TeamSystem: riuniti a Roma istituzioni e professionisti per discutere di competenze, regole e competitività nell’era dell’Intelligenza Artificiale
L’Intelligenza Artificiale è già entrata negli studi professionali italiani e la sfida ora è trasformarne l’adozione in produttività, nuove competenze e valore per imprese e professionisti. È stato questo il filo conduttore della quinta edizione dello Scenario delle Professioni: oggi e domani, il forum promosso da TeamSystem, con Euroconference e The European House – Ambrosetti, che si è svolto ieri mattina alla Galleria del Cardinale Colonna di Roma.
L’edizione 2026, dedicata al tema “Le Professioni nell’era dell’Intelligenza Artificiale: motore della competitività del Sistema Paese”, ha riunito istituzioni, regolatori e rappresentanti del mondo professionale per discutere di AI, regole, competenze e competitività.
A fotografare il cambiamento sono i dati. Secondo una ricerca della Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti con le Università di Bergamo, Politecnica delle Marche e LUM, l’80% dei commercialisti italiani ha già utilizzato l’AI. Inoltre, il 71% dei professionisti segnala una riduzione concreta dei tempi operativi, con un risparmio che può superare il 50% delle ore dedicate alle attività ripetitive.
L’automazione può così liberare tempo da destinare alla consulenza, proprio mentre cresce la domanda delle imprese: secondo la ricerca realizzata da TeamSystem, con il supporto di Kantar, due aziende su tre chiedono oggi consulenza strategica al proprio professionista di fiducia.
La diffusione della tecnologia corre però più velocemente della sua governance. Meno del 3% dei professionisti dichiara una conoscenza normativa avanzata dell’AI e meno del 5% degli studi ha già definito policy formali per il suo utilizzo.
Su questi temi si è sviluppato il confronto della mattinata. Dopo i saluti di Federico Leproux, Executive Chairman di TeamSystem Group, il dibattito ha coinvolto il Viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto e Brando Benifei, rapporteur dell’AI Act, sul rapporto tra regolazione europea, riforme italiane e applicazione dell’AI nei servizi professionali e nella Pubblica Amministrazione.
Il tema dell’evoluzione dell’innovazione è stato affrontato anche da Stefano da Empoli e Tiziana Catarci, presidente della Società Italiana per l’Etica dell’Intelligenza Artificiale, con un focus su etica, trasparenza, responsabilità e alfabetizzazione digitale.
Catarci ha sottolineato come “l’aumento dell’affidabilità dei sistemi di AI non riduce il problema della responsabilità umana: in molti casi lo rende più sottile”. Più un sistema appare competente, infatti, più cresce il rischio che il controllo umano si trasformi in una semplice ratifica.
La questione centrale diventa quindi quella di garantire forme di supervisione in cui l’essere umano resti realmente in grado di comprendere, verificare e contestare le basi di una decisione. “Perché il ruolo del decisore umano resti da una parte fondamentale e dall’altra pienamente consapevole”, è necessario preservarne un coinvolgimento effettivo nel processo decisionale.
Spazio anche al ruolo delle istituzioni nella trasformazione digitale, con Mario Nobile, direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, e alla presenza dell’Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza Nazionale. Al centro, infrastrutture digitali, cybersicurezza, protezione dei dati e fiducia digitale.
Il confronto si è poi spostato sulle professioni come leva di crescita per il Sistema Paese, con Giuseppe Busacca, General Manager BU Professional Solutions di TeamSystem e AD di Euroconference, insieme ai rappresentanti di commercialisti, avvocati, revisori e CNA. Tra i temi affrontati, digitalizzazione, automazione, consulenza ad alto valore aggiunto e nuove competenze.
Durante l’evento è stato inoltre presentato il White Paper “Professioni, Intelligenza Artificiale e competitività del Paese – Verso un nuovo paradigma di creazione del valore”, realizzato da TeamSystem con The European House – Ambrosetti ed Euroconference. Il documento analizza come l’AI stia modificando non solo i processi degli studi, ma anche il ruolo dei professionisti nel sistema economico.
I dati mostrano che oltre il 70% dei professionisti che utilizza l’AI la impiega nell’automazione contabile e amministrativa e nella ricerca normativa, circa il 65% nella riconciliazione bancaria e oltre il 35% nella produzione di documenti e report. Circa il 40%, però, indica nella mancanza di competenze specifiche la principale barriera all’adozione.
Secondo Federico Leproux, la vera sfida è ormai trasformare l’adozione dell’AI in competitività per il Paese, rafforzando il ruolo dei professionisti come partner dell’innovazione per le imprese e in particolare per le PMI. “L’Intelligenza Artificiale è già entrata concretamente nei processi delle professioni e delle imprese. La vera sfida non è più l’adozione ma la sua traduzione in competitività per il Paese”, ha sottolineato.
Per Giuseppe Busacca, la prossima frontiera sarà invece quella dell’AI agentica, con sistemi capaci di gestire autonomamente interi flussi operativi. “Chi ha già integrato l’Intelligenza Artificiale nei propri processi di studio sarà il primo a trasformare l’efficienza di oggi in vantaggio competitivo strutturale”.
