Non c’è pace per Chiara Ferragni, tre cause minacciano i conti delle sue società
È rimasto un solo contratto commerciale in piedi dopo il Pandoro-gate: quello con Morellato. A rivelarlo è stato Claudio Calabi, il manager chiamato da Chiara Ferragni per rimettere ordine nei suoi affari, durante l’assemblea di bilancio di Fenice del 29 giugno a Milano. Una fotografia impietosa di quanto lo scandalo del dicembre 2023 abbia svuotato il portafoglio commerciale dell’influencer.
Sul gruppo pesano infatti tre richieste di risarcimento milionarie. Le più avanzate sono quelle di Safilo, il colosso dell’occhialeria che reclama 5,9 milioni di euro, e di Angelini Beauty, con cui era previsto il lancio di una linea di profumi nel 2023. La terza, ancora in fase preliminare, arriva da Swinger International, titolare del marchio Genny e licenziataria di Just Cavalli e Versace Jeans Couture, legata alla Ferragni da un contratto del 2020. A sollevare il tema in assemblea sono stati proprio i legali delle società di Pasquale Morgese, ex socio che conserva ancora lo 0,2% di Fenice.
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Resta aperta anche la partita con l’Antitrust: il patteggiamento prevede il versamento di 800mila euro in beneficenza entro un triennio, ma nei bilanci 2025 delle società dell’influencer non compare alcuna uscita a questo titolo. Ci sono comunque ancora due esercizi per adempiere.
Quanto ai conti, Fenice ha chiuso il 2025 con ricavi in crescita a 2,7 milioni di euro e una perdita contenuta di 64.679 euro. Va peggio a Tbs Crew, l’altra società travolta dal caso pandoro, che ha perso 813.505 euro. La liquidità della società è scesa da 9,77 a 2 milioni, mentre il costo del personale è calato a 671.594 euro dopo l’uscita di tre dipendenti. Il patrimonio netto distribuibile ammonta ancora a 7,68 milioni e nel 2025 è stata sottoscritta una polizza a capitale garantito con Banca Fideuram da 5,5 milioni di euro.
Calabi, che ha risanato i conti soprattutto tagliando i costi, nel 2026 contribuisce di tasca propria: il suo compenso da amministratore di Fenice passa da 220mila a 120mila euro e quello nella holding Sisterhood da 70mila a 20mila, per una sforbiciata complessiva di 150mila euro. Le previsioni per il 2026, scrive il manager, indicano un sostanziale pareggio di bilancio, pur in un quadro di incertezza sui tempi di recupero del mercato.

