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Intesa Sanpaolo, alle Gallerie d’Italia Milano la mostra fotografica "La strada per Cortina"
Coppola (Intesa Sanpaolo): "La potenza delle immagini aiuta a comprendere e a cogliere il significato profondo non solo di ciò che Cortina ha rappresentato, ma anche di ciò che le Olimpiadi continuano a significare per tutti noi"


Intesa Sanpaolo, Gallerie d'Italia Milano: presentata la mostra "La strada per Cortina. VII Giochi Olimpici Invernali 1956" curata da Aldo Grasso
Milano guarda al 2026 riscoprendo le proprie radici. Si è tenuta oggi, presso le Gallerie d’Italia di Milano in Piazza della Scala, la conferenza stampa di presentazione della mostra fotografica "La strada per Cortina. VII Giochi Olimpici Invernali 1956", curata da Aldo Grasso. Un’esposizione che, attraverso una preziosa selezione di immagini dell’agenzia giornalistica Publifoto Milano, riporta alla luce i momenti più significativi delle prime Olimpiadi invernali ospitate in Italia, a Cortina d’Ampezzo, dal 26 gennaio al 5 febbraio 1956.
La mostra si inserisce nel palinsesto dell’Olimpiade Culturale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026, di cui Intesa Sanpaolo è Banking Premium Partner, confermando il ruolo centrale della cultura come strumento di memoria, identità e visione del futuro.
Ad aprire la mattinata è stato Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, che ha sottolineato il valore simbolico e culturale dell’iniziativa: l’archivio fotografico custodito dalle Gallerie d’Italia diventa un ponte tra passato e presente, capace di restituire le emozioni e l’esperienza di settant’anni fa. Le Olimpiadi, ha ricordato, non sono solo un grande evento sportivo globale, ma anche un’occasione straordinaria per una comunità di raccontarsi, accogliere e lasciare una traccia duratura attraverso arte, cultura e patrimonio condiviso.
Il cuore del progetto è affidato allo sguardo di Aldo Grasso, che ha ricostruito il contesto storico di Cortina 1956: un’Italia uscita da una guerra perduta, segnata da difficoltà economiche, da un’economia ancora prevalentemente agricola e da un alto tasso di analfabetismo. Eppure, proprio in quegli anni, il Paese iniziava a muoversi. Il Piano Marshall, il piano Fanfani per le case popolari, l’avvio delle trasmissioni televisive nel 1954 e, nel 1956, la posa della prima pietra dell’autostrada e l’arrivo della Fiat 600, simbolo della motorizzazione di massa, segnavano l’inizio di una trasformazione profonda.
Organizzare i Giochi di Cortina fu, come ha ricordato Grasso, un’impresa titanica: infrastrutture da costruire, mezzi limitati, un contesto politico complesso nel pieno della Guerra Fredda, con la partecipazione anche dell’Unione Sovietica. Da qui la scelta curatoriale di raccontare non solo l’evento, ma soprattutto il “cantiere” delle Olimpiadi: la costruzione dello Stadio del ghiaccio e del Trampolino Italia, le strade, i lavori, la fatica e l’ingegno che resero possibile quell’evento. Un racconto fatto anche di dettagli simbolici, come i cartelloni pubblicitari o gli elettrodomestici che annunciavano la modernità, testimonianze di un Paese che guardava al futuro.
Con fotografie in bianco e nero e alcune rare immagini a colori, l’esposizione segue l’intero arco dei Giochi: dall’arrivo della fiaccola olimpica alla cerimonia di apertura, dal dietro le quinte delle gare fino alla serata conclusiva. Si alternano scatti degli atleti durante la preparazione e il tempo libero, immagini del pubblico e dei cronisti, fino alle fotografie commissionate dalle imprese, che utilizzavano l’evento sportivo come vetrina del cambiamento e del nascente “miracolo economico” italiano.