Da qui la necessità di investire in competenze, formazione e governance, perché la trasformazione non riguarda soltanto l’organizzazione degli studi, ma può incidere più ampiamente sulla crescita delle PMI e sulla competitività del sistema economico italiano.
L’intervista di Affaritaliani a Giuseppe Busacca, General Manager, BU Professional Solutions, TeamSystem; Amministratore Delegato, Euroconference
Giuseppe Busacca ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “L’IntelligenzaArtificiale è ormai una realtà all’interno degli studi: oltre il 70% ha iniziato a utilizzarla in qualche forma e una parte di questi comincia già a rilevare vantaggi misurabili in termini di produttività. Si tratta di un fenomeno destinato a crescere ulteriormente. L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale agentica, infatti, consentirà di gestire attraverso questi strumenti intere parti dei processi di studio. Se dal punto di vista dell’adozione si stanno facendo passi avanti, diventa però sempre più importante e urgente dotarsi di regole chiare, policy e strutture interne che consentano un utilizzo maturo, consapevole e corretto di queste tecnologie. Oggi soltanto una piccola parte degli studi dispone già di policy e regole di questo tipo, mentre è fondamentale che questa prassi diventi sempre più diffusa. Con l’aumentare della potenza degli strumenti, infatti, diventa essenziale anche il loro controllo. La capacità di uno studio di utilizzare lo strumento giusto, nel modo corretto e per lo specifico caso d’uso, sarà sempre più importante per riuscire a cogliere i vantaggi offerti da questa tecnologia“.
Per quanto riguarda le soluzioni proposte da TeamSystem, su quali ambiti si concentrerà il supporto all’Intelligenza Artificiale per gli studi professionali e le professioni?
“TeamSystem può assumere almeno tre ruoli. Il primo è quello di fornire tecnologia, quindi strumenti che, in particolare all’interno dei software gestionali, consentano di applicare l’Intelligenza Artificiale a diversi casi d’uso: dall’automazione alla generazione di contenuti, fino alla produzione di insight basati sui dati”.
“Il secondo, non certo per ordine di importanza, riguarda lo sviluppo delle competenze: quindi la formazione delle persone e degli studi per un utilizzo corretto di questi strumenti, ma anche per imparare a valorizzare il tempo che l’AI consente di liberare. Un tempo che può essere destinato alla fornitura di servizi più sofisticati ai clienti e che, a sua volta, richiede competenze più evolute. Il terzo ruolo, più generale, è quello di accompagnare e affiancare gli studi in questo percorso. Un cambiamento che non si esaurisce con il semplice acquisto di un software o con un corso di formazione, ma che rappresenta un vero e proprio cambiamento culturale e del modo di lavorare all’interno dello studio, necessario per arrivare a un utilizzo corretto e maturo di questi strumenti”.
L’intervista di Affaritaliani a Francesco Paolo Sisto, Viceministro della Giustizia
L’Intelligenza Artificiale può diventare uno strumento concreto per rendere la giustizia più efficiente. Quali sono, secondo lei, gli ambiti in cui può fare maggiormente la differenza?
“Può fare la differenza in molti ambiti, se utilizzata correttamente. Con la legge 132 del 2025, la prima legge europea sull’Intelligenza Artificiale, abbiamo ribadito con chiarezza la centralità dell’uomo: l’AI deve essere uno strumento di supporto, ma il controllo deve restare umano. Anche l’articolo 102 della Costituzione stabilisce che le sentenze sono scritte dai giudici, non dall’Intelligenza Artificiale. Dobbiamo quindi preservare una meritocrazia che valorizzi le capacità umane e non faccia dipendere la qualità professionale soltanto dagli strumenti tecnologici disponibili. Il rischio, nel mondo forense, sarebbe quello di arrivare a considerare migliore l’avvocato che dispone della migliore AI, anziché quello più competente”.
“Abbiamo inoltre introdotto regole precise, anche in adeguamento al regolamento europeo, per esempio sul riconoscimento biometrico, prevedendo che l’utilizzo di strumenti in grado di incidere sulla privacy sia sottoposto all’autorizzazione del giudice. L’AI è quindi uno strumento fondamentale, ma altrettanto fondamentale resta la presenza umana nel controllo delle decisioni”.
Per le professioni forensi, quali competenze legate all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale dovranno essere maggiormente sviluppate?
“Già nell’esame di abilitazione è stata inserita la capacità del candidato di governare le tecnologie, mentre nelle scuole forensi sono sempre più presenti percorsi dedicati al rapporto tra avvocatura e innovazione. Il processo digitale, inoltre, non è una semplice trasposizione del cartaceo in formato elettronico, ma un sistema che può offrire maggiori garanzie, velocizzare i procedimenti e rafforzare la tutela delle parti”.
