Economia
Poste, seconda tranche a Cdp? L 'opzione piace al mercato. Ecco perché

Poste Italiane accelera in Borsa. Il Governo valuta di girare la quota del Tesoro a CdP al posto di dare il via a una secondo Ipo
Finale di giornata più che positivo per l’intero comparto finanziario italiano a Piazza Affari, complice gli accenni ai segnali di rafforzamento della ripresa in Eurolandia a fronte di un’inflazione nominale “di nuovo aumentata in larga misura per i prezzi energetici e alimentari” ma di un’inflazione di base che “continua ad essere debole” giunti dalla conferenza stampa del presidente della Bce, Mario Draghi. Parole che se da una parte hanno rassicurato circa la determinazione di Draghi di andare avanti, nonostante la crescente irritazione tedesca, con le “misure straordinarie”, almeno finché serviranno, dall’altra danno l’impressione di voler iniziare ad abituare il mercato all’idea che, comunque, l’era del denaro a costo zero si avvia al termine, anche in Europa. Tra i migliori titoli spicca Poste Italiane, che nell’ultima ora di contrattazione mette il turbo e chiude a 6,475 euro, in rialzo del 3,19%.
Oltre alle parole di Draghi nel caso di Poste Italiane pesano le dichiarazioni del sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli (PD), secondo cui anziché collocare una seconda tranche sul mercato, il Tesoro, ancora azionista di Poste Italiane al 29,7%, potrebbe girarla a Cassa depositi e Prestiti. “Mi pare una delle ipotesi, ma non tocca a me dare un giudizio. Comunque, sono sempre favorevole a ogni ipotesi che scongiuri un’ulteriore privatizzazione” ha sottolineato Giacomelli, che sembra aver fatto della crociata contro il “cattivo” mercato un punto d’onore. Cassa depositi e Prestiti dallo scorso anno possiede già il 35% di Poste Italiane, conferito dal Tesoro a seguito di un aumento di capitale riservato da 2,9 miliardi di euro col quale Via XX Settembre ha aumentato la propria partecipazione al capitale di CdP dal 80,1% al 82,8%.
Quali vantaggi avrebbe questa mossa, salvo quelli tutti politici di mantenere pubblica una società che già ora opera in un regime ibrido di monopolio legale e concorrenza, che già sfrutta un ampio polmone di bancassurance e risparmio gestito per “estrarre valore” a suo di commissioni dalle tasche dei piccoli risparmiatori e al tempo stesso alza i costi di spedizione in regime di “libero mercato” salvo allungare i tempi di recapito col meccanismo delle consegne a giorni alterni, non è dato sapere. C'è da dire che per i piccoli azionisti fa venire meno il rischio di “overhang” (ossia di eccesso di carta sul mercato).
Quale sia poi la competenza su cui Giacomelli, di professione giornalista, ex vicesindaco di Prato e poi capo della segreteria politica di Dario Franceschini, fa leva per motivare la sua analisi è ugualmente poco chiaro, anche se lo stesso Giacomelli mette le mani avanti precisando che dire quale sia l’ipotesi “che concilia con l’obiettivo di ridurre il debito pubblico, non tocca a me dirlo”.
(Segue...)