Nomine Infratel, Urso ci riprova ma perde su Acanfora. Fazzolari ha la meglio sul ministro. Retroscena
L’assemblea dei soci di Infratel ha rinnovato il consiglio di amministrazione della società, il cui mandato era scaduto. Alla presidenza arriva Daniela Faraoni, che prende il posto di Alfredo Maria Becchetti, mentre Stefano Acanfora entra nel board con l’indicazione a futuro amministratore delegato: la nomina definitiva arriverà con la formalizzazione da parte del nuovo cda, quando Acanfora prenderà ufficialmente il posto di Pietro Piccinetti.
Una notizia che chiude formalmente una partita tutt’altro che lineare: perché la nomina di Acanfora, secondo quanto riporta Dagospia, non sarebbe passata senza resistenze. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso avrebbe tentato di bloccarla, scrivendo una lettera all’amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella, per mettere nero su bianco la propria opposizione.
Non sarebbe bastato: alla fine avrebbe prevalso la linea di Giovanni Battista Fazzolari, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio considerato l’uomo più vicino alla premier Giorgia Meloni e da tempo indicato come il vero regista delle nomine e dei dossier strategici del governo.
Un dettaglio non trascurabile: si tratta pur sempre di una società che lavora ogni giorno a stretto contatto con il ministero guidato proprio da Urso. Se la tesi di Dagospia fosse confermata, per Urso si tratterebbe di uno smacco non da poco, tanto più se paragonato a quanto accaduto tre anni fa.
Era il 2023 quando Urso lasciava, neanche troppo velatamente, la propria impronta su Infratel, imponendosi sulla governance della società e portando alla guida un uomo di sua fiducia, Pietro Piccinetti. Il manager – una carriera maturata prima in Olivetti e poi nei fondi di private equity – venne nominato amministratore delegato accanto ad Alfredo Maria Becchetti come presidente, chiudendo l’era di Marco Bellezza, vicino ai pentastellati e nominato dall’ex vicepremier Luigi Di Maio.
Piccinetti, all’epoca consigliere della Fondazione Farefuturo, fu indicato direttamente dal ministro, senza particolari scontri. Era il momento in cui Urso, forte del proprio ruolo e della propria storia politica, poteva permettersi di scegliere gli uomini giusti anche fuori dal perimetro stretto del suo dicastero.
Tre anni dopo la scena si è ribaltata. E se la partita delle nomine è, come si dice spesso, il vero termometro dei rapporti di forza dentro un governo, quella di Infratel sembra indicare con chiarezza chi, all’interno della maggioranza, ha in mano davvero le leve del potere, e chi, invece, sta perdendo terreno. Dal Mimit, da Palazzo Chigi e da Invitalia, per ora, nessun commento ufficiale. Ma intanto Urso dovrà salutare quei vertici che, tre anni dopo, non è riuscito a difendere.

