Il Brent ha superato nuovamente i 95 dollari al barile dopo l’escalation militare tra Stati Uniti e Iran. In Italia benzina e diesel sono già sopra i 2 euro al litro e un rialzo prolungato del greggio può trasferirsi progressivamente sui listini alla pompa.
Petrolio 95 dollari: Brent in risalita dopo i nuovi attacchi
Il petrolio è tornato a correre dopo i nuovi raid statunitensi sull’Iran e la successiva rappresaglia di Teheran contro installazioni americane nel Golfo.
Il Brent, riferimento per il mercato europeo, ha superato nella mattinata del 2 settembre quota 95 dollari, mentre il Wti americano si è portato sopra i 90 dollari. Il giorno precedente il Brent aveva già chiuso intorno a 94,65 dollari con un rialzo di circa il 4,6%.
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A muovere le quotazioni è soprattutto il timore di nuove interruzioni delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz. Gli operatori incorporano nel prezzo del greggio il rischio che attacchi alle navi, mine o restrizioni alla navigazione riducano i volumi disponibili sul mercato internazionale.
L’effetto arriva in una fase in cui i prezzi italiani dei carburanti sono già elevati. Secondo i dati dell’Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy riportati dall’ANSA il 1° settembre, sulla rete stradale nazionale la benzina self costava in media 2,022 euro al litro e il gasolio 2,130 euro. In autostrada le medie salivano rispettivamente a 2,104 e 2,204 euro.
Petrolio 95 dollari: quanto può aumentare il pieno
Un Brent sopra 95 dollari non significa automaticamente un aumento immediato della benzina della stessa percentuale.
Il prezzo alla pompa comprende infatti il costo industriale del carburante, la raffinazione, la distribuzione, il margine degli operatori e una componente fiscale costituita da accise e Iva. La variazione del greggio incide quindi soltanto su una parte del prezzo finale.
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Conta anche il cambio euro-dollaro, perché il petrolio viene acquistato sui mercati internazionali in dollari. Un euro più debole può accentuare gli aumenti per i Paesi dell’area della moneta unica.
Se le quotazioni del greggio restassero sopra gli attuali livelli per diversi giorni, i ritocchi potrebbero iniziare a comparire gradualmente sui prezzi consigliati dalle compagnie e successivamente sui prezzi effettivamente praticati dai distributori.
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Per un automobilista, anche variazioni apparentemente ridotte diventano visibili sul pieno. Un aumento di 5 centesimi al litro comporta 2,50 euro in più su un rifornimento da 50 litri. Con 10 centesimi l’incremento arriva a 5 euro.
La durata della fiammata petrolifera sarà quindi determinante. Un rapido ritorno sotto i 90 dollari ridurrebbe la pressione sui carburanti. Se invece il Brent dovesse restare stabilmente sopra quota 95 o avvicinarsi nuovamente ai 100 dollari, benzina e gasolio avrebbero meno margine per evitare nuovi aumenti


