siderweb: a Ecomondo focus su competitività, costi e decarbonizzazione della filiera siderurgica
Il mercato europeo dell’acciaio entra in una fase di trasformazione profonda, nella quale decarbonizzazione e competitività saranno sempre più strettamente legate. È il quadro emerso a Ecomondo durante il convegno “ETS e CBAM: quali conseguenze per materie prime e acciaio?”, organizzato da siderweb in collaborazione con RICREA – Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio.
Al centro del confronto, gli effetti combinati dell’Emission Trading System (ETS) e del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM). Il primo attribuisce un costo alle emissioni della produzione europea e prevede una progressiva riduzione delle quote gratuite fino al 2034; il secondo applica un prezzo della CO2 all’acciaio importato dai Paesi extra Ue.
A questi strumenti si aggiunge il nuovo sistema di contingenti tariffari sulle importazioni di acciaio in Ue, entrato in vigore il 1° luglio, con una riduzione di circa il 47% dei volumi rispetto al precedente sistema di Salvaguardia e un aumento del dazio fuori quota dal 25% al 50%. Dal 1° ottobre è inoltre operativo il criterio del “melt & pour”, che impone di certificare il Paese nel quale l’acciaio è stato fuso e colato.
“Il costo del carbonio è destinato ad avere un peso crescente nelle scelte produttive e negli investimenti delle acciaierie europee”, ha sottolineato Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi di siderweb. “Per le imprese non cambiano solo il costo produttivo e il prezzo dell’acciaio: cambia anche la quantità di informazioni che sarà necessario raccogliere, verificare e trasmettere lungo la filiera”. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi siderweb, saranno soprattutto tre le dinamiche destinate a influenzare il settore tra il 2026 e il 2030.
La prima riguarda la possibile intensificazione della protezione della produzione europea. Un aumento del costo delle importazioni potrebbe ridurre la pressione competitiva sui produttori Ue e avere effetti positivi su prezzi, margini e utilizzo degli impianti, a condizione che la domanda resti adeguata. La seconda dinamica è legata all’aumento dei costi e degli investimenti necessari per la transizione.
“L’evoluzione dell’Ets, il costo dell’energia e la necessità di sviluppare tecnologie produttive a basse emissioni richiederanno risorse importanti. La decarbonizzazione non sarà soltanto una questione ambientale: sarà anche una questione finanziaria e industriale”, ha spiegato Ferrari.
Il terzo elemento riguarda una possibile segmentazione crescente del mercato, con una distinzione sempre più marcata tra acciaio convenzionale e acciaio a basse emissioni.“Il punto decisivo sarà la domanda. I clienti saranno disposti a riconoscere un sovrapprezzo per l’acciaio a basse emissioni? E soprattutto, l’industria europea sarà in grado di sostenere costi più elevati rispetto ai concorrenti internazionali?”, ha osservato Ferrari.
Le maggiori criticità potrebbero ricadere soprattutto su distributori, trasformatori e imprese utilizzatrici di acciaio, chiamati a sostenere costi più elevati. Il rischio indicato nel corso del convegno è che una parte delle lavorazioni possa essere spostata fuori dall’Europa qualora i prodotti finiti importati non siano soggetti a condizioni equivalenti a quelle previste per l’industria europea.
Resta inoltre aperto il tema della domanda di acciaio a basse emissioni. Se il mercato non sarà disposto a riconoscere un valore maggiore ai prodotti “green”, gli investimenti necessari alla transizione potrebbero non trovare un ritorno economico sufficiente. A incidere saranno anche la disponibilità di energia elettrica a prezzi competitivi, la presenza di infrastrutture adeguate e l’accessibilità economica delle nuove tecnologie.
“La transizione ecologica cambierà il mercato dell’acciaio europeo. Il suo successo, tuttavia, non si misurerà solo nella riduzione delle emissioni, ma anche nella capacità di mantenere in Europa produzione, investimenti, clienti e competitività”, ha concluso Ferrari. “L’obiettivo è produrre un acciaio sostenibile che il mercato europeo possa ancora permettersi di acquistare, trasformare e utilizzare in modo competitivo”. Durante la tavola rotonda moderata da Emanuele Norsa, coordinatore contenuti di siderweb, Paolo Sangoi, CEO di Sangoi Group e presidente di Assofermet Acciai, ha evidenziato le preoccupazioni del comparto distributivo.
“La preoccupazione c’è, è tanta e non si limita al costo del certificato Ets e del Cbam. La distribuzione sarà costretta a scaricare questi costi sui valori di vendita. Fino a dove saranno in grado i nostri clienti di assorbire questi maggiori oneri?”, ha dichiarato Sangoi, richiamando anche il rischio di un’ulteriore crescita delle delocalizzazioni.
Dal punto di vista della produzione siderurgica, Isabella Manfredi, Chief Sustainability Officer di Feralpi Group e presidente di Sustainability Makers, ha sottolineato come il percorso del Green Deal non si sia arrestato. “È vero che il perimetro dell’obbligatorietà in termini di compliance è stato ristretto. Ma la Corporate Sustainability Due Diligence Directive non insiste sulla compliance, ma sulla capacità di agire sulla filiera per avere le informazioni”, ha osservato Manfredi, aggiungendo che Feralpi Group sarà soggetta agli obblighi dal fiscal year 2027.
Sul fronte del riciclo, Domenico Rinaldini, presidente di RICREA, ha richiamato l’attenzione sul nuovo regolamento europeo PPWR e sull’importanza del rottame per la decarbonizzazione del settore. “Sarà un anno di grandi cambiamenti, ma anche di grandi opportunità”, ha spiegato Rinaldini.
Secondo il presidente di RICREA, è fondamentale mantenere in Italia i volumi di rottame raccolti, considerato che per sostenere la produzione nazionale di acciaio da forno elettrico il Paese importa già circa 7-8 milioni di tonnellate all’anno. “Quindi il rottame è un materiale strategico”, ha concluso.
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