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Economia
Michele Acciaro: "Ecco come rilanciare i porti italiani"


Il sistema portuale italiano è l'unico in Europa e nell'area Mediterranea che non si è ancora dotato di una strategia nazionale capace di creare economie di scala e di rete. Oggi i competitor portuali internazionali si fanno sempre più agguerriti e si affacciano in modo aggressivo nel Mediterraneo. Lo Stato italiano però sta a guardare. Dimenticando che tra i vari fattori che influenzano la competitività di un porto è la qualità delle infrastrutture tra i più importanti ed uno di principali business del sistema è l'intermodalità con la sua catena logistica, oggi affidata al solo intervento dei privati. E che in un porto una megaship di 20mila Teu può attivare meccanismi moltiplicativi verso altre modalità di trasporto: circa 14 treni, oltre mille automezzi e ulteriori mezzi navali in circolazione. Invece non è ancora chiaro l'intendimento del governo che non riesce nemmeno ad imprimere un ruolo forte ai porti. Michele Acciaro, docente di Logistica marittima presso la Kuhne Logistics University di Amburgo, afferma ad Affaritaliani.it che il sistema portuale italiano avrebbe bisogno di un nuovo e vero rilancio per essere protagonista nelle principali direttrici di traffico. E i tempi per farlo sono stretti.

Professore, qual è la base di partenza? "Dal rilancio del sistema Paese. Dall'analisi del Liner Shipping Connectivity Index, un indicatore dell'Unctad che misura la competitività del sistema marittimo di uno Stato, si evince che nel 2015 l'Italia è al 17° posto e che ormai da circa 10 anni oscilla intorno a questa posizione. Con 204,4 milioni di tonnellate è il primo Paese nell'Ue a 28 per il trasporto di merci solo sulle brevi distanze nel Mediterraneo e l'importanza del trasporto marittimo si rispecchia anche nei dati del commercio con l'estero: il solo interscambio commerciale del Mezzogiorno viene realizzato per il 60% via mare per un valore di quasi 55 miliardi di euro all'anno. Ed in quest'area del Paese ci sono regioni la cui economia è fortemente agganciata al trasporto marittimo: in Puglia e Campania il 45,6% delle merci in import ed export  si muove via mare".

Quale potrebbe essere la strategia vincente? "Creare economie di scala per riequilibrare i flussi e per favorire la localizzazione di imprese logistiche ad alto valore aggiunto. Un intervento che si potrebbe attuare, ad esempio, attraverso la creazione di centri di distribuzione su vasta scala oppure una sorta di quartiere generale per il Sud Europa di spedizionieri internazionali. Resta beninteso la necessità di una pianificazione del settore chiara e lungimirante in modo da coinvolgere capitali privati per il miglioramento delle infrastrutture".

Quali altri benefici apporterebbero tali interventi? "Con il ricorso ai trasporti ferroviari e alle logiche di smart city si creerebbe anche una leva per la green economy, cruciale per mitigare gli effetti inquinanti. Soprattutto in realtà molto sensibili come gran parte del contesto italiano. Ma in questo caso occorrerebbe un forte intervento di capitali pubblici. Invece lo Stato è latitante".

Nel frattempo si costruiscono sempre più mega-navi e si delineano sia nuove rotte di traffico sia nuove alleanze. "Tutti i principali vettori hanno in cantiere la realizzazione di grandi navi. I dati di questi giorni evidenziano che nel 2018 avremo in mare 221 mega-ship con una dimensione variabile tra le 13,3 3 21,0 migliaia di Teu. In tutto, la capacità totale della flotta sarà portata a 22 milioni di Teu. Per quanto riguarda le nuove direttrici, i passaggi provenienti dal Mediterraneo e diretti verso l'Estremo Oriente sono aumenti in quindici anni del 160%, mentre quelli provenienti dal Golfo Persico verso il Mediterraneo sono cresciuti del 339%. Le grandi alleanze fanno il resto. La 2M (Maersk e Msc) e Ocean Three andranno ad assumere un ruolo sempre più importante nelle rotte container, specie nel Mediterraneo: nella sola direttrice Asia-Med-Asia queste due alleanze controlleranno rispettivamente il 39 e il 27% del traffico. I porti italiani però saranno solo sfiorati da questa crescita".

Eduardo Cagnazzi
 

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