Mercosur, Noci: "Italia obbligata a dire sì, Sud America un mercato necessario. Il Made in Italy non è a rischio" - Affaritaliani.it

Economia

Ultimo aggiornamento: 20:04

Mercosur, Noci: "Italia obbligata a dire sì, Sud America un mercato necessario. Il Made in Italy non è a rischio"

Il docente di Strategia e Marketing al Politecnico di Milano dice la sua sull'accordo Ue-Mercosur, dopo il quasi certo via libera dell'Italia

di Chiara Feleppa

Accordo Ue-Mercosur, Giuliano Noci: "Italia obbligata a dire si, Sud America un mercato necessario. Made in Italy ora non a rischio"

Un quarto di secolo di negoziati, un accordo commerciale che sembrava lontano. E invece tra l'Europa e il Mercosour - il blocco economico che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay - potrebbe presto essere siglata l'intesa.

Decisiva la svolta dell'Italia che, superate le molteplici reticenze e dopo aver richiesto maggiori garanzie - come l’introduzione di clausole di salvaguardia per proteggere il comparto agricolo e l’assegnazione di risorse aggiuntive dal bilancio europeo a sostegno del settore - sarebbe ora intenzionata a esprimere parere positivo già nel corso della riunione degli ambasciatori Ue, in programma tra pochi giorni, il 9 gennaio.

Da Palazzo Chigi ancora nessuna conferma, ma la "fumata bianca" è certa secondo Giuliano Noci, docente di Strategia e Marketing al Politecnico di Milano, che ad Affaritaliani dice la sua senza mezzi termini: "Si tratta di una scelta obbligata, del resto non c'era alternativa". Ma quali sono le ragioni dietro questa accelerazione? 

Cos'è cambiato perchè un accordo per anni sopito trovasse una spinta decisiva proprio ora? "In primis, la necessità di trovare nuovi mercati. La crisi potenziale delle esportazioni del Made in Italy è tale che la parziale chiusura dei mercati americani e le difficoltà in alcune zone del mondo rendono quell’area indispensabile per le esportazioni", dice Noci. Il punto di svolta sarebbe dunque la pressione sui mercati esteri, che spinge il settore agroalimentare ad accellerare su un negoziato per troppo tempo "protetto", preoccupato per le possibili conseguenze sul Made in Italy.

"Tuttavia, il mondo industriale ha sempre considerato il Mercosur un mercato troppo strategico per restare escluso. Oggi la situazione è cambiata: il bisogno di nuovi spazi di mercato è urgente, e il conflitto tra industriali e agricoltori, un tempo latente, diventa centrale", spiega il docente. La firma dell’accordo è praticamente obbligata, così come i benefici che non sono certamente nascosti: "L'accordo ha rilevanza per il mondo industriale e non danneggia il mondo agroalimentare - prosegue - e c'è bisogno di nuovi spazi di mercato per sostituire quelli che non ci sono più. Il mondo industriale ha bisogno di ossigeno commerciale. Servono nuove finestre di esportazione per evitare di rimanere senz'aria". 

Chi decide davvero i tempi

Ma quanto pesa il calendario politico europeo nella fretta di chiudere l’accordo? Le elezioni e il nuovo ciclo istituzionale certamente contano ma, spiega Noci, “i fattori economici pesano ancora di più. Siamo in una crisi geopolitica, geoeconomica e geotecnologica: l’Europa rischia di frantumarsi e siamo in una fase discontinua”.

L’accordo Ue-Mercosur non è solo una questione commerciale, ma diviene parte di una più ampia sfida per la competitività europea. "Quanto accaduto al settore dell'automotive tedesco è stato solo l’antipasto della sfida che attende la manifattura europea: se la nostra industria non si ibrida con l’intelligenza artificiale sparirà, proprio come è successo in Germania. Bisogna guardare lì e capire cosa è successo: la crisi non deriva dalla concorrenza delle macchine cinesi, ma dal fatto che non si è compreso che un’auto, oggi, è come uno smartphone su quattro ruote. E questo vale per tutte le categorie", continua. Da qui l'invito ad abbracciare i cambiamenti in nome della trasformazione digitale: "L'IA cambia le catene del valore e il modo di fare business. Se non lo si comprende, rischiamo di perdere posti di lavoro".

Un'arena diversa in cui competere 

In questo quadro, l’accordo con il Mercosur diventa quasi inevitabile: un passo necessario per proteggere e rilanciare l’industria europea in un contesto globale sempre più complesso e competitivo. Eppure le resistenze non sono mancate e, per Noci, non sono state tutte prive di fondamento.

“Alcuni sostengono che la competizione nell’agroalimentare sia difficile a causa delle coltivazioni geneticamente modificate. Ma, accordo o non accordo, questi prodotti arrivano comunque sul mercato. Tuttavia, il Made in Italy non compete con quel tipo di merci, perchè la nostra arena competitiva è diversa. Il futuro dell’agroalimentare italiano dipende dal posizionamento di qualità: puntiamo all’alto di gamma, alla salubrità e alla qualità del cibo”, spiega Noci. 

È interessante notare - prosegue - che “le stesse lobby si erano opposte in passato all’accordo con il Canada, salvo poi trarne vantaggio. Questo dimostra che l’opposizione non sempre corrisponde a un reale svantaggio economico”. Il Made in Italy, quindi, non deve imitare le commodity e non può competere sul prezzo: “Chi sceglie italiano cerca prodotti di qualità, vuole trovarli in tutto il mondo ed è disposto a pagare di più. Ma la nostra forza non sta nel prezzo, quanto nella sicurezza alimentare e nell’unicità del prodotto. I consumatori riconoscono e apprezzano la qualità, sono disposti a investire in prodotti di alto valore e premiano chi mantiene standard elevati”.

Esiste, tuttavia, un’asimmetria: "Chi ha meno capacità di spesa acquisterà prodotti di bassa qualità, non necessariamente sudamericani, ma anche cinesi o di altra provenienza inferiore. Sta di fatto che il Made in Italy opera in una dimensione totalmente diversa, quella dell'eccellenza alimentare, ben diversa dai prodotti low-cost". Le resistenze non giustificano il rifiuto dell’accordo, sostiene l'esperto: "La nostra forza è creare prodotti riconoscibili, desiderabili e capaci di imporsi sul mercato globale grazie al loro valore intrinseco”. 

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