Alla conferenza sono intervenuti anche l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi, e Barbara Costa, responsabile dell’Archivio Storico di Intesa Sanpaolo. Costa ha evidenziato il fil rouge che lega Cortina 1956 a Milano Cortina 2026: due periodi storici profondamente diversi, ma accomunati dalla capacità dell’Italia di esprimere resilienza, identità e cultura. Un’attenzione particolare è stata dedicata al ruolo delle donne: nel 1956 interpreti e giornaliste fondamentali per l’organizzazione e la narrazione dei Giochi, oggi protagoniste a pieno titolo delle competizioni sportive.
La strada per Cortina non è solo una mostra fotografica, ma un racconto corale di un Paese che, partendo dalle macerie del dopoguerra, seppe costruire un evento capace di parlare al mondo. Un racconto che oggi, a Milano, invita a guardare al 2026 con consapevolezza, memoria e fiducia nel futuro.
L'intervista di Affaritaliani a Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo
Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: "Quando si ha la responsabilità e la custodia di un archivio storico fotografico così ricco di storie che riguardano il nostro Paese, lo sport e un momento tanto significativo della nostra storia, avviato proprio da quella straordinaria vicenda olimpica di settant’anni fa a Cortina, si avverte il dovere di far vivere e raccontare, anche oggi, i valori e il significato di quell’esperienza".
"Credo che questo sia il modo migliore per dare il benvenuto a Milano e all’Italia ai tanti sportivi, agli atleti e agli appassionati delle discipline olimpiche e invernali: farlo attraverso le emozioni di una mostra ospitata in un museo capace di coinvolgere e di emozionare come le Gallerie d’Italia. Questa iniziativa vuole infatti testimoniare come il legame nato nel 1956 a Cortina non si sia mai interrotto nello spirito olimpico e come, in questi giorni, sia destinato a travolgere di passione, entusiasmo ed energia positiva Milano, Cortina e tutti i territori olimpici coinvolti", ha affermato Coppola.
"Mettere a disposizione del pubblico e degli appassionati di arte e cultura il proprio patrimonio, condividendo le fotografie di Publifoto, significa collocare quell’impresa privata che ha salvaguardato questo archivio, Intesa Sanpaolo, al fianco delle istituzioni pubbliche nel sottolineare l’importanza dell’arte e della cultura. La storia raccontata attraverso le fotografie è più immediata e accessibile. La potenza delle immagini, la loro forza e la loro semplicità aiutano a comprendere e a cogliere il significato profondo non solo di ciò che Cortina ha rappresentato, ma anche di ciò che le Olimpiadi continuano a significare per tutti noi", ha concluso Coppola.
L'intervista di Affaritaliani a Barbara Costa, Responsabile dell’Archivio Storico di Intesa Sanpaolo
Barbara Costa, Responsabile dell’Archivio Storico di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: "Le Olimpiadi di Cortina 1956 si chiusero il 5 febbraio 1956 e noi oggi, 5 febbraio, apriamo questa mostra esattamente settant’anni dopo. Si tratta di una mostra che racconta in modo molto efficace un periodo e un momento storico dell’Italia, attraverso lo sport. Anche in questo caso possiamo osservare come lo sport e tutto ciò che viene costruito intorno a esso, attorno a un evento di portata mondiale, rappresentino un filo conduttore privilegiato per leggere la storia del nostro Paese".
"Da questo punto di vista, il 1956 fu un anno particolarmente significativo per l’ingresso effettivo dell’Italia tra i grandi Paesi d’Europa e del mondo, perché vi fu uno sforzo collettivo straordinario da parte di tutte le istituzioni per raggiungere questo traguardo. L’Italia era uscita dalla guerra soltanto dieci anni prima e stava compiendo passi da gigante. Ricordo inoltre che, al momento dell’inaugurazione di Cortina, si sapeva già che quattro anni dopo si sarebbero svolte le Olimpiadi di Roma 1960. Anche in quell’occasione Publifoto, l’agenzia fotogiornalistica da cui provengono le immagini di questa mostra, seguì l’evento in modo clamoroso", ha detto Costa.
