Oltre 5,4 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta in Italia. Il rapporto Istat relativo al 2025 conferma una situazione sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, ma il confronto con il 2015 mostra un aumento di 837mila poveri, secondo il Codacons. Il fenomeno colpisce soprattutto il Mezzogiorno, i giovani e le famiglie degli operai, dimostrando che avere un lavoro non sempre basta per evitare difficoltà economiche.
Minori e giovani tra i più colpiti, mentre il Mezzogiorno registra l’incidenza più alta
La povertà assoluta continua a interessare oltre 5,4 milioni di residenti in Italia, pari al 9,3% della popolazione. Sono le stime dell’Istat per il 2025, che indicano poco più di 2,1 milioni di famiglie sotto la soglia di povertà, l’8% del totale. Rispetto al 2024 le percentuali risultano numericamente inferiori, ma le variazioni non sono considerate statisticamente significative. L’Istituto di statistica parla quindi di una situazione sostanzialmente stabile, senza un miglioramento accertato.
La distribuzione della povertà sul territorio nazionale resta però molto disomogenea. Il Mezzogiorno registra l’incidenza familiare più elevata, pari al 9,6%, con 813mila famiglie coinvolte. Seguono il Nord-ovest, con 568mila famiglie e un’incidenza del 7,7%, e il Nord-est, dove si contano 386mila famiglie, pari al 7,4%. Il Centro presenta i valori più contenuti, con 338mila famiglie in povertà assoluta, il 6,3% delle residenti. Considerando la distribuzione nazionale, il 38,6% delle famiglie povere vive nel Mezzogiorno, contro il 39,8% del 2024. Al Nord si concentra il 45,3%, in aumento dal 44,5%, mentre il restante 16,1% risiede nelle regioni centrali, rispetto al 15,7% dell’anno precedente.
Anche tra gli individui l’incidenza più elevata si osserva nel Sud e nelle Isole, dove supera l’11%. Nel Nord-ovest si attesta all’8,8%, mentre nel Centro scende al 7,4%.
Codacons: in dieci anni 837mila poveri in più
Se il confronto con il 2024 indica una sostanziale stabilità, quello con il 2015 mostra un aumento del numero di persone e famiglie in povertà assoluta.
A evidenziarlo è il Codacons, che ha rielaborato i dati Istat e richiama l’attenzione sull’andamento dell’ultimo decennio: “Nel 2025 il numero di famiglie in condizione di povertà assoluta risulta stabile sul 2024, ma l’andamento degli ultimi dieci anni rivela una crescita sensibile dei cittadini poveri che sono oggi 837mila in più rispetto al 2015”.
L’associazione ricostruisce così la variazione: “In base ai numeri dell’istituto di statistica nel 2015 le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta erano 1.582.000, pari a 4.598.000 individui. Nel 2025 il numero è salito rispettivamente a 2.105.000 famiglie e 5.435.000 persone. Questo significa che rispetto a 10 anni fa si contano 523mila famiglie in più in condizione di povertà assoluta, e ben 837mila individui in più”.
Secondo il Codacons, tra i fattori che hanno contribuito ad aggravare le condizioni economiche di una parte delle famiglie italiane ci sono l’inflazione, i rincari energetici e le conseguenze delle guerre: “Nello stesso periodo l’incidenza della povertà assoluta passa dal 6,1% delle famiglie residenti del 2015 all’8% del 2025, mentre la popolazione povera sale dal 7,6% al 9,3%. Numeri che dimostrano in tutta la loro drammaticità come guerre, inflazione e caro-energia abbiano spinto una fetta di famiglie verso la soglia di povertà, riducendo redditi e capacità di spesa e aggravando le difficoltà economiche di una parte della popolazione”.
Povertà minorile, oltre un milione di bambini e ragazzi in difficoltà
L’età è uno dei fattori che incidono maggiormente sulla diffusione della povertà assoluta.
Nel 2025 l’incidenza raggiunge il 12,5% tra i minori, coinvolgendo 1 milione e 136mila bambini e ragazzi. La percentuale rimane elevata anche tra i giovani dai 18 ai 34 anni, dove si attesta al 12,1%, per un totale di quasi 1 milione e 198mila persone. La quota diminuisce nelle fasce d’età successive: tra i 35 e i 64 anni scende all’8,9%, mentre tra le persone con almeno 65 anni si ferma al 6,1%, pur interessando oltre 891mila anziani.
