Snam presenta l’osservatorio Polaris: domanda di gas +15%, importazioni in crescita e stoccaggi oltre l’85%
Snam presenta Polaris, il nuovo osservatorio dedicato al sistema energetico italiano. Il primo numero fotografa una domanda di gas naturale in crescita del 15% ad agosto e del 2% nei primi otto mesi del 2026. Tengono le importazioni di Gnl nonostante le tensioni internazionali, mentre gli stoccaggi italiani hanno già superato l’85%, oltre 15 punti sopra la media europea. L’amministratore delegato Agostino Scornajenchi: “Serve una discussione informata, basata sui fatti e non ideologica sull’energia”.
Snam accende un nuovo faro sui numeri dell’energia italiana. Il gruppo ha presentato oggi, 22 settembre, nella Snam Energy House di Milano, Polaris, il nuovo osservatorio che raccoglierà e analizzerà ogni mese i principali dati e trend relativi al sistema energetico nazionale, con un’attenzione particolare al gas. La presentazione si è svolta alla presenza del vicepresidente della Regione Lombardia Marco Alparone e del direttore generale del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Alessandro Noce, in un momento in cui sicurezza degli approvvigionamenti, prezzi dell’energia e tensioni geopolitiche sono tornati al centro del dibattito.
I primi dati diffusi da Polaris mostrano innanzitutto una dinamica netta: ad agosto la domanda italiana di gas naturale è aumentata del 15% rispetto allo stesso mese del 2025, registrando l’incremento percentuale più elevato dall’inizio dell’anno. Nei primi otto mesi del 2026 la crescita complessiva si attesta invece al 2%. A spingere i consumi durante l’estate è stato soprattutto il maggiore utilizzo del gas per la produzione di energia elettrica, necessario per rispondere alle temperature elevate e al forte ricorso ai sistemi di raffreddamento. A questo si è aggiunto un contributo della produzione idroelettrica inferiore alle attese.
Polaris nasce all’interno del percorso di educazione energetica avviato da Snam con l’obiettivo di rendere più accessibili dati che spesso vengono analizzati separatamente e che, secondo il gruppo, devono invece essere letti in maniera integrata. L’osservatorio sarà pubblicato ogni mese sul sito di Snam e raccoglierà dati e analisi sull’evoluzione del sistema energetico nazionale. Tra gli indicatori monitorati ci saranno la composizione del mix energetico italiano, l’andamento della domanda di gas, la produzione di energia elettrica attraverso il gas e le altre fonti, i livelli di riempimento degli stoccaggi, le importazioni attraverso i gasdotti e quelle via nave, in particolare sotto forma di gas naturale liquefatto.
L’obiettivo è offrire una rappresentazione complessiva di un sistema nel quale le diverse fonti e infrastrutture energetiche risultano sempre più interdipendenti. Alla pubblicazione mensile si affiancherà inoltre, quattro volte l’anno, un approfondimento più articolato. A gennaio, aprile, luglio e ottobre Polaris analizzerà una specifica dinamica di medio periodo considerata particolarmente rilevante per comprendere gli equilibri energetici del Paese.
Ad aprire la presentazione è stato l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, che ha sottolineato come il problema non sia oggi la scarsità di dati, ma la capacità di interpretarli e metterli in relazione. “Anche in ambito energetico disponiamo di dati in abbondanza: la vera sfida è fare ordine e trasformarli in conoscenza allargata, mettendo in relazione fenomeni che spesso vengono letti separatamente, e restituendo così all’opinione pubblica una visione oggettiva e di sistema”, ha spiegato Scornajenchi.
Da qui nasce, secondo l’amministratore delegato, il progetto Polaris, pensato anche per contribuire a un confronto pubblico meno condizionato dalle contrapposizioni ideologiche. “Polaris risponde proprio a questa esigenza, e alla nostra volontà di stimolare una discussione informata e non ideologica sul gas e sull’energia, materie quanto mai delicate e articolate, legate strettamente alla sicurezza nazionale”, ha aggiunto. Il nome stesso dell’osservatorio richiama la funzione della stella polare come punto di orientamento. “Lo abbiamo chiamato Polaris perché vuole offrire la possibilità di orientarsi nella complessità che, anche alla luce dell’attuale contesto internazionale, caratterizza sempre di più il nostro settore”, ha sottolineato Scornajenchi.
Il primo numero di Polaris fotografa la situazione del sistema gas italiano al 31 agosto 2026. Il dato più significativo riguarda proprio la domanda nazionale di metano, cresciuta ad agosto del 15% su base annua. Si tratta dell’aumento percentuale più elevato registrato finora nel corso del 2026. Il trend estivo non rappresenta però un fenomeno isolato. Incrementi della domanda erano già stati registrati nei mesi di maggio, giugno e luglio, spinti da dinamiche simili. Una parte importante dell’aumento è legata al settore termoelettrico. Le elevate temperature registrate nel corso dell’estate hanno fatto aumentare i consumi di elettricità, soprattutto per l’utilizzo di condizionatori e sistemi di raffreddamento.
