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Boggetti: “Siamo entrati nell’endemia Covid senza strategie di medio periodo”
Massimiliano Boggetti Presidente ConfindustriaDM

Più che di fine pandemia parlerei di nuovo periodo di endemia. Perché adesso ancora più di prima capiamo che saremmo obbligati alla convivenza con questo patogeno. Una convivenza che potrà essere lunga, Una delle grandi occasioni perse durante i mesi più duri della pandemia e che stiamo perdendo anche ora in questa fase, è stato il non considerare il settore dei dispositivi medici come una grande occasione per la ripartenza del paese”.

Parla Massimiliano Boggetti, Presidente di Confindustria Dispositivi Medici.

Un comparto importante per il nostro Paese, bastino alcuni numeri.

Il settore in Italia 

Il settore dei dispositivi medici in Italia genera un mercato che vale 16,7 miliardi di euro tra export e mercato interno e conta 4.323 aziende, che occupano 94.153 dipendenti. Si tratta di un tessuto industriale molto eterogeneo, altamente innovativo e specializzato, dove le piccole aziende convivono con i grandi gruppi.

Sono 2.354 le imprese di produzione presenti nel nostro Paese, che insieme alle 1.689 aziende di distribuzione e alle 280 di servizi producono o distribuiscono circa 1,5 milioni di dispositivi medici. Delle 4.323 imprese sul territorio nazionale 3.753 sono nazionali e 570 multinazionali.

Le start-up e PMI innovative attive nel settore sono 329: 156 start-up e 79 PMI innovative. Gli ambiti interessati sono: biotecnologie, stampa 3D, robotica, materiali avanzati, Ict, fotonica e nanotecnologie.

Continua Boggetti: “Quando dovevamo rafforzare gli acquisti di dispositivi medici per dotarci di tutti i mezzi possibili per affrontare la pandemia abbiamo continuato a importare tutto dall’estero mentre in altri paesi ci si è organizzati nel programmare una forte produzione interna capace di soddisfare quote importanti della domanda. Non solo mascherine, pensiamo ai respiratori per le terapie intensive.

Ora che ci troviamo davanti a un importante processo di digitalizzazione e di riammodernamento di tutto il comparto a partire dai macchinari sanitari non vediamo alcuna programmazione di medio o lungo periodo. Anzi, ci siamo ritrovati con un paio di tasse in più come quella sull’innovazione, quella sul payback, quella sui convegni. Il che porta il nostro comparto a essere, paradossalmente, uno dei più colpiti in questa fase di nuova endemia. Il PNNR potrebbe essere una grande occasione per il nostro settore in termini di investimenti, di occasione di nuova digitalizzazione dei servizi, di ammodernamento di tutta la filiera fino ad arrivare ai macchinari negli ospedali, ma rischia di essere ancora una volta un’occasione sprecata o quantomeno sfruttata a metà.

 

"Nessuna strategia in vista per una sanità del territorio"

Il vero problema nel nostro paese è la mancanza di piani strategici generali. Faccio alcuni esempi: come si valuta l’innovazione nella tecnologia degli strumenti ospedalieri? Ebbene esiste un parametro, riconosciuto a livello europeo, si chiama HTA, Health Technology Assessment. Stabilisce un criterio metodologico per stabilire cosa sia innovazione tecnologica e cosa no, altrimenti come si possono prendere le decisioni migliori? Bene, questo parametro in Italia non viene usato, è rimasto nei cassetti e ormai disperiamo venga mai utilizzato.

Per decidere come ammodernare le apparecchiature negli ospedali quindi ognuno segue criteri propri, ogni Regione va per conto suo. Bisogna sostituire il vecchio? Si compra automaticamente il nuovo. Non dovrebbe essere questo il metodo. Semmai servirebbe prima un’analisi dei bisogni sul territorio, cosa serve alla medicina territoriale, quali siano i trend di intervento sulla popolazione in base alle esigenze diagnostiche, e solo dopo un’analisi il più possibile ampia si dovrebbe successivamente procedere a interventi mirati. Se invece andremo verso una sfilza di gare nazionali e regionali per sostituire i ‘pezzi’ uno per uno il rischio è che non si faccia vera innovazione ma semplice sostituzione del nuovo con il vecchio.

Ci sono poi carenze strutturali gravi che vanno affrontate quanto prima. Parliamo di interconnettività, di cure di prossimità, di medicina territoriale. Il futuro è una presenza capillare, la possibilità di scambiarsi dati e informazioni, di avvicinarsi sempre più al paziente e non di considerare gli ospedali come giganteschi hub dove confluisce tutta la popolazione per qualsiasi patologia. Ma come possiamo strutturare una comunicazione, per esempio, tra medico e ospedale in un territorio dove in molte zone si fa fatica anche solo a telefonare? Figuriamoci la trasmissione di dati medici…

Se il tema è la medicina territoriale interconnessa, e penso per esempio anche alle farmacie, abbiamo anche un problema di formazione della classe medica. Insomma, come possiamo impostare la medicina del futuro se ancora non abbiamo pensato a come costruire le ‘mura’ della casa? Infine, rimane sul fondo un grande tema: il Servizio Sanitario Nazionale. Chi gestisce sistemi complessi sa che i conti si fanno dopo aver fatto uno ‘stress-test’ e individuato problemi e lacune. Il nostro Paese ha subito uno stress-test notevole durante la pandemia e abbiamo visto dove sono i problemi: una sanità spezzettata e diversa regione per regione non funziona. Bisognerebbe forse fare tesoro di questa esperienza e ripensare a tutto il comparto sanità nel nostro paese, con un piano che sia nazionale" conclude il Presidente Boggetti. 

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