Anche un gatto morto rimbalza quando cade da una grande altezza. L’espressione, spesso usata negli ambienti finanziari, viene utilizzata per indicare un rimbalzo tecnico che però non interrompe una primaria tendenza ribassista in atto. Per capirne meglio l’efficacia e il senso, vi basti sapere che questa frase fu usata da un operatore nei giorni successivi al crollo di Wall Street del 1987.
Contestualizzando ai giorni nostri, il gatto morto, o meglio degente e zoppicante, è la Banca Mps, che dopo giorni di agonia incessante, riprodotti in una sequenza infinita di sedute negative, un ribasso quantificabile in una perdita di 1/5 del valore solo nell’ultimo mese, oggi riesce finalmente ad aprire una breccia da cui trapela una luce di positività che a fine seduta si riassume in un +8%.

Una positività che non è singola, ma è anche frutto di un rialzo corale, che si è spalmato lungo tutto il settore finanziario di Piazza Affari, ma che in casa Mps, per non togliere merito, è stato forgiato da una lunga serie di notizie alternate tra buone conferme, smentite su indiscrezioni maligne e obiettivi rivisti al rialzo.
Cominciamo dalle smentite, le apprensioni del mercato erano tutte rivolte su un ipotetico (quanto mai assurdo) ed ennesimo aumento di capitale, e sulle indiscrezioni relative ai conti della trimestrale da alcuni definiti nuovamente deludenti. Siamo gente di mondo, sappiamo come funzionano queste cose, specie su titoli più deboli e sensibili, alcune voci vengono messe in circolazione semplicemente per abbassare le quotazioni e comprare poi a prezzi ancor più vantaggiosi. E’ dovuto intervenire Marco Morelli (amministratore delegato MPS) in prima persona, che secondo rumors, davanti alla platea londinese, ha smentito le malelingue, nessun nuovo aumento di capitale, il management è fiducioso sul piano, i miglioramenti sui conti sono notevoli.

E qui appunto, veniamo all’altra nota dolente, o presunta tale, cioè i numeri, il bilancio, la futura trimestrale che sarà pubblicata a breve, secondo Morelli, tutte le voci sono in fase di decollo, passi avanti sul taglio dei costi, miglioramenti delle prospettive di business, molte azioni sono state messe in atto che si riprodurranno con grandi benefici incrementali sul conto economico. Dunque, anche la trimestrale è ok.
Tra l’altro su questi due temi, si è esposto anche il Tesoro che di MPS è il maggiore azionista con quasi il 70%, azionista in grande sofferenza visto che il prezzo di carico è collocato a 6,50€, ma che si dimostra paziente e confidente, visto che proprio oggi alla Reuters si è dichiarato fiducioso sul piano della banca, e che non vede nessuna ragione di preoccupazione grazie al piano industriale che procede positivamente e in linea con la tempistica prevista. In questo quadro ovviamente non c’è nessun motivo per immaginare un intervento sul capitale, hanno tenuto a precisare fonti del Tesoro.
Morelli promosso, tanto che secondo voci londinesi, quella di ieri, è stata la migliore presentazione del manager da quando è alla guida di Mps. Tutto bene a Siena, ma allora, perché il titolo da inizio anno perde ancora il 30% e dal rientro in borsa la perdita si quantifica in un -40%?
Secondo alcuni operatori, Morelli sta cercando di lustrare tutto facendo sembrare il piombo, argento, solo per ricevere un generoso bonus (molto probabilmente da giugno non sarà più in sella alla banca) e anche un corposo numero di azioni in omaggio. Le solite malelingue, perché anche sul tema più scottante, i famosi crediti deteriorati o marci, oggi Npe (esposizioni non performanti), i progressi sono notevoli, credibili e non sono esclusi ulteriori upside. Confortante la rassicurazione di Morelli che esclude da parte delle Bce ulteriori e maggiori richieste sul piano di cessione.
Bene dunque, Mps si libererà presto di un’ulteriore zavorra che le permetterà di salire in quota, ma una volta in alto, che si fa? Non è sufficiente vendere, tagliare, ridurre, bisogna anche pensare a come guadagnare, a impostare un piano di redditività, perché da come stanno le cose, le uniche buone notizie arrivano dalla difesa e dal centrocampo, perché in attacco manca qualcuno che faccia i goal, e senza goal, il titolo perde peperoncino e motivi per salire e appeal speculativo.
Quando le banche, in particolare Mps, ritorneranno al loro ruolo originale di chi concede prestiti a imprese e privati? Torneremo mai a questo ruolo antico? O siamo al tramonto della banca tradizionale e questa crisi è solo il traghettamento verso un nuovo modo di fare banca e finanza? Seguendo le ultime regole della Bce, la concessione dei prestiti deve ridursi e farsi con molta cautela, perché il prestito pone il rischio di rivedere a fine esercizio un nuovo accumulo di Npl che porterebbero le banche a difendersi con l’unica arma di cui dispone e cioè aumenti di capitale da riproporsi a cadenza annuale.
L’altra fonte di reddito potrebbe essere l’auspicato aumento dei tassi d’interesse, che però avrebbe come effetto collaterale, la capitalizzazione della perdita a bilancio sul prezzo dei titoli di stato che attualmente sono in grande quantità nelle pance delle banche italiane. Secondo Lonardi (Bpm) le assicurazioni e le banche italiane in borsa valgono ancora meno del patrimonio (Mps su tutte), c’è spazio per tornare a crescere.
Ed è anche vero che se l’economia italiana continuerà a migliorare a questi ritmi, e senza intoppi politici, la situazione degli Npl si potrà risolvere in fretta. Il peggio è passato, è certificato, ma il meglio? E’ veramente dietro l’angolo? Il meglio si potrà rivedere solo con il ritorno della redditività e con una crescita e irrobustimento del sistema che d’ora in poi potrà passare solo con future fusioni e aggregazioni. Una fase che deve presto produrre un’accelerazione, soprattutto a livello nazionale, altrimenti le piccole banche italiane, tornate vergini, innocenti e attraenti diventeranno prede irresistibili per i cugini d’oltrefrontiera.
Solo in quel momento, il gatto, come diceva Orwell, potrà ritornare al suo naturale ruolo, cioè quello di rendersi irreperibile.
@paninoelistino
