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Economia
Con lo streaming in abbonamento la musica tornerà a veder crescere ricavi e profitti

Vi ricordate i tempi in cui la musica veniva venduta in piccoli negozi specializzati, su dischi in vinile? Quel mondo è andato in crisi da tempo, i dischi sono su Cd o si scaricano da internet, i piccoli negozi hanno lasciato spazio a poche grandi catene, le "major" discografiche si son ridotte a tre: Universal  (la maggiore, che fa parte del gruppo Vivendi e che nel 2011 rilevò quanto restava di Emi), Sony Music (nata dalla fusione di precedenti etichette come Columbia Records, Epic Music e Bmg) e Warner Music (staccatasi da Time Warner nel 2004 e tra le prime ad aver provato a dar vita a un accordo coi "new media", in particolare con Youtube, accordo poi saltato nel 2008 per problemi di violazione di copywright da parte degli utenti).

La rivoluzione tecnologica, per molti versi del tutto analoga a quella degli altri "global media" che lavorano sui contenuti testuali o video, ha portato a una crisi epocale facendo crollare il fatturato mondiale del settore dai quasi 30 miliardi di dollari annui toccati a fine anni Novanta a soli 13,66 miliardi lo scorso anno. Eppure secondo gli analisti del Credit Suisse quella della musica (ormai digitalizzata) è la "grande storia dimenticata di crescita dei contenuti nel settore dei media globali", una storia che le nuove piattaforme che consentono di ascoltare musica in streaming, a pagamento, come Spotify, Deezer e Beats Music, i cui abbonati a pagamento appaiono destinati dai 14 milioni di fine 2013 a quasi 150 milioni entro il 2025, sta per far ripartire alla grande.

Oltre alle tre citate major discografiche (e dunque ai titoli Vivendi, Sony e Warner Music, quotati rispettivamente a Parigi, Tokyo e New York) e alle piattaforme di streaming, che in futuro potranno avere un ruolo di "prede" (come già capitato alla più piccola, Beats Music, acquisita di recente per 3 miliardi di dollari) o di "predatori", almeno altri due sono i protagonisti su cui vale la pena di scommettere se credete, come gli esperti di Credit Suisse, che la nuova rivoluzione tecnologica e culturale (perché fondamentale in questo caso più che il software e i dispositivi in sé è il nuovo modo di fruire della musica e dunque la nuova propensione a pagare per poter godere di questa esperienza) farà rimbalzare il fatturato (le previsioni degli esperti rossocrociati parlano di un giro d'affari che potrebbe risalire a poco meno di 18 miliardi di dollari l'anno entro il 2020 per poi stabilizzarsi su tali livelli).

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