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Supermercati vuoti, situazione critica. Così il sud paga il prezzo della protesta dei tir. VIDEO

Dalla Campania alla Sicilia, passando per Calabria e Puglia, fino a Basilicata, Molise e Abruzzo, la paralisi è pressoché totale

Supermercati vuoti, situazione critica. Così il sud paga il prezzo della protesta dei tir. VIDEO

Supermercati vuoti, situazione critica al Sud

In molti supermercati del Sud restano solo pile di cassette vuote. Da giorni gli autotrasportatori, in protesta contro il caro carburante, bloccano le principali arterie stradali del Mezzogiorno, e il trasporto di ortaggi e di molti altri prodotti si è quasi fermato. I prezzi salgono e tonnellate di merce, anche deperibile, restano ferme nei magazzini e nei camion.

Dalla Campania alla Sicilia, passando per Calabria e Puglia, fino a Basilicata, Molise e Abruzzo, la paralisi è pressoché totale. Oggi, martedì 20 ottobre, a Milano il ministro dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà le associazioni nazionali dell’autotrasporto, mentre cresce l’allarme anche per le consegne di elettrodomestici e farmaci.

Nelle ultime ore i camionisti si sono radunati nel Vallo di Diano, agli svincoli della A2 di Polla, Atena Lucana, Sala Consilina e Padula-Buonabitacolo. Si registrano rallentamenti, ma le auto possono passare; sul posto ci sono forze dell’ordine e personale Anas. Presidi anche agli svincoli di Eboli, Contursi, Campagna e Sicignano degli Alburni, e nel pomeriggio è atteso un presidio allo svincolo di Buccino, sul raccordo Sicignano-Potenza. Camion fermi pure a Pontecagnano Faiano, all’uscita della tangenziale, con forti rallentamenti.

Supermercati vuoti, situazione critica. Così il sud paga il prezzo della protesta dei tir. VIDEO

L’intera filiera ortofrutticola è sotto pressione. Secondo Il Messaggero, in Campania i rifornimenti alla grande distribuzione sono rallentati. A Catanzaro scarseggiano pesce, latte e farina, mentre in Sicilia, tra le regioni più colpite, si esauriscono le scorte di carne, acqua e pasta. In Puglia le celle frigorifere delle aziende agricole sono piene di ortaggi, frutta e funghi che non arrivano ai supermercati. In Molise e Abruzzo i ritardi nella consegna dei mangimi mettono a rischio gli allevamenti.

Per Confcommercio, in Sicilia cinque giorni di fermo sono costati alla grande distribuzione e alla filiera del fresco tra i 40 e i 50 milioni di euro. A pagare di più, però, sono le aziende agricole e alimentari, che faticano a reperire materie prime e in alcuni casi hanno già fermato gli impianti. Aires, l’associazione dei rivenditori di elettrodomestici, segnala ritardi nei rifornimenti e nelle consegne a domicilio, con vendite mancate che potrebbero pesare sui bilanci. Si teme inoltre un rallentamento nella distribuzione dei medicinali.

Secondo La Stampa, i rincari hanno già investito tutto il Mezzogiorno e il Lazio meridionale. Al Centro agroalimentare Roma, terzo mercato ortofrutticolo all’ingrosso d’Europa, i pomodori siciliani e i datterini rossi costano il triplo rispetto a un anno fa. Il cuore di bue verde è passato da 2,50 a 6 euro al chilo, il radicchio rosso all’ingrosso da 1,80 a 4,40 euro (+144,4%). Anche a Roma iniziano a scarseggiare peperoni, melanzane e uva da tavola. Arrivano pomodori albanesi a 2 euro al chilo e peperoni spagnoli a 3,80, ma in quantità insufficienti a colmare il vuoto.

Trasportounito chiede un aumento del 15% delle tariffe per compensare l’impennata dei costi, gasolio in testa, e minaccia altrimenti lo stop totale dei servizi. Il governo punterebbe a sbloccare circa 430 milioni in crediti d’imposta contro il caro carburante, oltre ai 590 milioni già stanziati per il rinnovo dei mezzi. Sul tavolo anche il rafforzamento del Fondo per l’autotrasporto, il Marebonus 2026 e 80-100 milioni di nuovi aiuti. I tempi, però, stringono.

Dalla mattinata oltre quaranta mezzi tra camion, tir e trattori occupano la statale 189 Agrigento-Palermo all’altezza del bivio Tumarrano, fermando solo i veicoli pesanti e lasciando passare le auto. A Palermo, all’innesto dell’autostrada, circa un centinaio di mezzi pesanti sono fermi in via Oreto e nelle strade vicine. Un camionista appena uscito dal porto è stato invitato ad accostare: “Io lavoro per una ditta e dovevo fare le consegne. Mi hanno detto di fermarmi e mi sono fermato”. In Calabria la protesta interessa la Ss 18 nel Tirreno cosentino, tra Tortora, Santa Maria del Cedro, Acquappesa-Guardia Piemontese e Fuscaldo.

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