Mediobanca, presentati i risultati del primo semestre 2026: ricavi a 1,95 miliardi e utile netto a 711 milioni di euro
Mediobanca archivia i primi sei mesi del 2026 con il miglior risultato di sempre, confermando la capacità del Gruppo di crescere anche in una fase di mercato caratterizzata da incertezza e profondi cambiamenti nel sistema bancario. Sotto la guida dell’amministratore delegato e direttore generale Alessandro Melzi d’Eril, i ricavi hanno raggiunto 1,948 miliardi di euro, in aumento del 6,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il risultato operativo lordo è salito dell’11,9% a 1,173 miliardi. L’utile netto si è attestato a 711,2 milioni, con un incremento del 5,9%, nonostante la maggiore tassazione e la progressiva normalizzazione del costo del rischio. Il ROTE ha raggiunto il 14,9%.
I risultati riflettono una gestione orientata ai business principali, alla disciplina sui costi e all’esecuzione degli obiettivi industriali. Il secondo trimestre ha evidenziato un’ulteriore accelerazione, con ricavi superiori al miliardo di euro e un utile netto di 388,5 milioni, in crescita del 15% su base annua e del 20% rispetto al trimestre precedente.
“Abbiamo chiuso il primo semestre dell’anno con ricavi ed utile netto ai migliori livelli di sempre, ottenendo una performance solida, attesa proseguire anche per i prossimi mesi malgrado il contesto operativo e di mercato caratterizzato da elevata incertezza“, ha dichiarato Melzi d’Eril.
L’amministratore delegato ha evidenziato il vivace andamento commerciale del Consumer Finance, l’accelerazione delle commissioni e il contributo del Corporate & Investment Banking. Questi risultati hanno compensato la fase di stabilizzazione del Wealth Management, che ha comunque concluso il semestre con masse complessive pari a 117 miliardi di euro. Melzi ha inoltre sottolineato la disciplina mantenuta durante la fase di transizione e il lavoro avviato per il processo di integrazione con Banca MPS, fondato sulla solidità del modello, sulla vicinanza ai clienti e sulla qualità delle persone del Gruppo.
Il Corporate & Investment Banking ha registrato il miglior semestre della propria storia, con ricavi pari a 492,6 milioni di euro, in crescita del 12,9%, e un utile netto di 171,6 milioni, in aumento del 28,7%. Il secondo trimestre è stato particolarmente positivo per le attività di Advisory e Markets, sostenute sia dal mercato italiano sia dalle controllate internazionali. Le commissioni nette sono aumentate del 16,8% a 216 milioni, con un’accelerazione del 30,5% rispetto al trimestre precedente.
L’Advisory ha generato commissioni per 155,6 milioni, in crescita del 20,5%, mentre il risultato dell’attività di negoziazione è salito del 52,3% a 93,8 milioni. Il cost/income è migliorato dal 48% al 44%, mentre il costo del rischio è rimasto contenuto a sei punti base. La divisione ha beneficiato della ripresa delle operazioni di M&A e dei mercati dei capitali. Nel semestre Mediobanca ha completato 32 operazioni e ha consolidato il proprio ruolo di advisor di riferimento in Italia, rafforzando parallelamente il profilo internazionale. Sono inoltre iniziate la distribuzione di prodotti strutturati e le prime attività di integrazione con MPS, con una pipeline commerciale che offre visibilità anche per i prossimi mesi.
Anche il Consumer Finance, guidato da Compass, ha raggiunto livelli record. Nei primi sei mesi dell’anno le erogazioni sono salite a 5,3 miliardi di euro, in aumento del 12%, con una crescita superiore a quella del mercato italiano. I ricavi hanno raggiunto 664,1 milioni, in progresso del 5,1%, sostenuti dal margine di interesse, salito a 606,2 milioni. Gli impieghi sono cresciuti dell’8,5% a 17,4 miliardi, mentre l’utile netto si è mantenuto stabile a 205,8 milioni. Particolarmente positivo l’andamento dei prestiti personali, con erogazioni per 2,6 miliardi, e del comparto auto, cresciuto del 19% a 850 milioni. Il Buy Now Pay Later ha raggiunto 495 milioni, segnando un incremento del 32%.
