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Economia

 

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Estate, tempo per chi può permettersele di qualche settimana di ferie, al mare sotto l’ombrellone o ai monti a ossigenarsi. Ma anche tempo di fare il tagliando ai vostri investimenti per poter partire più sereni e non rischiare brutte sorprese al rientro, visto che luglio e agosto sono storicamente i due mesi più volatili dell’anno per i listini azionari e sovente anche per i mercati obbligazionari. Se è vero che, come ricordano gli analisti di Vanguard, in tempi come questi è particolarmente importante ricordarsi di rimanere focalizzati sulle proprie esigenze di investitori più che sui propri desideri, perché il “market timing” può portare a cospicui guadagni ma anche a perdite altrettanto rilevanti, è altrettanto chiaro che occorre prendere una decisione di fondo in base allo scenario macroeconomico e di mercato che si considera più realistico.

Se, ad esempio, siete convinti che in Occidente la crescita resterà modesta ancora per alcuni trimestri e l’inflazione rimarrà eccezionalmente bassa e forse potrebbe scendere ancora, dato che il sostegno offerto dalla Federal Reserve (e dalla Banca d’Inghilterra sino a pochi mesi fa) con le misure di “allentamento quantitativo” sta per venire meno proprio nel momento peggiore, in cui la stagnazione europea, la frenata della crescita cinese e sudamericana e la debolezza di quella statunitense (in attesa di capire se Shinzo Abe riuscirà nel miracolo di far ripartire il Giappone dopo 20 anni di crescita nulla) rischiano di scatenare una nuova “tempesta perfetta” sui mercati e semmai riportare il mondo in recessione, allora occorrerebbe puntare sui bond nelle fasi di debolezza (come in questi giorni) e vendere azioni sulla forza.

Se invece, come ad esempio sembra ritenere Alessandro Fugnoli, di Kairos Partner, pensate che l’inflazione sia già vicina ai minimi, che le banche centrali continueranno a sostenere la ripresa, che complessivamente andrà consolidandosi (persino in Europa e forse persino in Italia), ma lasceranno che i mercati scontino un graduale rialzo dei rendimenti spalmato nell’arco del prossimo biennio, allora “ vendere bond su forza e comprare borsa su debolezza appare la strategia migliore”, magari tenendo d’occhio l’oro che dopo essere sembrato sul punto di crollare ha recuperato posizioni e non sembra più così prossimo al collasso ma che “andrebbe considerato più come diversificazione che come speculazione” e semmai acquistato sulla debolezza con un’ottica a medio termine (cinque anni).

Ma quali azioni (ed eventualmente bond) comprare? Dexia Asset Management, pensando a un portafoglio da qui a fine anno, suggerisce di mantenere un sovrappeso dell’azionario, in particolare della zona euro rispetto agli Usa e del Giappone rispetto ai paesi emergenti, ma si dice positiva anche sulle obbligazioni dei mercati emergenti e su quelle “high yield”. Secondo i gestori, infatti, un’ulteriore crescita dell’azionario sarebbe supportato da 5 fattori: l’attuale contesto economico, caratterizzato da buoni indicatori economici che delineano una futura ripresa; l’impatto limitato del rallentamento dei mercati delle materie prime; il continuo supporto da parte delle politiche monetarie delle banche centrali; la ricerca di rendimento che continua a privilegiare l’azionario (e alcuni segmenti obbligazionari); le valutazioni attraenti, così come i rapporti prezzo/utile di aziende sia statunitensi sia europee e la significativa probabilità di crescita futura.

Carmignac Gestion parla invece di un “cambiamento climatico” legato alla riduzione combinata di liquidità da parte della Federal Reserve e della banca centrale cinese che ha sorpreso il mercato e gli esperti e che non appare legato ad un miglioramento del quadro macroeconomico, quanto alla “scelta deliberata di risanare il mercato obbligazionario prima che il rimbalzo economico renda il compito ancora più difficile”. A medio termine il successo (auspicabile) di questi progetti di normalizzazione “porterà al risanamento dei mercati, che in definitiva poggeranno maggiormente sui loro fondamentali anziché esclusivamente sul sostegno artificiale delle banche centrali”. Tuttavia ad avviso degli esperti francesi “occorre valutare bene i rischi di attuazione e l’eccesso di volatilità generati da questo cambiamento di clima”.

