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Stato e libertà, Università Pegaso riunisce a Milano esperti di pensiero politico e istituzioni

Oltre trenta studiosi italiani e internazionali si confrontano oggi e domani a Palazzo Durini sul ruolo dello Stato nella modernità politica e nel dibattito contemporaneo

Stato e libertà, Università Pegaso riunisce a Milano esperti di pensiero politico e istituzioni

Università Pegaso, a Milano il convegno “Stato e Libertà”: due giorni di confronto su sovranità, potere e libertà

Si è aperto oggi a Milano, presso Palazzo Durini, il convegno Stato e Libertà, promosso dal CRUS – Centro Ricerca sulla Sovranità del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Telematica Pegaso, diretto dal professor Luigi Marco Bassani. L’iniziativa, che prosegue anche domani, 23 giugno, riunisce oltre trenta studiosi provenienti da università e centri di ricerca italiani e internazionali per approfondire uno dei nodi centrali della modernità politica: il rapporto tra Stato, sovranità e libertà.

Il convegno propone un confronto interdisciplinare tra storici delle istituzioni, filosofi politici, giuristi, sociologi e studiosi delle relazioni internazionali. Al centro dei lavori vi è il ruolo dello Stato nella costruzione dell’ordine politico e nella definizione degli spazi di libertà individuale e collettiva, in una fase storica in cui il tema della sovranità torna con forza nel dibattito pubblico e accademico.

Nel corso delle due giornate vengono messe a confronto interpretazioni diverse della statualità moderna. Da un lato, quelle che sottolineano il contributo dello Stato alla tutela dei diritti, alla sicurezza e all’organizzazione della vita collettiva; dall’altro, le letture critiche che ne evidenziano gli effetti di centralizzazione del potere e di riduzione delle autonomie sociali.

Il programma attraversa un ampio arco storico e teorico: dalle monarchie assolute alla nascita degli Stati nazionali, dalle democrazie rappresentative ai totalitarismi del Novecento, fino alle trasformazioni prodotte dalla globalizzazione. Un percorso che consente di osservare come il rapporto tra Stato, società e individuo sia cambiato nel tempo, restando però uno dei punti decisivi per comprendere l’ordine politico contemporaneo.

Il tema scelto dal convegno richiama anche alcune delle questioni sollevate dagli studiosi coinvolti nell’iniziativa. Per il professor Luigi Marco Bassani, la riflessione sullo Stato moderno implica interrogarsi sulla sua origine come nuovo ordine politico rispetto al mondo medievale e, al tempo stesso, sulla promessa di emancipazione che ne ha accompagnato l’affermazione. Allo stesso modo, il dibattito sul presunto declino della sovranità si intreccia con la constatazione della persistente forza dello Stato nella realtà contemporanea.

Anche il professor Mario Tesini, dell’Università di Parma, individua nel rapporto tra Stato e libertà una tensione costitutiva: lo Stato può essere percepito come limite o minaccia per le libertà individuali, ma anche come condizione storica della loro tutela. Da qui la necessità, al centro del confronto, di interrogarsi non solo sulla funzione dello Stato, ma anche sui suoi limiti e sul ruolo delle realtà sociali intermedie.

In un contesto segnato dalla crescente complessità delle istituzioni e dal riemergere del dibattito sulla sovranità, il convegno Stato e Libertà si presenta dunque come un’occasione di confronto scientifico sui fondamenti dell’ordine politico contemporaneo. L’iniziativa conferma il ruolo dell’Università come luogo di elaborazione culturale e dialogo interdisciplinare intorno alle grandi trasformazioni della modernità politica.

L’intervista di Affaritaliani a Luigi Marco Bassani, Professore Ordinario di Storia del pensiero politico, Università Pegaso

Luigi Marco Bassani, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “In generale, il titolo di questo convegno è Stato e libertà. Ci interroghiamo dunque su un tema classico: la nascita e l’affermazione dello Stato all’inizio dell’età moderna. All’epoca, lo Stato sembrava rappresentare non soltanto la costruzione di un ordine politico nuovo rispetto a quello medievale, ma anche una sorta di progetto di emancipazione umana. Come sia andata davvero, forse lo diranno gli storici fra tre o quattrocento anni. Intanto, però, iniziamo a ragionare e a riflettere intorno a questi argomenti”.

Questa iniziativa, che si svolgerà nell’arco di due giorni e vedrà la partecipazione di trenta o quaranta studiosi, si colloca all’interno di un centro di ricerca sulla statualità moderna. Si tratta di un centro di studi dipartimentale, da me presieduto, che è stato pensato anche per promuovere iniziative di questo tipo, ma non solo. L’obiettivo è anche quello di raccogliere e mettere in relazione gli studi condotti da una serie di persone che lavorano, sia presso l’Università Pegaso sia in altri atenei. Spesso i progetti di ricerca individuali, anche quelli dei professori, finiscono per sfilacciarsi: gli uni non sanno cosa stiano facendo gli altri. Questo centro dovrebbe invece rappresentare un’occasione per riallacciare rapporti scientifici e di ricerca”, ha detto Bassani.

Per quanto riguarda la questione dello Stato, dal mio punto di vista, se prima si parlava del declino della sovranità nel senso del modello affermatosi con il Trattato di Vestfalia, oggi la situazione appare più complessa. Certamente ci sono molti elementi che sembrano indicare un declino dello Stato, ma la realtà che abbiamo sotto gli occhi mostra ancora una potenza enorme dello Stato”, ha poi concluso Bassani.

L’intervista di Affaritaliani a Mario Tesini, Professore di Storia del Pensiero Politico, Università di Parma

Convegno su Stato e Libertà. Ci spiega un po’ di cosa si parlerà in questo convegno, il suo intervento e qual è un po’ dal suo punto di vista il rapporto tra autorità dello Stato e tutela della libertà?

È un tema di importanza cruciale perché lo Stato, da un certo punto di vista, è visto come una minaccia per le libertà individuali. Uno strumento di controllo, di oppressione, di prevaricazione. Dall’altro è anche condizione della libertà. Senza Stato e senza la forma storica specifica dello Stato, nazioni non si sono conosciute, almeno nella storia che abbiamo nel nostro orizzonte, esperienze di vita sociale organizzata di carattere democratico. E di intonazione liberale. Per cui questo elemento di contraddizione è estremamente stimolante. Lo Stato è necessario e al tempo stesso lo Stato va limitato. Non va interpretato in prospettive etiche che annullino la dimensione di una moralità che deve scaturire dai processi spontanei delle comunità organizzate a un livello intermedio. C’è la grande elezione di Montesquieu, tra l’individuo e lo Stato ci sono i corpi sociali intermedi. Gruppi, comunità, organismi, piccole istituzioni, autonomie locali, che in fin dei conti sono indispensabili al funzionamento stesso dello Stato. Se lo Stato annulla queste realtà intermedie, impoverisce anche se stesso annulla le sue potenzialità, diventa Stato dispotico”.

Guardando alla storia, cosa si aspetta dal futuro dello “Stato”?

La situazione è preoccupante, non dobbiamo nasconderselo. Nel mio intervento ho scelto di centrare l’attenzione su un pensatore contemporaneo, Sir Roger Scruton, che ha centrato particolarmente la sua attenzione su questo aspetto della loyalty, per usare la sua parola, del senso di appartenenza, di fedeltà, di attaccamento, di affezione alla cosa pubblica, alla entità comunitaria, politicamente organizzata, che è in fondo un altro nome, un’altra modalità di definire quello che noi normalmente chiamiamo lo Stato, una comunità politicamente organizzata”.