRPAGE*

Ma i problemi e le paure delle borse non riguardano solo il venir meno degli stimoli (che qualcuno ritiene essere “droghe”) della Fed: a preoccupare sono anche gli ulteriori segnali di rallentamento giunti stamane dalla Cina, con Hsbc che ha tagliato le previsioni sulla crescita del Pil di Pechino per quest’anno e il prossimo al +7,4% in entrambi gli anni, da precedenti stime pari rispettivamente a +8,2% e +8,4%. Il tutto mentre, passati gli iniziali entusiasmi, i mercati ancora si interrogano se Shinzo Abe sarà davvero in grado di far ripartire il Giappone dopo vent’anni di deflazione e crescita pressoché nulla e se davvero la crisi di Eurolandia è vicina al fondo, dopo qualche primo segnale positivo visto però più in Germania che non nel resto dell’unione.

A pagare lo scotto maggiore, come sempre in questi casi, sono su tutti i mercati le azioni più liquide, tanto che nessun componente dell’indice Ftse Mib (e neppure del paniere Eurostoxx50, che oggi ha perso il 3,63%) riesce a evitare il segno negativo, con i ribassi più marcati che colpiscono ancora una volta finanziari e ciclici come Bper, su cui girano voci di nuove perplessità giunte da Banca d’Italia riguardo la consistenza e qualità dei crediti, Bpm, sempre alle prese con le difficoltà attorno alla governance e al futuro aumento di capitale, e Saipem, che non riesce a invertire la rotta dopo il profit warning di lunedì e cede altri 5 punti percentuali abbondanti portando ad oltre il 39% la perdita nell’ultimo mese di borsa.

Musica poco differente anche in Europa: tra le blue chip del vecchio continente la meno martoriata dalle vendite è Philips (che cede poco meno di un punto percentuale), mentre la lettera picchia duro su finanziari e titoli legati all’andamento dei consumi, come Repsol, Carrefour, Allianz, Anheuser Busch Inveb, Bmw e Societe Generale, tutti con perdite tra i 4,5 e i 6 punti percentuali circa.

Luca Spoldi