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Idrogeno verde e distretti circolari per il rilancio dell’economia
Foto: Paul Teysen

Distretti circolari e strategie sull’idrogeno, una tavola rotonda per parlare del rilancio dell’economia in un’Italia più green

L’idrogeno verde come chiave per lo sviluppo del Paese. Una grande verità, soprattutto nell’ottica della ripresa e del rilancio dell’economia post-Covid, e un tema su cui ci siamo soffermati più volte nel corso degli ultimi mesi. In Italia, il dibattito su questa risorsa energetica continua a essere alimentato con costanza, grazie anche al Recovery Fund, che prevede dei fondi appositi per incentivare e guidare la transizione energetica dell’Europa verso un modello green e sostenibile.

L’idrogeno verde si configura come una delle soluzioni più efficaci per il futuro, e l’impegno di prepararsi e generare le condizioni necessarie per farlo divenire il vettore principale spetta ai protagonisti del settore energetico. L’Europa, così come il mondo intero, sta già lavorando in questa direzione, puntando tutto sulla crescita tecnologica per accelerare il processo di decarbonizzazione.

Per fare il punto su quanto fatto finora in Italia, si è tenuto oggi l'incontro virtuale “La strategia sull’idrogeno e la transizione energetica. Prospettive e opportunità per un’Italia green” con i principali player del settore sulla piattaforma streaming de Il Sole 24 Ore.

All’interno della fittissima agenda dell’evento si sono ascoltate le voci di Laura A. Villani, Managing Director & Partner Boston Consulting Group, Marco Alverà (CEO Snam), Claudio Descalzi (CEO Eni), Fabrizio Di Amato (Presidente Maire Tecnimont), Alberto Dossi (Presidente Gruppo Sapio), Paolo Gallo (CEO Italgas), Renato Mazzoncini (CEO a2a), Nicola Monti (CEO Edison) e Francesco Starace (CEO e Direttore Generale Enel), con cui si è approfondito il rapporto tra idrogeno e transizione energetica a livello locale.

Intorno alla tavola rotonda “Idrogeno e distretti circolari: la chimica verde per il rilancio dell’economia” si è poi riflettuto sul ruolo della chimica verde per il rilancio economico del Paese con Pierroberto Folgiero (CEO Maire Tecnimont), Stefano Laporta (Presidente ISPRA), Mauro Micillo (Chief of IMI Corporate & Investment Banking Division Intesa Sanpaolo), e Stefano Venier (CEO Gruppo Hera), in dialogo con la giornalista Celestina Dominelli.

La chimica verde per il rilancio dell’economia

Che cos’è l’innovazione cantierabile? Prima di tutto innovare non significa inventare, ma unire i puntini. L’innovazione più bella è un’unione di arti note, mettere insieme delle tecnologie mature per risolvere problemi che prima non c’erano”, spiega Pierroberto Folgiero, CEO Maire Tecnimont, in apertura del suo intervento. “La prima caratteristica dell’innovazione cantierabile non è scoprire, ma fare accadere le cose. Parliamo di cantierabile quando riesci a unire la disponibilità del sito, l’esistenza della domanda, l’esistenza di capitali verdi, di capitali di credito e di rischio. È quello che serve oggi. Non serve progettare soltanto lo scenario 2030 o 2050, ma bisogna capire quali sono le tappe di avvicinamento in questa marcia che abbiamo deciso di intraprendere”.

“Oggi possiamo parlare di distretto circolare verde, che è un concetto per definizione geografico” continua poi, introducendo il tema dei distretti circolari. “Dobbiamo andare a mappare quei siti che noi chiamiamo brownfields, che hanno già una vocazione industriale e delle competenze, delle maestranze e un indotto di imprese, che possono essere raffinerie, ex raffinerie, siti problematici o che lo saranno in futuro. Questi siti vanno accoppiati geograficamente in un distretto con la disponibilità di rifiuti plastici in prima battuta, e altri tipi di rifiuti che contengono carbonio. Unire questi due oggetti significa creare una base che funziona come punto di accumulazione del resto del portafoglio delle tecnologie verdi, compreso l’idrogeno verde. C’è ancora molto da fare, ma noi dobbiamo innovare oggi, l’innovazione cantierabile deve operare già domani. Dobbiamo spendere per la transizione energetica e la decarbonizzazione 209 miliardi di euro in un percorso coerente”.  

“Bisogna creare delle simbiosi. Oggi si vive la transizione energetica come un problema solo di alcune compagnie, si vive l’idrogeno come un’opportunità solo per chi produce elettroni”, prosegue Folgiero. “La bravura è intrecciare queste industrie creando una simbiosi, unendo economia circolare ed economia verde. L’economia circolare ci insegna che il rifiuto non è qualcosa di cui disfarsi, il rifiuto può trasformarsi in un prodotto e può evitare il costo di smaltimento, ed è formidabile perché parte con un buon conto economico, che è il costo evitato. Qual è il problema però? Che il prodotto è sempre più povero. Significa quindi avere un buon conto economico e poco prodotto. La chimica verde è esattamente il contrato, perché significa tantissimo prodotto come carburante e ammoniaca, prodotti con un grande valore intrinseco, ma costa moltissimo. C’è quindi un grande gap, che va ridotto intrecciando le due cose: economia circolare con chimica verde”.

Dominelli ha poi interrogato i vertici della Banking Division di Intesa Sanpaolo su un modello concreto per poter mettere in atto progetti e collaborazioni strutturate fra pubblico e privato.

Dobbiamo considerare tre variabili” risponde Mauro Micillo, Chief of IMI Corporate & Investment Banking Division Intesa Sanpaolo. “È importante innanzitutto avere una ragionevole prevedibilità dei flussi di cassa, che è la prima variabile che elimina una parte dell’incertezza e che quindi aiuta ad attirare l’interesse di possibili investitori e finanziatori. Il secondo punto è l’orizzonte temporale della messa a terra degli investimenti, perché riuscire ad avere una prevedibilità di questo orizzonte, che passa attraverso una coerente progettazione degli investimenti, è fondamentale”.

La terza variabile è la tassonomia, che vale per tutti i progetti, anche quelli per l’idrogeno, ed è una variabile essenziale”, continua Micillo. “All’interno delle istituzioni europee esiste un dibattito avanzato su come favorire l’azione delle banche, e quindi utilizzare il moltiplicatore bancario come un moltiplicatore per i fondi che l’Europa sta stanziando attraverso la Recovery and Resilience Facility. Per poterlo fare è fondamentale che venga dato alle banche un cosiddetto Relation Capital, per garantire un effetto leva. Dal mio punto di vista, la Recovery costituisce un’occasione straordinaria, e credo che il settore finanziario possa giocare un ruolo molto importante. Certamente la banca che rappresento a ha tutte le intenzioni, gli strumenti e le capacità per farlo”.

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