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Economia
Via libera del Senato alla riforma della P.A.
La più "povera del Cdm" è il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia che ha dichiarato nel 2014, per quanto riguarda i redditi riferiti al 2013, un imponibile di 98.471 euro

Dopo oltre otto mesi di stop and go, la delega sulla Pubblica amministrazione ha compiuto il suo primo giro di boa ed è stata approvata dall'aula del Senato con 144 voti favorevoli e 1 astenuto. Le opposizioni non hanno partecipato al voto e sono uscite dall'Aula. Si sono espressi per il sì i partiti di maggioranza (Pd, Area popolare) e il Gruppo per le autonomie. Si sono espressi contro: M5S, Lega, Sel, Fi, Gal. Dopo il via libera definitivo, che ci sarà solo dopo un'approvazione in identico testo sia a Montecitorio che a Palazzo Madama, il governo dovrà varare i decreti delegati che dovranno rendere effettiva la riforma.
 
Ieri la riforma aveva accelerato il rush finale con la votazione di tutti gli emendamenti. Non sono mancate le novità last minute, come la rimodulazione della durata degli incarichi per i dirigenti pubblici, con il passaggio da un '3+3', in termini di anni, a un 4+2'. L'Aula ha detto inoltre sì ad assunzioni più veloci per i vincitori di concorsi e alla staffetta generazionale, anche se in una versione 'soft' per non cadere in problemi di copertura finanziaria.
 
Si allarga poi la platea dei vertici sottoposti a tetti negli stipendi, vi rientrano anche quelli delle controllate dalle Camere di Commercio, salta però lo stop agli automatismi di carriera per tutti i dirigenti della Pa (per problemi di ambiguità sul piano normativo). I senatori hanno poi approfittato del veicolo del ddl per introdurre una specifica delega che apre a un intervento sul settore della ricerca, con l'obiettivo di dare più libertà e forza al settore. Resta invece immutato l'articolo sui servizi pubblici locali, nonostante il tentativo di far passare un emendamento, relativo all'acqua, bocciato al fotofinish, con un solo voto di scarto per la maggioranza (ma in Aula erano tante le assenze, si è chiusa 110 contro 109).
 
Insomma ne viene fuori un provvedimento molto cambiato rispetto alla versione originale entrata a palazzo Madama l'agosto scorso. Otto mesi, passati soprattutto in commissione Affari Costituzionali, per dare un taglio più netto su alcuni capitoli (come il giro di vite sulle municipalizzate con la delega a razionalizzare il sistema e l'eventuale commissariamento per quelle in rosso, o l'accento messo sulla svolta digitale), introdurre nuovi fronti (basti pensare al taglia decreti o alla stretta sulle assenze e i licenziamenti) o rendere più light l'approccio (è il caso dei poteri del premier).
 
Tornando alle ultime novità, sugli incarichi dei dirigenti si prevede un primo periodo di 4 anni, dopo il quale si può essere prorogati solo per altri due anni. Si tratta quindi di un limite massimo di sei anni, trascorsi i quali i giochi si riaprono e si deve passare per altre selezioni. Quanto alla staffetta generazionale, viene affermato il principio ma il meccanismo ne esce depotenziato per garantire l'invarianza di contribuzione, per cui il lavoratore più vicino alla pensione che sceglie di andare in part time continuerà a versare contributi come se fosse a tempo pieno (con una sorta di versamento volontario).
 
L'emendamento che mira a tracciare una strada preferenziale alle assunzioni dei vincitori di concorso ha avuto l'ok dell'Aula, ma ora si dovrà capire come fare per  velocizzare le chiamate. Una delle possibilità potrebbe essere il rafforzamento della 'mobilità' tra le graduatorie, per cui 'vai dove servi' il prima possibile. Non di poco conto è poi la delega sul riordino del settore della ricerca, anche se attenuata rispetto al testo iniziale, la proposta che ha incontrato il favore dei senatori dà la possibilità di intervenire ad ampio raggio sul settore. L'obiettivo sarebbe distinguere la figura del ricercatore da quella del travet, ovvero del classico impiegato pubblico. A riguardo il ministro Marianna Madia ha sottolineato: "Ha senso togliere gli enti di ricerca dalla Pa".
 
All'orizzonte già si profilano nuove modifiche: "Bisogna evitare la dispersione della Forestale, occorre per questo dare una proiezione amministrativa" al principio di unitarietà già previsto nel testo della delega Pa, ad esempio immaginando "una direzione specifica" nell'ambito della Polizia dello Stato o nella Forza in cui confluirà, dice il senatore Andrea Augello di Area Popolare (Ncd-Udc). "Vado alla Camera con l'intento di migliorarla ancora", dice della riforma il ministro Madia. "Credo che un provvedimento così articolato e importante non possa non avere una discussione approfondita e seria nei due rami del Parlamento", spiega.

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