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Petrolio verso i 94 dollari al barile, quanto possono aumentare benzina e diesel

Brent sopra 93 dollari e carburanti già in rialzo. Quanto possono aumentare benzina e diesel e perché il gasolio costa di più

Petrolio verso i 94 dollari al barile, quanto possono aumentare benzina e diesel
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Il Brent è tornato sopra i 93 dollari al barile e si avvicina nuovamente alla soglia dei 94-95 dollari. In Italia benzina e diesel stanno già risentendo delle tensioni sui mercati energetici.

Il 19 agosto il prezzo medio nazionale self era arrivato a 1,997 euro al litro per la benzina e a 2,107 euro per il gasolio, secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy riportati da Teleborsa.

Benzina e diesel, i prezzi di agosto

La quotazione del petrolio continua a risentire delle tensioni in Medio Oriente e delle difficoltà che coinvolgono il traffico energetico attraverso lo Stretto di Hormuz.

Il 20 agosto il Brent ha guadagnato l’1,87% portandosi a 93,33 dollari al barile, mentre il Wti statunitense è salito a 87,23 dollari, secondo i dati riportati dall’Ansa.

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La pressione è già visibile sui distributori. Il monitoraggio del Mimit del 19 agosto indicava 1,997 euro al litro per la benzina self e 2,107 euro per il diesel. Sulle autostrade le medie raggiungevano rispettivamente 2,074 e 2,178 euro.

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Il gasolio resta quindi più caro della benzina, nonostante i precedenti interventi sulle accise.

Prezzo petrolio, quanto può incidere un Brent a 94-95 dollari

Il passaggio dal prezzo del greggio alla colonnina non è automatico. Il costo industriale di benzina e diesel dipende anche dalle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, dal cambio euro-dollaro, dai costi logistici e dai margini della distribuzione.

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Una permanenza del Brent nell’area dei 94-95 dollari aumenta comunque la possibilità di ulteriori rincari di alcuni centesimi al litro, soprattutto se alla crescita del greggio si accompagna quella delle quotazioni dei prodotti raffinati.

Non è corretto, invece, trasferire direttamente l’aumento percentuale del barile sul prezzo finale. Una parte consistente del costo pagato dall’automobilista deriva infatti dalla componente fiscale.

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Le tensioni delle ultime settimane mostrano quanto rapidamente possa cambiare il mercato. Il 22 luglio il Brent aveva già raggiunto i 95 dollari, per poi ripiegare. In quella seduta il rialzo era stato collegato all’escalation militare tra Stati Uniti e Iran e alle preoccupazioni per Hormuz.

Per gli automobilisti la variabile da seguire nei prossimi giorni non sarà quindi soltanto il Brent, ma anche l’andamento delle quotazioni internazionali di benzina e gasolio.

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