I dati confermano che bambini e giovani adulti sono le fasce con la maggiore incidenza di povertà assoluta, mentre tra gli anziani il fenomeno è percentualmente meno diffuso.
Lavorare non basta: povertà più alta tra le famiglie degli operai
Il rapporto Istat evidenzia anche le difficoltà economiche delle famiglie che possono contare su un reddito da lavoro.
Tra quelle la cui persona di riferimento è un operaio, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 14,3% nel 2025, in diminuzione rispetto al 15,6% del 2024, ma ancora quasi doppia rispetto al 7,7% rilevato nel complesso delle famiglie con una persona di riferimento occupata.
Per queste ultime l’incidenza era del 7,9% nel 2024. Tra le famiglie con persona di riferimento lavoratore dipendente, la percentuale passa dall’8,7% all’8,5%. Per quelle con persona di riferimento appartenente alle categorie di dirigenti, quadri e impiegati, invece, sale dal 2,9% al 3,6%.
Resta stabile al 5,2% la quota relativa alle famiglie con persona di riferimento lavoratore indipendente. Le difficoltà maggiori continuano a riguardare chi è senza occupazione: tra le famiglie con persona di riferimento in cerca di lavoro, l’incidenza scende dal 21,3% al 20,7%, rimanendo comunque molto superiore alla media nazionale.
Per le famiglie la cui persona di riferimento è ritirata dal lavoro, il dato diminuisce dal 5,8% al 5,2%.
Piccoli comuni in miglioramento, difficoltà diverse nelle grandi città
L’Istat registra segnali di miglioramento nei comuni fino a 50mila abitanti, esclusi quelli che appartengono alle periferie delle aree metropolitane. In queste località l’incidenza familiare della povertà assoluta scende dall’8,9% del 2024 al 7,4% del 2025. La situazione rimane invece sostanzialmente stabile nei comuni con oltre 50mila abitanti e in quelli periferici delle aree metropolitane, dove l’incidenza si attesta all’8,9%. Nei comuni centro delle aree metropolitane è pari all’8,1%.
Le differenze territoriali sono tuttavia significative. Nei centri metropolitani del Nord, la povertà assoluta diminuisce dall’8,2% al 5%, con un valore del 4,2% nel Nord-ovest. Nei centri metropolitani del Centro Italia si registra invece un aumento, dal 4,1% all’8,3%.
Il miglioramento dei comuni più piccoli è trainato soprattutto dal Centro, dove l’incidenza scende dal 7,9% al 5,4%, e dal Mezzogiorno, che passa dall’11% all’8,2%.
Quanto bisogna spendere per non essere considerati poveri in Italia
La povertà assoluta non viene misurata utilizzando un’unica soglia di reddito nazionale. L’Istat considera la spesa mensile per consumi di una famiglia e la confronta con il costo di un insieme di beni e servizi essenziali. La soglia cambia in base alla composizione del nucleo familiare, all’età dei componenti, alla regione e al tipo di comune in cui si vive. Per esempio, nel 2025, per un adulto tra i 30 e i 59 anni che vive da solo in un comune centro di area metropolitana, la soglia mensile è pari a 1.256,37 euro in Lombardia, 933,04 euro in Piemonte e 773,25 euro in Sicilia.
Per una persona della stessa età che vive sola in un piccolo comune della Puglia, il valore scende a 728,87 euro mensili. Questi importi rappresentano soglie di spesa per consumi, non stipendi minimi né redditi necessari uguali per tutti.
Nel Mezzogiorno aumenta la distanza dalla soglia di povertà
Oltre a misurare quante famiglie sono povere, l’Istat calcola anche l’intensità della povertà assoluta, cioè quanto la loro spesa mensile sia mediamente inferiore alla soglia prevista.
Nel 2025 questo indicatore si attesta al 18,5% a livello nazionale. Al Nord il valore è del 18,2%, con il 18,5% nel Nord-ovest e il 17,8% nel Nord-est. Anche al Centro l’intensità si colloca al 18,2%. Nel Mezzogiorno, invece, sale dal 18,5% del 2024 al 19%, per effetto soprattutto dell’aumento registrato nelle Isole, dove passa dal 17% al 19%.
Le famiglie povere del Mezzogiorno risultano quindi mediamente più distanti dalla soglia di spesa considerata necessaria per acquistare i beni e i servizi essenziali.
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