In questo contesto le centrali alimentate a gas hanno avuto un ruolo rilevante nel garantire la produzione necessaria a coprire la domanda, anche a fronte di una disponibilità della generazione idroelettrica inferiore rispetto alle attese. Allargando lo sguardo ai primi otto mesi del 2026, l’aumento complessivo della domanda di gas risulta comunque più contenuto, pari al 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Polaris evidenzia anche un aumento delle importazioni. Tra gennaio e agosto 2026 i volumi complessivi di gas importato dall’Italia sono cresciuti dell’1%, mentre le forniture di gas naturale liquefatto sono aumentate del 5%. Un dato particolarmente significativo alla luce delle tensioni geopolitiche che continuano a interessare il Medio Oriente e alcune delle principali rotte internazionali dell’energia. Nonostante il contesto internazionale, il sistema italiano del Gnl ha continuato a garantire flussi di approvvigionamento, beneficiando della diversificazione delle rotte e delle fonti di fornitura costruita negli ultimi anni.
Proprio il gas naturale liquefatto è diventato uno degli elementi centrali della nuova configurazione energetica italiana, affiancando le importazioni via gasdotto e aumentando la possibilità di acquistare gas proveniente da mercati differenti. La diversificazione assume un peso ancora maggiore in una fase in cui gli equilibri geopolitici possono incidere rapidamente sui mercati energetici e sulla disponibilità delle materie prime.
Uno dei dati più rilevanti in vista della prossima stagione invernale riguarda gli stoccaggi di gas. Secondo i numeri illustrati da Snam, l’Italia ha già superato l’85% del livello complessivo di riempimento. Il dato colloca il Paese oltre 15 punti percentuali sopra la media europea e fa dell’Italia lo Stato dell’Unione europea con il maggiore volume complessivo di gas già immagazzinato. Gli stoccaggi costituiscono uno dei principali strumenti di sicurezza del sistema energetico nazionale perché permettono di accumulare gas nei periodi di minore consumo e utilizzarlo successivamente durante i mesi più freddi, quando la domanda aumenta.
La quantità di gas disponibile nei siti di stoccaggio assume quindi un ruolo particolarmente importante in vista dell’inverno, soprattutto in presenza di eventuali tensioni sull’offerta internazionale o di improvvisi aumenti della domanda. Il livello già raggiunto dall’Italia rappresenta quindi uno degli elementi centrali della fotografia scattata da Polaris sul sistema nazionale.
La chiave di lettura proposta dall’osservatorio Snam è però più ampia rispetto al solo andamento del mercato del gas. Polaris punta infatti a mostrare come domanda energetica, produzione elettrica, rinnovabili, gas, stoccaggi, terminali Gnl e infrastrutture di trasporto siano ormai elementi strettamente collegati. Quanto accaduto durante l’estate ne rappresenta un esempio: l’aumento delle temperature ha fatto crescere i consumi elettrici, mentre la produzione idroelettrica inferiore alle attese ha richiesto un maggiore contributo della generazione termoelettrica a gas. Una dinamica che si è riflessa direttamente sulla domanda nazionale di metano.
È proprio questa interdipendenza che Snam vuole mettere in evidenza attraverso Polaris: non una fotografia isolata delle singole fonti, ma una lettura complessiva degli equilibri sui quali si regge il sistema energetico italiano. In uno scenario internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche e da una crescente attenzione alla sicurezza degli approvvigionamenti, la possibilità di disporre di dati aggiornati diventa così, secondo Snam, uno strumento non soltanto tecnico ma anche di conoscenza pubblica.
Il primo numero dell’osservatorio consegna quindi un quadro nel quale la domanda di gas torna a crescere, il Gnl continua a sostenere la diversificazione delle forniture e gli stoccaggi italiani arrivano all’inverno con livelli di riempimento significativamente superiori alla media europea. Tre elementi destinati a pesare sull’evoluzione del sistema energetico nazionale nei prossimi mesi.
Le dichiarazioni di Agostino Scornajenchi, Amministratore Delegato di Snam ad Affaritaliani
“L’obiettivo di Polaris è fornire una lettura oggettiva di ciò che accade nel mondo dell’energia. In questa fase vogliamo innanzitutto osservare quello che succede, perché sull’energia si parla continuamente di scenari, previsioni e aspettative. Polaris vuole invece essere uno strumento di osservazione della realtà. Spesso ci rendiamo conto che ciò che manca in un dibattito serio e maturo sui temi energetici è proprio l’osservazione dei fatti, con tutti i limiti e i vincoli che la realtà ci pone. E non osservare attentamente la realtà può portare a commettere errori. Polaris nasce quindi per offrire una lettura di quello che sta accadendo e una maggiore comprensione dei fenomeni più importanti del momento“, ha dichiarato Agostino Scornajenchi, Amministratore Delegato di Snam ai microfoni di Affaritaliani.