“Per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale, resta però il problema delle cosiddette “allucinazioni”, cioè la produzione di atti contenenti sentenze inesistenti o riferimenti giurisprudenziali privi di fondamento. L’utilizzo dell’AI non è di per sé illecito, ma richiede grande attenzione, consapevolezza e senso di responsabilità. Servono soprattutto tre principi: tracciabilità, trasparenza e pertinenza. Devono diventare punti di riferimento nelle scelte professionali, perché l’apporto umano resta insostituibile. L’Intelligenza Artificiale, infatti, non possiede quella capacità di intuizione e di revisione critica che può portare una persona, anche durante una discussione, a cambiare completamente valutazione. È proprio qui che continua a fare la differenza il contributo umano”.
L’intervista di Affaritaliani a Brando Benifei, Membro del Parlamento europeo; rapporteur dell’AI Act
Brando Benifei, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “L’AI Act, dopo un ampio confronto sulla sua costruzione, si concentra soprattutto sui casi d’uso, cioè sui contesti concreti nei quali le tecnologie vengono applicate. L’obiettivo non è regolare direttamente la tecnologia o le imprese, ma gli ambiti nei quali l’Intelligenza Artificiale viene utilizzata, come il lavoro, la medicina e l’amministrazione della giustizia. Questa impostazione consente alla normativa di mantenere una propria validità anche di fronte a un’evoluzione tecnologica molto rapida. In pochi anni, infatti, lo sviluppo dell’AI ha già richiesto di riflettere su come adattare concretamente l’applicazione delle regole”, ha detto Benifei.
“Da questo punto di vista, l’Europa ha mostrato una certa lungimiranza: molti Paesi stanno guardando al modello europeo, in particolare sui temi della trasparenza e della regolazione degli utilizzi più sensibili dell’Intelligenza Artificiale. Si tratta di questioni reali, che emergono con sempre maggiore evidenza man mano che l’uso dell’AI diventa più diffuso. Allo stesso tempo, però, l’Europa non può affidarsi soltanto alle regole. Per rendere davvero efficace un modello antropocentrico dell’Intelligenza Artificiale, deve rafforzare anche la propria capacità tecnologica e gli investimenti. Senza tecnologia e capacità industriale, infatti, le norme da sole non sono sufficienti. Ed è questa, a mio avviso, una delle sfide che l’Europa deve ancora vincere”, ha concluso Benifei.
L’intervista di Affaritaliani a Tiziana Catarci, Presidente, Società Italiana per l’Etica dell’Intelligenza Artificiale
Oggi è un’occasione importante per parlare di Intelligenza Artificiale. Qual è, secondo lei, il confine più importante da non superare quando affidiamo all’AI decisioni che riguardano i professionisti?
“La cosa più importante è mantenere la capacità umana di controllo e comprensione delle decisioni proposte dai sistemi di Intelligenza Artificiale. Non basta che una persona si limiti a mettere una firma in calce o ad approvare un risultato senza aver compreso, almeno a un certo livello, il processo che ha portato a quella decisione. L’essere umano deve conservare gli strumenti critici, le capacità cognitive e le competenze necessarie per poter eventualmente contestare, approfondire o discutere ciò che viene proposto dal sistema”.
“Il vero rischio, infatti, riguarda proprio il comportamento umano: più i sistemi diventano affidabili e potenti, più possono trasmettere la sensazione di essere infallibili. A quel punto cresce il rischio di una delega completa della decisione, con l’essere umano ridotto ad approvare alla fine un processo che non ha compreso, progettato o governato. È questo che va evitato, anche attraverso sistemi di interazione e architetture di Intelligenza Artificiale capaci di supportare l’essere umano nella comprensione di informazioni troppo complesse o troppo vaste per essere elaborate dalla mente umana negli stessi tempi dei sistemi tecnologici”.
L’intervista di Affaritaliani a Mario Nobile, Direttore Generale, Agenzia per l’Italia Digitale
Oggi è un appuntamento importante per parlare di Intelligenza Artificiale. Con l’automazione, in che direzione sta evolvendo il lavoro dei professionisti e quali sono i principali rischi?
“Quando parliamo di automazione, nelle linee guida AgID per l’utilizzo dell’AI agentica definiamo diversi livelli di autonomia, mutuati dal modello della guida autonoma: dal livello 0 fino al livello 5, che oggi ancora non esiste. Prima di affrontare discussioni più complesse sul ruolo dell’essere umano nei processi automatizzati, dobbiamo partire da un principio semplice: così come non saliremmo su un’auto a guida autonoma per poi addormentarci o guardare un film, anche nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale dobbiamo restare vigili e consapevoli”.
“Lo stesso vale per le professioni. È fondamentale sapere a quale livello di autonomia stiamo utilizzando questi strumenti e mantenere il controllo sul loro funzionamento. Allo stesso tempo, non dobbiamo avere paura dei livelli di automazione più avanzati già disponibili, perché avvocati, commercialisti, ingegneri e altri professionisti devono confrontarsi anche a livello internazionale con colleghi che già utilizzano queste tecnologie. Il ruolo di AgID è quindi quello di promuovere un utilizzo consapevole dell’AI, fornendo a professionisti, cittadini e imprese strumenti, indicazioni e livelli di riferimento adeguati per comprenderne e governarne l’impiego”.


