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Economia
Dior, caporalato: non sarà l'ultimo commissariamento, tremano i grandi marchi

Dior "commissariata" per caporalato non sarà l'ultima. Tremano i grandi marchi della moda: ecco perchè

“Errare è umano, perseverare è diabolico”, recita una famosa locuzione latina che, è proprio il caso di dirlo, si adatta perfettamente all’ennesimo caso di “commissariamento” nel mondo della moda. Dopo Alviero Martini e Giorgio Armani Operations infatti è stata la Manufactures Dior srl, che fa capo in ultimo al gruppo LVMH, a finire nel mirino della Procura di Milano, che ha chiesto e ottenuto la misura dell’amministrazione giudiziaria per l’azienda del lusso. E potrebbe non essere l’ultima. Il copione è sempre lo stesso, e muove da un’accusa di caporalato: stando agli atti dei magistrati, che Affaritaliani.it ha potuto visionare e che mettiamo a disposizione dei nostri lettori, "il brand di moda nel momento in cui si avvale, attraverso contratti di sub appalto, di soggetti che sono dediti ad un pesante sfruttamento lavorativo, integra una condotta di tipo agevolatoria".

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Nel dettaglio, si legge nel decreto, "le condotte non paiono frutto di iniziative estemporanee e isolate di singoli, ma di un'illecita politica d'impresa. Si dà vita, così, ad un processo di decoupling organizzativo (letteralmente: "disaccoppiamento"), in forza del quale, in parallelo alla struttura formale dell'organizzazione volta a rispettare le regole istituzionali, si sviluppa un'altra struttura, "informale", volta a seguire le regole dell'efficienza e del risultato. In questo modo, la costante e sistematica violazione delle regole genera la normalizzazione della devianza, in un contesto dove le irregolarità e le pratiche illecite vengono accettate ed in qualche modo promosse, in quanto considerate normali".

Così come per il caso della Giorgio Armani Operations, anche in questo caso il resoconto dei sopralluoghi dei carabinieri è raccapricciante, e parla di lavoratori cinesi e pakistani sottopagati, collocati in veri e propri dormitori ricavati all'interno degli stessi luoghi di lavoro abusivi e insalubri, con impianti elettrici di fortuna e a rischio di incendi da corto circuito, con servizi igienici e cucina inadeguati, alimenti riposti accanto alle sostanze chimiche e infiammabili usate per le lavorazioni, con il rischio di incendi e di inalazione tossica. Si parla addirittura di soppalchi sorretti da scale di ferro malmesse, camere da letto ricavate in violazione delle norme edilizie, sporchi e carichi di rifiuti.

Un lunghissimo fil rouge che accomuna, insomma, dal basso fino alla punta dell’iceberg, i big della moda di lusso, quella dei molteplici zeri sugli scontrini, quella delle grandi sfilate. E, ora, quella dei commissariamenti e delle indagini che scoperchiano un sistema opaco e illecito, visto che la Manufactures Dior srl non sarà l’ultima a finire nel mirino della Procura e a “saltare”. Il motivo? Se ai piani alti i brand competono cercando di strappare l’uno all’altro fette di mercato, ai piani bassi (quello della manodopera, della fornitura) sembra che vadano d’amore e d’accordo, e i nomi che circolano tra fornitori e aziende appaltatrici, sono sempre gli stessi. Non è affatto un caso per esempio, secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, che all’interno degli opifici cinesi responsabili del caporalato in questa vicenda siano stai acquisiti numerosi documenti di trasporto riconducibili anche ad altre aziende, tra le quali Manifatture Lombarde Srl (già coinvolta nell’analoga vicenda Armani). E che la stessa Manuifatture Lombarde Srl abbia fornito materiale da lavorare proprio a “Pelletterie Elisabetta Yang srl”, la ”New Leather Italy srl”, coinvolte nel commissariamento Dior.

Ecco che allora, sempre secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, non manca molto tempo prima che la Procura della Repubblica faccia saltare un’altra testa coronata, e poi un’altra e un’altra ancora. Le grandi maison farebbero bene a iniziare a tremare.






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