Scornajenchi ha aggiunto: “L’energia non è soltanto elettricità o gas. È un elemento fondamentale per la competitività, l’indipendenza e la libertà dei Paesi, e quello che accade ogni giorno ce lo dimostra. Pensiamo, per esempio, agli stoccaggi a livello europeo. L’Italia ha fatto una scelta molto precisa, anticipando una situazione che, tutto sommato, era prevedibile. Ricorderete che, al di là delle aspettative iniziali, quando si pensava che la crisi di Hormuz potesse risolversi nel giro di pochi giorni, si è capito abbastanza rapidamente che la situazione sarebbe stata più complessa. Abbiamo quindi preso una decisione molto netta: iniziare per tempo gli approvvigionamenti in vista del prossimo inverno. Oggi abbiamo superato l’85% di riempimento degli stoccaggi e raggiungeremo il 90% prima della fine della stagione estiva. Abbiamo quindi soddisfatto la condizione necessaria per affrontare l’inverno in sicurezza“.
“È una condizione necessaria, ma non sufficiente. L’Italia resta infatti un Paese fortemente interconnesso con i mercati europei e il fatto che altri Paesi, purtroppo, non abbiano fatto la stessa scelta ci impone di continuare a monitorare la situazione con grande attenzione. Questo tema è strettamente collegato a quello dell’integrazione energetica. Faccio un altro esempio, anche in questo caso non basato su scenari, ma su fatti che abbiamo vissuto direttamente. Siamo appena usciti da una delle estati più calde che molti di noi possano ricordare, con consumi energetici saliti alle stelle e con una composizione della domanda particolarmente significativa. Ci siamo trovati in una situazione di scarsità di produzione idroelettrica e, nonostante la forte crescita dell’eolico e del fotovoltaico, abbiamo avuto molte settimane caratterizzate da poco vento e anche alcune difficoltà di rendimento di numerosi nuovi impianti fotovoltaici. In questo contesto il gas ha registrato incrementi percentuali enormi, inattesi“, ha aggiunto Scornajenchi.
“Ecco qual è il ruolo del gas: deve esserci quando le altre fonti non sono disponibili e può invece arretrare quando le altre fonti riescono a garantire la produzione necessaria. Il messaggio che abbiamo voluto dare oggi, e che avevamo già anticipato con il nostro piano industriale, è quindi quello di superare un’idea di transizione energetica esclusiva, nella quale una fonte deve necessariamente sostituirne un’altra e nella quale ci deve essere qualcuno che vince e qualcuno che perde. La realtà dei fatti, non gli scenari, ci dimostra invece che abbiamo bisogno di tutte le fonti. Il sistema energetico è complesso e spiegare questa complessità è uno dei nostri obiettivi. È attraverso un’integrazione intelligente delle diverse fonti che possiamo ottenere un sistema equilibrato, resiliente, sicuro e competitivo. Il mercato del gas, inoltre, ha mostrato una resilienza che probabilmente nessuno di noi si aspettava all’inizio della crisi. I flussi che non provengono più da Hormuz e che, per l’Italia, rappresentano più del 10% del consumo nazionale, sono stati interamente compensati da forniture provenienti da altre aree, prevalentemente dagli Stati Uniti, ma non solo“, ha chiosato Scornajenchi.
“Questo è stato possibile anche perché altri Paesi, e in particolare gli Stati Uniti, hanno aumentato in maniera significativa la propria capacità di liquefazione del gas. Alla riduzione dei flussi legati a Hormuz si è quindi risposto anche attraverso un forte potenziamento della capacità di liquefazione del Gnl, soprattutto oltreoceano. Il sistema, oggi, resta sostanzialmente bilanciato e può contare su una grande capacità di rigassificazione, non soltanto in Italia ma anche nel Nord Europa. La maggiore diversificazione costruita negli ultimi anni, a partire non dalla crisi di Hormuz ma dall’invasione dell’Ucraina e dalla conseguente installazione di numerosi rigassificatori, ha reso il sistema più resiliente, perché oggi esistono molte più possibilità di diversificare gli approvvigionamenti“, ha dichiarato Scornajenchi.
Scornajenchi ha concluso: “In questo quadro l’Italia si trova in una posizione di grande vantaggio. Siamo probabilmente uno dei Paesi europei con il sistema di approvvigionamento più diversificato: abbiamo cinque punti di ingresso via tubo e cinque punti di ingresso via mare. Questo ci ha consentito di spostare rapidamente le forniture, sostituendo volumi che prima arrivavano prevalentemente da determinate aree con gas proveniente da altre fonti. Resta certamente il tema del basso livello degli stoccaggi in alcuni Paesi europei, in particolare in Germania. Non perché gli altri Paesi siano meno importanti, ma perché, in termini di volumi, Germania e Italia rappresentano una quota molto rilevante della capacità europea. Questa situazione richiede quindi un ulteriore livello di monitoraggio, del quale personalmente avrei fatto volentieri a meno“.


