OpenAI deposita i documenti per la Borsa
OpenAI ha compiuto il primo passo formale verso la Borsa. La società che ha creato ChatGPT ha depositato in via riservata presso la SEC la documentazione per un’IPO, affiancata da Goldman Sachs e Morgan Stanley. A renderlo noto è stata la stessa azienda guidata da Sam Altman, che ha spiegato di essersi mossa in anticipo perché si aspettava che la notizia trapelasse.
Il dettaglio più rivelatore, però, è la cautela: OpenAI ha precisato di non aver ancora deciso i tempi, lasciando intendere che alcune cose sono più facili da realizzare restando un’azienda privata. La quotazione, insomma, potrebbe non essere imminente.
Tre IPO da record in pochi giorni
La mossa di OpenAI completa un terzetto di quotazioni potenzialmente storiche. Pochi giorni prima, la rivale diretta Anthropic aveva depositato una documentazione analoga: ha da poco chiuso un round da 65 miliardi di dollari a una valutazione di 965 miliardi, superando proprio OpenAI, che nel suo ultimo round di marzo era stata valutata 852 miliardi.
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A fare da apripista è SpaceX, l’azienda spaziale di Elon Musk, attesa al debutto sul Nasdaq venerdì 12 giugno. Secondo i documenti depositati e le ricostruzioni di Reuters, l’azienda ha fissato un prezzo di 135 dollari per azione per una valutazione intorno ai 1.770 miliardi di dollari, con una raccolta di circa 75 miliardi: sarebbe la più grande IPO della storia, oltre il doppio del record finora detenuto da Saudi Aramco, che raccolse 29,4 miliardi nel 2019.
Il nodo: valutazioni contro fondamentali
È qui che le tre operazioni diventano un test per l’intero settore. Le cifre in gioco sono enormi, ma i ricavi restano molto indietro. SpaceX, ad esempio, ha generato meno di 19 miliardi di dollari di fatturato nell’ultimo esercizio, chiuso in perdita; e diverse stime indipendenti collocano il suo valore equo ben sotto il prezzo d’offerta — Morningstar intorno ai 780 miliardi, l’analista Aswath Damodaran sui 1.300 miliardi, segnalando un divario evidente tra prezzo e fondamentali.
Il tema è lo stesso per l’intelligenza artificiale. OpenAI ha in programma di investire centinaia di miliardi in data center, e i proventi di una quotazione potrebbero finanziare questi piani. Ma restano dubbi seri sulla possibilità di recuperare nel lungo periodo gli ingenti investimenti nelle infrastrutture per l’AI. Le quotazioni in arrivo, in fondo, serviranno proprio a misurare quanto gli investitori siano davvero disposti a scommettere sul settore.

