Sogin, tre anni di risultati: conti in utile
Tre bilanci consolidati consecutivi in utile, circa un miliardo di euro di gare avviate nel triennio, decommissioning al 47,7%, ripartenza degli investimenti, nuove assunzioni e un ruolo istituzionale e internazionale rafforzato. È il bilancio con cui Sogin chiude il triennio avviato nell’agosto 2023 e si prepara ad affrontare una nuova fase industriale, con un programma di investimenti, per il futuro, nell’ordine dei 600 milioni di euro per il prossimo anno. E’ stata fissata per il 10 settembre l’assemblea dei soci.
“In tre anni è stato avviato un percorso di risanamento che ha riportato stabilità gestionale e accelerato le attività operative”, ha affermato Giuseppe Bono, direttore Regolatorio, Istituzionale e Comunicazione di Sogin.
Il primo risultato riguarda la solidità economico-finanziaria. Quando l’attuale Consiglio di amministrazione si è insediato, la società attraversava una fase complessa sotto il profilo economico, organizzativo e regolatorio. Il percorso, avviato sotto la guida dell’amministratore delegato, Gian Luca Artizzu, ha consentito di chiudere tre bilanci consolidati consecutivi in utile e di ricostruire condizioni di stabilità gestionale, accompagnando il risanamento con una progressiva accelerazione delle attività operative.
Sul piano industriale, al 31 dicembre 2025 l’avanzamento complessivo dei lavori di decommissioning ha raggiunto il 47,7%. Nel triennio sono stati avviati appalti per circa un miliardo di euro e nel 2026 il ritmo degli investimenti ha registrato un’accelerazione indicata in cinque-sei volte la media storica di circa 97 milioni di euro annui. Un dato che restituisce la dimensione del cambio di passo: più capacità di programmazione, più gare e più cantieri, con l’obiettivo di trasformare la stabilità ritrovata in avanzamento concreto delle attività.
È su questa base che si apre il prossimo ciclo. La programmazione prevede per il prossimo anno investimenti per circa 600 milioni di euro, destinati al proseguimento delle attività di smantellamento, alla gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi e ai principali interventi industriali sui siti. La priorità sarà consolidare la capacità realizzativa sviluppata nel triennio e tradurre il volume delle risorse in risultati misurabili, tempi certi e ulteriore avanzamento del programma nazionale di decommissioning.
Il rafforzamento ha riguardato anche la struttura della società. A fronte di un piano ereditato che prevedeva un taglio di oltre il 35% del personale entro il 2025 e dopo oltre quattro anni di blocco delle assunzioni, Sogin ha invertito la tendenza con un piano di 102 nuovi ingressi, 65 dei quali già realizzati. Le ore di formazione sono passate da circa 16 mila nel 2022 a quasi 23 mila nel 2025, mentre il progetto Futuro+STEM ha coinvolto circa mille studenti, contribuendo alla costruzione delle competenze necessarie per sostenere la continuità industriale della società.
Nel triennio si è inoltre consolidato il rapporto con le istituzioni attraverso l’ampliamento delle responsabilità affidate a Sogin. Al perimetro composto da Sogin e Nucleco si aggiunge Deposito Avogadro (Vercelli) e lo smantellamento degli impianti localizzati in Piemonte (Trino, nel Vercellese, Bosco Marengo, Alessandria ed EUREX a Saluggia, Vercelli), mentre il Governo ha affidato alla società anche i rifiuti radioattivi del reattore RTS-1 della Marina Militare al CISAM di Pisa. Sul piano regolatorio, il confronto con ARERA ha accompagnato la revisione del sistema e, da ultimo, il ripristino integrale degli acconti relativi alle attività del Deposito Nazionale ha consentito di proseguire regolarmente il percorso previsto. Sono passaggi che rafforzano il ruolo di Sogin come riferimento pubblico nazionale per la sicurezza e la gestione del ciclo nucleare.
Un riconoscimento arrivato anche sul piano internazionale. L’AIEA ha individuato Sogin, unica azienda italiana, come Collaborating Centre per il decommissioning; la missione ARTEMIS ospitata a Roma nel 2023 ha definito solido l’approccio adottato dalla società. Gli accordi con la giapponese JAPC e con la britannica NDA hanno inoltre rafforzato la cooperazione tecnica, con la centrale di Latina candidata a modello internazionale per lo smantellamento dei reattori a grafite.
Resta centrale il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico. Dopo la trasmissione della Carta Nazionale delle Aree Idonee e in attesa della conclusione della Valutazione Ambientale Strategica, il progetto entra in una fase decisiva per la gestione di lungo periodo dei rifiuti radioattivi italiani. La decisione di ARERA dello scorso agosto, che ha ripristinato gli acconti precedentemente sospesi dopo il completamento della documentazione di pianificazione richiesta, ha chiuso il passaggio regolatorio e garantito continuità alle attività di competenza della società.
Accanto al decommissioning e al Deposito, la prossima fase avrà al centro anche la valorizzazione industriale dei siti. Le aree in dismissione non rappresentano soltanto luoghi da bonificare: dispongono di connessioni alle reti elettriche, opere idrauliche, infrastrutture e sistemi di sicurezza che costituiscono un patrimonio industriale potenzialmente riutilizzabile. Tra le ipotesi considerate rientrano data center, sistemi di accumulo energetico e, in prospettiva, tecnologie nucleari di nuova generazione come gli Small Modular Reactor. Un’impostazione che supera la sola logica del ritorno a “prato verde” e punta a preservare il valore strategico degli asset.
Anche il rapporto con i territori ha prodotto risultati concreti. Dal 2023 il programma Open Gate, fermo da cinque anni, è stato rilanciato e ha portato oltre 10 mila persone a visitare gli impianti. Sono state inoltre sbloccate, dopo quattordici anni, le compensazioni territoriali previste dal decreto-legge 1/2012, riattivando risorse destinate alle comunità interessate.
Sul piano societario, l’assemblea riunitasi ha rinviato ai prossimi giorni la definizione del nuovo mandato della governance. La decisione arriverà quindi su una base industriale significativamente rafforzata rispetto a tre anni fa: conti tornati stabilmente in utile, investimenti ripartiti, un miliardo di euro di gare, avanzamento del decommissioning, nuove competenze, maggiori responsabilità affidate dalle istituzioni e una presenza internazionale consolidata. Il punto, ora, è dare continuità a questo percorso e accompagnare Sogin nella fase di investimenti e realizzazioni che si apre.
“Le grandi trasformazioni industriali richiedono tempi lunghi e continuità di governance”, sottolinea Bono, indicando nella continuità una condizione essenziale per completare il decommissioning, valorizzare il patrimonio dei siti e mettere le competenze della società al servizio della sicurezza del Paese.