La collaborazione con la rete MPS ha fornito un contributo crescente, con circa 433 milioni di prestiti personali erogati attraverso il canale bancario, in aumento del 35%. La divisione continua così a rappresentare uno dei principali motori del Gruppo, grazie alla forza commerciale, alla qualità del credito e a un rapporto costi-ricavi sceso al 27,2%. Nel Wealth Management, dopo la fase di transizione emersa nel primo trimestre, il secondo trimestre ha mostrato segnali di progressiva stabilizzazione. Le masse complessive hanno raggiunto 116,9 miliardi di euro, in crescita del 4,2% su base annua e del 3,3% rispetto a marzo. La componente qualificata, costituita dagli asset under management, è salita del 10,7% a 55,9 miliardi.
La raccolta netta è rimasta negativa per 1,4 miliardi nei sei mesi, ma i deflussi si sono ridotti sensibilmente nel secondo trimestre, passando da 1,1 miliardi a circa 300 milioni. Gli AUM hanno registrato una raccolta positiva di 701 milioni nel trimestre, segnalando un miglioramento della qualità dei flussi. Il segmento Premier ha raccolto oltre 700 milioni, soprattutto nella componente a maggiore capacità di generare commissioni. Il modello Private & Investment Bank ha inoltre prodotto circa 1,1 miliardi di raccolta netta derivante da eventi di liquidità, per quasi la metà sviluppati in collaborazione con il Corporate & Investment Banking. Il Wealth Management ha registrato ricavi per 447 milioni, in calo del 4,6%, e un utile netto di 81,1 milioni, penalizzato da minori commissioni upfront e di performance, maggiore tassazione e oneri straordinari collegati alle attività di retention.
Positiva anche la performance delle fabbriche prodotto, che hanno raccolto oltre 1,1 miliardi di euro nel semestre. L’avvio del collocamento dei prodotti di MB SGR attraverso la rete MPS ha generato più di 400 milioni di raccolta. La collaborazione rappresenta uno dei primi risultati concreti dell’integrazione commerciale tra le due realtà. Nel segmento dell’Asset Management alternativo, Polus ha inoltre collocato due CLO, uno in Europa e uno negli Stati Uniti, portando le masse gestite a 11,2 miliardi.
La crescita dei risultati è stata accompagnata da una gestione disciplinata dei costi. Gli oneri operativi sono diminuiti dell’1,7% a 775,3 milioni di euro, mentre le spese amministrative sono scese del 6,6%. Il rapporto costi-ricavi è migliorato di circa tre punti percentuali, attestandosi al 39,8%. La banca ha mantenuto un forte presidio dei rischi, con attività deteriorate lorde in calo e un’incidenza sugli impieghi ridotta all’1,81%. La dotazione patrimoniale resta elevata: il CET1 ratio si è attestato al 15,85%, incorporando una distribuzione dell’utile pari al 100%, mentre il Total Capital Ratio è risultato pari al 17,9%.
Mediobanca conferma per l’intero esercizio la tendenza emersa nel semestre. La banca prevede ricavi in crescita nella fascia media a una cifra, un controllo assoluto dei costi e un costo del rischio vicino a 55 punti base. L’utile netto è atteso in crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente, nonostante i maggiori costi di integrazione e l’aumento della fiscalità bancaria. Il Corporate & Investment Banking dovrebbe continuare a beneficiare della crescita delle commissioni e del trading, mentre Compass punta a confermare l’utile record dell’esercizio precedente. Per il Wealth Management è prevista una progressiva normalizzazione a partire dall’autunno, accompagnata dal rafforzamento delle misure dedicate alla rete commerciale e alla clientela.

