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di Paolo Fiore - twitter@paolofiore

"Gli italiani non avranno sufficienti risorse per affrontare il proprio futuro e per garantirsi un buon tenore di vita durante l’età pensionabile". E' la convinzione di 85 investitori su 100. Un dato preoccupante perché raccoglie le previsioni di chi tra risparmi e mercati ci lavora. Insomma, la ricerca condotta dal gestore Natixis Global Asset Management dice chiaramente che "è a rischio il futuro previdenziale". Con la crisi e le difficoltà del welfare, anche le tradizionali metodologie d'investimento vengono messe in discussione. E i portafogli degli italiani, spiega ad Affaritaliani.it Antonio Bottillo, amministratore delegato per l’Italia di Natixis Global Asset Management, "non sembrano costruiti per far fronte adeguatamente alle necessità future".

L'INTERVISTA

- L’85% degli investitori istituzionali italiani ritiene che la popolazione non abbia abbastanza risorse finanziarie per mantenere un livello di vita adeguato in età pensionabile. E' la fine di un modello di welfare?
Il dato fa presente che guardando al futuro qualche difficoltà c'è. Già qualche anno fa si parlava di un welfare da integrare. Oggi, in piena crisi, con il welfare che stenta a tenere il passo dei cittadini, cresce la paura. Paura di non avere uno stile di vita dignitoso o garantire un'educazione ai propri figli.

- Da cosa dipende la scarsa propensione degli italiani alla pensione integrativa?
E' una questione culturale. Il mondo anglosassone ha un approccio diverso alla pensione. I versamenti si iniziano a fare anche a 15 anni. In Italia la situazione è diversa. Serve che questo atteggiamento cambi. Prendo questo dato, che può sembrare allarmante, come occasione per cambiare l'approccio alla pensione. Oggi sarebbe il caso di intervenire

- Come? Con un intervento dall'alto?
Il quadro giuridico è importante. Si va verso un allargamento delle possibilità di investimento. C'è qualcosa che si sta muovendo.

- Allora il modello futuro sarà più vicino a quello americano rispetto a quello europeo?
Serve un modello che tenga presente una flessibilità maggiore.

- La vostra ricerca ha evidenziato un momento di transizione, in cui i vecchi schemi si sono rivelati inadeguati a gestire l’andamento dei mercati e in cui circa la metà degli investitori è ancora alla ricerca di una nuova metodologia per costruire i propri portafogli. Pare un dato allarmante per i risparmiatori...
Dipende da come si legge il dato. Io lo leggo in modo positivo. Se ci sono molti investitori che hanno segnalato l'abbandono dei vecchi sistemi, significa che sono alla ricerca di una soluzione. Certo, non esiste un portafoglio che vada bene per tutti. Un portafoglio va bene per un individuo o per un gruppo di individui. Suggeriamo un approccio diverso rispetto al passato, che tenga conto della dinamica del rischio e non di quella del rendimento. E da qui individuare una composizione del portafoglio che tenga presente i bisogni futuri. Questo vale ancor di più per il mondo pensionistico. Fino a poco fa bastava miscelare azioni e obbligazioni. Oggi non è più sufficiente: il mondo è cambiato. Investire significa programmare una rendita futura e controllare i rischi, a partire dalla volatilità, per puntare a un'ottica di lungo periodo. E' un nuovo scenario che trovo positivo.

manager

- Il 60% degli intervistati ha introdotto tecniche di gestione di attività e passività. In altre parole: grande cautela. L'euforia dei mesi scorsi sul mercato azionario andava nella direzione opposta. Quali rischi si nascondono in questo contrasto?
Viene fuori la percezione di un'ottica a lungo termine che abbandona la psicologia del momento. E' un cambiamento epocale. C'è ancora un residuo di gestori alla ricerca della scommessa del momento. Ma è un residuo perché le delusioni sono state tante. Guai a seguire repentini cambiamenti di mercati.

- In queste condizioni si può dire addio all'investimento sicuro...
Se ci si riferisce a investimenti senza rischi, oggi non esistono più. Persino le obbligazioni governative non sono più rifugio certo. L'azionario è il mercato del rischio. Tutto può far parte di un portafoglio. A patto di individuare precisi obiettivi. E l'obiettivo è il contenimento della volatilità costruito con l'idea di concedere un ritorno per esigenze future.

- Leggere di un sistema previdenziale è a rischio non dà certo tranquillità. Quali consigli darebbe a un risparmiatore che intenda integrare la propria pensione?
Innanzitutto serve maggiore cultura. Uno dei temi da affrontare è lo scollamento tra gestore e futuro pensionato. Non c'è ancora un dialogo diretto. Consiglio di pretendere di capire le dinamiche del servizio, del portafoglio, della scelta condotta dal proprio fondo pensione. Il sistema pensionistico non deve essere visto come qualcosa che cade dall'alto e va accettato. Non serve diventare degli esperti, ma deve esserci un momento di discussione.
Secondo: stiamo parlando di una pensione. Non possiamo vedere ogni giorno cosa succede sul mercato. Il mondo degli investitori istituzionali e i fondi pensioni devono avere un'ottica di lungo periodo e non possono essere osservati su base quotidiana.   
Terzo: la pensione è importante. Bisognerebbe pensare di cominciare a costruire una rendita futura in età che consentono di avere versamenti proiettati nel tempo di 20-30-40 anni. Altrimenti non credo esista al mondo un sistema capace di garantire, nel giro di pochi anni, rendite adeguate al tenore di vita attuale. 

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