Intesa Sanpaolo, eolico offshore leva strategica per l’Italia: con aste FER2 in tempo fino a 56 miliardi di valore aggiunto
L’eolico offshore può diventare una leva strategica per la crescita industriale, l’occupazione e la sicurezza energetica dell’Italia. Ma per cogliere appieno questa opportunità serve accelerare sulla calendarizzazione delle aste FER2. È il messaggio emerso dal IV Convegno Nazionale dell’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore, AERO, che si è chiuso oggi a Roma, nella Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale.
Al centro della giornata la presentazione dello studio indipendente “Il valore socioeconomico della filiera dell’eolico offshore”, commissionato da AERO e realizzato da Intesa Sanpaolo, Politecnico di Torino, Politecnico di Bari, Prometeia e OWEMES. L’analisi quantifica per la prima volta, con metodo bottom-up e oltre 250 voci di filiera ricostruite una per una, l’impatto economico, occupazionale e fiscale che potrebbe derivare da una scelta tempestiva sull’eolico in mare. I numeri sono significativi. Nello scenario di attivazione tempestiva delle aste FER2, l’eolico offshore potrebbe generare, nel periodo compreso tra l’avvio delle aste e il 2080, circa 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a quasi il 3% del Pil italiano 2025, 25 miliardi di euro di gettito fiscale e oltre 800mila occupati, misurati in unità di lavoro standard.
Lo scenario cambia radicalmente in caso di ritardo. Secondo lo studio, infatti, un rinvio delle aste porterebbe a dimezzare l’impatto potenziale: 25 miliardi di euro di valore aggiunto, 11 miliardi di gettito fiscale e 399 mila occupati. Un differenziale che, secondo la filiera, rende urgente una programmazione chiara e stabile.
“La manifattura pesa per il 35% del valore generato, il doppio della sua incidenza nell’economia italiana”, evidenzia lo studio, confermando il potenziale dell’eolico offshore non solo come fonte rinnovabile, ma anche come occasione di politica industriale. Il settore potrebbe infatti attivare competenze già presenti nel Paese, dalla meccanica alla cantieristica, dalla logistica portuale alla filiera elettromeccanica, fino ai servizi tecnici specializzati. “L’Italia può costruire un modello industriale nazionale ed europeo attraverso lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore, garantendo nuova occupazione, crescita economica e una filiera italiana integrata che contribuisca all’indipendenza energetica del Paese”, ha dichiarato in apertura il presidente di AERO, Fulvio Mamone Capria. “I risultati dello studio sono sorprendenti”.
Mamone Capria ha però richiamato l’attenzione sul nodo delle aste. “A fronte di circa 2,8 GW di progetti che hanno già superato la Valutazione d’Impatto Ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del FER2, nonostante il decreto del MASE sia stato emanato nell’agosto 2024 con uno scenario di disponibilità di 3,8 GW di aste incentivanti”, ha sottolineato. Da qui l’appello al Governo: “Fare presto, per evitare che gli ingenti investimenti già spesi dalle società di sviluppo vengano dirottati in altri Paesi del Mediterraneo, con una perdita di credibilità, competitività e sviluppo industriale”.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha ribadito che “esistono tutte le condizioni per creare una robusta filiera nazionale dell’eolico offshore”. Il ministro ha spiegato che il Governo sta andando avanti con la rivisitazione del decreto FER2 “per coniugare le esigenze degli operatori con gli obiettivi di decarbonizzazione, garantendo una razionale programmazione degli investimenti e della spesa per la collettività”.
Secondo Giuliana Mattiazzo, vicerettrice per l’Innovazione scientifico-tecnologica del Politecnico di Torino, la transizione energetica non può limitarsi a importare tecnologie pulite, ma deve contribuire a costruire nuove filiere industriali e rafforzare quelle esistenti. L’eolico offshore galleggiante, ha spiegato, ha superato la fase puramente dimostrativa e oggi deve affrontare la sfida del passaggio alla scala industriale. Per riuscirci servono programmazione, stabilità regolatoria, infrastrutture portuali, competenze e continuità.
Anche il Politecnico di Bari sottolinea la necessità di una pipeline stabile di progetti. Secondo i professori Lorenzo Ardito e Antonio Messeni Petruzzelli, l’Italia dispone già di una base industriale e professionale in grado di soddisfare la domanda dell’eolico offshore, ma attivarla rapidamente è cruciale per generare competitività attraverso economie di scala e apprendimento. Gli investimenti richiesti, in particolare nei porti, hanno natura strutturale e multiuso e possono restare nel sistema Paese come capitale territoriale durevole. Per Intesa Sanpaolo, l’eolico offshore rappresenta anche un’opportunità legata alla Blue economy e alla formazione di nuove competenze. Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem & Global Value Programs, ha sottolineato l’impegno del gruppo nel promuovere una collaborazione continua tra atenei, industria, sistema produttivo e servizi, così da orientare le giovani generazioni verso le nuove opportunità della transizione energetica.
Prometeia evidenzia le ricadute diffuse della filiera. Secondo Alessandra Lanza, Senior Partner di Prometeia, lo sviluppo dell’eolico offshore può generare benefici che vanno oltre la sola produzione di energia rinnovabile, coinvolgendo manifattura, attività di installazione, costruzioni e servizi ad alta intensità di conoscenza. Nello scenario di attivazione tempestiva delle aste, l’impatto complessivo supera i 55 miliardi di euro di valore aggiunto e sostiene oltre 800 mila unità di lavoro, con effetti particolarmente rilevanti nei territori del Mezzogiorno.
Il tema si inserisce anche nel quadro delle tensioni geopolitiche e della riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Giovanni Foresti, responsabile Regional Research di Intesa Sanpaolo, ha ricordato che le recenti tensioni in Medio Oriente rafforzano il percorso europeo e italiano di diversificazione energetica, già accelerato dall’invasione dell’Ucraina. In questo contesto, l’eolico offshore può contribuire a rafforzare la sicurezza energetica, contenere i costi dell’energia e ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici.
La giornata ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, imprese, mondo accademico e stampa specializzata. Tra gli interventi, quelli di Francesco La Camera, direttore generale di IRENA, Tinne Van Der Straeten, CEO di WindEurope, delle vicepresidenti del Parlamento europeo Pina Picierno e Antonella Sberna, del ministro Gilberto Pichetto Fratin, del sottosegretario alle Infrastrutture Tullio Ferrante, del direttore generale del MASE Alessandro Noce e del vicepresidente della Camera Sergio Costa. Nel corso delle sessioni sono stati affrontati i temi delle politiche pubbliche, della sovranità energetica, dei porti, delle reti, della Valutazione d’Impatto Ambientale e degli scenari energetici, con la partecipazione di autorità portuali, GSE, Terna, ARERA e Commissione VIA PNRR-PNIEC del MASE.
Il messaggio conclusivo della filiera è chiaro: l’eolico offshore rappresenta una delle principali occasioni industriali ed energetiche per l’Italia, ma il tempo è una variabile decisiva. Senza una rapida calendarizzazione delle aste FER2, il Paese rischia di perdere investimenti, competenze e competitività a favore di altri mercati del Mediterraneo.

