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Economia
Spread, dopo la fiammata arretra a 133 punti. Borse in modesto rialzo

Lo spread ha qualche linea di febbre a causa della sindrome ellenica. Mentre il governo Tsipras ieri ha tentato l'affondo al termine di un'altra giornata di negoziati molto difficili, oggi in apertura di contrattazioni sul mercato secondario, il differenziale Btp-Bund è chizzato con una fiammata iniziale a 143 punti per poi riscendere a 135 punti (il rendimento del decennale è all'1,89%) e in chiusura arretrare a 130.  Il rendimento si attesta all'1,91%. Il differenziale Bonos/Bund segna 131 punti per un tasso dell'1,89%.

LE BORSE CHIUDONO IN MODESTO RIALZO  - Le borse europee rimbalzano dopo lo scivolone di ieri, legato ai timori di un default della Grecia. Londra guadagna lo 0,35%. A Milano l'indice Ftse Mib di piazza Affari segna +1,07%. Francoforte sale dello 0,72% e Parigi dello 0,43%. Madrid cresce dello 0,34%, mentre Atene perde lo 0,93%.

Intanto ad Atene, secondo l’esecutivo guidato da Alexis Tsipras lo scenario è il seguente: Ue e Fmi seguono "strategie differenti" sulla Grecia, con la prima che chiude a una ristrutturazione del debito e il secondo che non cede su pensioni e lavoro. Una "grossa contraddizione" alla luce della quale il governo di Atene, si legge in un comunicato, "ha deciso di non legiferare sulle riforme prima di un accordo" tra i creditori stessi. Una posizione negoziale non priva di una sua logica, visto che la stessa Commissione europea prevede nelle stime primaverili il debito greco al 180,2% del Pil nel 2015. Con questi dati ha offerto all’Fmi sul piatto di argento la possibilità di chiedere un haircut, un taglio del debito, visto che le riforme da sole non basteranno a raddrizzare i conti.

La trattativa sul debito greco e sullo sblocco degli aiuti di cui si discute ormai da fine febbraio rischia di finire nelle sabbie mobili. Ma cosa è successo esattamente? Secondo il Financial Times, il Fondo Monetario Internazionale avrebbe chiesto agli altri due membri dell'ex troika (i creditori istituzionali della Grecia, oggi Gruppo di Bruxelles), Commissione europea e Bce, una svalutazione (sarebbe il secondo haircut dopo quello del 2012 per 100 miliardi di euro) del debito del paese ellenico, senza la quale l'istituto di Washington avrebbe minacciato di non versare la quota di sua competenza (pari a circa la metà) dei 7,2 miliardi di euro, ultima tranche (insieme alla Ue, l’Fmi continueràa pagare rate fino ai primi mesi del 2016) del prestito internazionale concordato dal precedente governo greco ai tempi di Papandreou, che verranno versati ad Atene una volta stretta l'intesa su un piano di riforme economiche.

Secondo il quotidiano della City il monito sarebbe arrivato da Poul Thomsen, capo del dipartimento europeo del Fmi, veterano della crisi greca, durante l'Eurogruppo svoltosi la scorsa settimana a Riga. Il ministro tedesco delle Finanze,Wolfgang Schaeuble, ha smentito, anche perché a pagare la ristrutturazione sarebbero solo gli europei, non certo l’Fmi che i soldi prestati li rivuole tutti indietro per statuto. Anzi non può prestare soldi se non c’è la certezza della loro restituzione. Ma sulla vicenda è intervenuto un comunicato dell’Fmi. Il Fondo ritiene che la Grecia potrebbe aver bisogno di un `haircut´ e cioè di una svalutazione del debito, ma ha smentito di aver avanzato questa proposta all'Eurogruppo di Riga, come aveva anticipato invece il FT.

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