Traducendo operativamente queste osservazioni, Carmignac Gestion suggerisce di rimanere esposti al dollaro per quanto riguarda gli aspetti valutari, mentre sarà meglio ridurre la duration (vita media residua) dei titoli obbligazionari in portafoglio, concentrando gli investimenti in titoli obbligazioni corporate di emittenti con bilanci sani e liquidando le eventuali posizioni in titoli di stato Usa e tedeschi, così da non aumentare l’esposizione complessiva all’obbligazionario.

In campo azionario le opportunità più interessanti sembrano legate all’azione di reflazione avviata dal governo giapponese, mentre i listini emergenti sono stati (e rischiano di restarlo) tra i più penalizzati dalla riallocazione in corso dei flussi di liquidità. I gestori francesi restano inoltre posizionati “sui segmenti di crescita che offrono la migliore visibilità nel resto del mondo: le energie non convenzionali e l’immobiliare negli Stati Uniti, il consumo in diversi paesi emergenti”, puntando a livello di singoli titoli su quelle aziende “la cui esposizione ai paesi emergenti rientra in una grande diversificazione geografica e i cui bilanci sono solidi”, come AIA Group, SAB Miller e Richemont.

Attenzione, infine, al comparto finanziario ed in particolare alle maggiori compagnia di assicurazioni europee, che secondo Morgan Stanley mostrano ormai valutazioni attraenti, mentre la crescita dei rendimenti dei bond (in cui si concentra buona parte degli investimenti finanziari delle compagnie stesse, ndr) e la ripresa economica mondiale “dovrebbero supportare un re-rating del settore”. Secondo gli esperti americani il modo migliore per scommettere su questo trend è attraerso i titoli azionari di Axa e Aviva, “mentre per contro saremmo venditori sia di azioni sia di obbligazioni Generali”, che non sembra aver convinto troppo neppure gli esperti del Credit Suisse, che pure come altre case d’investimento (Bank of America, Jp Morgan e Kbw) ha apprezzato l’annuncio dato in settimana del riacquisto delle quote di minoranza di Generali Deutschland.

Semrpe per Morgan Stanley anche Allianz dovrebbe beneficiare del quadro prima descritto, “ma l’irripidimento della curva dei rendimenti pone significativi rischi a Pimco” (il maggior gestore di fondi obbligazionari al mondo, controllato del gruppo tedesco), mentre per Generali (sul cui titolo azionario viene confermato un “underweight”) vi sarebbero rischi crescenti sulla tenuta del Tier 1 che potrebbero portare “ad una esclusione dagli indici dedicati ai bond investment grade”. Infine nel caso di Zurich fattori positivi come un solido bilancio e una “attraente leva rispetto ai premi in crescita nel comparto Danni” sarebbero già riflessi nelle attuali quotazioni, per cui il rating rimane “equal-weight”.

Tirando le somme: se temete il peggio acquistate obbligazioni corporate di emittenti solidi e con duration non elevata (entro i 3-5 anni), se vi fidate e potete programmare un investimento a medio termine privilegiate invece l’azionario, magari investendo in qualche titolo assicurativo europeo o in multinazionali ben diversificate, oltre che (attraverso fondi o Etf) scommettendo sul Giappone. Evitando, per il momento, di precipitarvi ad investire sui mercati emergenti che potrebbero trascorrere un’estate alquanto movimentata e semmai tenendo d’occhio l’oro (anche in questo caso tra fondi ed Etf vi è solo l’imbarazzo della scelta) come “protezione” per i vostri capitali in un’ottica da qui ad almeno cinque anni.

Luca Spoldi

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