"In questo progetto il filo conduttore non è stato quello di raccontare le gare e l’evento sportivo in sé, ma di accompagnare il visitatore alla scoperta di tutto ciò che ruotava intorno all’organizzazione dei Giochi. Già un anno prima dell’inaugurazione delle Olimpiadi, il tema delle infrastrutture – proprio come accade oggi – era centrale: bisognava costruire una serie di strutture in grado di accogliere 32 Paesi e circa mille atleti. Cortina, pur essendo una località già conosciuta, doveva necessariamente attrezzarsi per un evento di tale portata. Il punto di partenza della mostra è quindi la costruzione delle infrastrutture, dal Trampolino Italia allo Stadio del Ghiaccio, per arrivare poi al tema dell’accoglienza degli ospiti. Cortina contava allora circa 6.000 abitanti ed era un grande paese con una forte presenza di emigranti. L’economia montana era per sua natura un’economia povera e il turismo risultava fondamentale. Cortina seppe così, grazie alla collaborazione di tutti, trasformare questo evento in una vera e propria vetrina e in un palcoscenico a livello mondiale".
"Non bisogna dimenticare che, al termine dei Giochi, tutti i Paesi partecipanti riconobbero all’Italia una capacità organizzativa che nessuno avrebbe immaginato. Questo emerge chiaramente dai rotocalchi dell’epoca e dalle ispezioni del Comitato Olimpico Internazionale. Abbiamo cronache particolarissime di questo evento. Come mostriamo anche in questa esposizione, le Olimpiadi furono certamente seguite dalla televisione, che ebbe un ruolo fondamentale, come ha sottolineato Aldo Grasso, soprattutto nel modificare il rapporto tra spettatore e competizioni. Ma fu la stampa tradizionale ad avere un ruolo decisivo nel raccontare al mondo ciò che stava accadendo", ha sottolineato Costa.
"Ho letto un episodio molto significativo: ogni giorno veniva stampato un giornale delle Olimpiadi in 10.000 copie, un quotidiano di 16 pagine in cui, fino a tarda notte, venivano inseriti tutti i risultati delle gare. Costava 100 lire ed era in vendita. Praticamente, 24 ore su 24, i 450 giornalisti accreditati a Cortina nel 1956 lavoravano incessantemente per produrre questo giornale, inviare le telefoto e utilizzare le macchine telescriventi", ha dichiarato Barbara Costa.
"Tutto questo mondo che ruotava intorno ai Giochi è ampiamente raccontato nella nostra mostra, così come è particolarmente approfondito il tema della pubblicità. La strada per Cortina, che dà il titolo all’esposizione, è anche la strada costellata di cartelloni pubblicitari: immagini che raccontano l’inizio del boom economico e la nascita di un mercato dei consumi molto più ampio rispetto al passato. Le aziende iniziano a intercettare un pubblico potenzialmente vastissimo e questo contribuisce a cambiare anche l’aspetto delle strade, sempre più ricche di colore e messaggi", ha affermato Costa.
"Tra le 86 fotografie esposte, invito in particolare a osservare quelle in cui sono presenti le donne, una chiave di lettura che ritengo particolarmente interessante. C’è una fotografia, in particolare, che ritrae il momento del giuramento durante la cerimonia di inaugurazione. Per la prima volta nella storia dei Giochi Olimpici, a Cortina 1956, il giuramento fu affidato a una donna. Si trattava di Giuliana Minuzzo, sciatrice che nel 1952 aveva conquistato una medaglia di bronzo nello sci alpino. Era anche madre, un fatto assolutamente significativo per l’epoca. Per la prima volta, dunque, ci fu questo straordinario primato: una nostra concittadina chiamata a pronunciare il giuramento olimpico, a soli dieci anni di distanza dal momento in cui alle donne era stato riconosciuto per la prima volta il diritto di voto", ha detto in conclusione Costa.
La strada per Cortina VII Giochi Olimpici Invernali 1956
