Fino a pochi anni fa, comprare online significava confrontare diversi siti e analizzare centinaia di recensioni, arrivando a una scelta solo dopo aver valutato numerose alternative e trovato il miglior rapporto qualità-prezzo. Oggi questi passaggi non sono completamente scomparsi, ma se un tempo avvenivano manualmente, ora è sempre più diffusa l’abitudine di delegare parte della nostra ricerca all’intelligenza artificiale. Secondo i dati, lo fa oltre il 13% degli acquirenti italiani, nel 67% dei casi per confrontare prezzi e prodotti, nel 66,8% per ricevere suggerimenti personalizzati, nel 61,2% per sintetizzare le recensioni.
Il motivo è semplice: di fronte a centinaia di offerte e informazioni, l’AI permette di risparmiare tempo e ridurre la fatica cognitiva di scegliere. Basta una domanda per ottenere una lista di prodotti apparentemente adatti alle proprie esigenze. A confermare che l’interesse sta crescendo anche in Italia sono i dati raccolti attraverso DataForSEO da Christian Cilli, consulente, formatore e specialista SEO fondatore del progetto SEO Leader: la query “agentic commerce”, il modello di acquisto con cui le AI agiscono per conto del consumatore, registra 210 ricerche mensili medie, contro le 40 dell’anno scorso. Iniziano a emergere anche ricerche come “ChatGPT shopping”, segnale di un interesse che si sta spostando verso un pubblico più ampio.
Ma delegando gran parte del lavoro all’AI, il consumatore può ancora dire di essere responsabile delle proprie scelte di acquisto? Quando un assistente AI propone tre o quattro alternative, infatti, il consumatore si muove all’interno di una selezione già effettuata dall’algoritmo, senza necessariamente sapere quali prodotti siano stati esclusi e perché. Il rischio è confondere ciò che viene suggerito con ciò che è effettivamente più adatto a noi, dando per scontato che le opzioni presentate rappresentino le migliori disponibili sul mercato.
“L’AI è utilissima per orientarsi tra centinaia di prodotti e ridurre la nostra fatica, ma se ci vengono mostrate quattro alternative, tenderemo a scegliere tra quelle quattro senza chiederci cosa sia rimasto fuori e perché. È qui che cambia davvero il comportamento d’acquisto: il consumatore continua a prendere la decisione finale, ma una parte importante della scelta è già avvenuta a monte. Per questo l’AI dovrebbe restare un assistente, non diventare un sostituto del nostro giudizio”, commenta Christian Cilli, fondatore di SEO Leader.
Shopping con l’IA: i 5 consigli per scegliere consapevolmente
Un prodotto consigliato dall’AI non è necessariamente il migliore in assoluto: è quello che il sistema ha individuato sulla base della richiesta ricevuta e delle informazioni disponibili. La vera sfida per i consumatori diventa quindi imparare non soltanto a chiedere consigli all’intelligenza artificiale, ma anche a verificarli e metterli in discussione. Secondo Christian Cilli, sono cinque gli accorgimenti per utilizzare l’AI come strumento di supporto, senza rinunciare alla propria capacità di scelta durante lo shopping:
1. Fare domande precise, non generiche: chiedere “qual è il miglior smartphone?” significa lasciare all’AI il compito di stabilire cosa sia meglio per noi. È preferibile indicare budget, utilizzo previsto e caratteristiche irrinunciabili, così da ottenere suggerimenti basati sulle proprie priorità.
2. Non fermarsi alle prime alternative: se l’assistente propone tre prodotti, vale la pena chiedere altre opzioni, magari più economiche, di marchi differenti o con caratteristiche diverse. La prima selezione non rappresenta necessariamente tutto ciò che il mercato offre.
3. Chiedere perché viene consigliato un prodotto: una domanda semplice, che può aiutarci a capire quali criteri l’AI abbia utilizzato per consigliarci e quali alternative meritino un confronto.
4. Verificare prezzi e caratteristiche sui siti originali: il rischio è che l’AI possa fornirci informazioni incomplete o non aggiornate. Prima di acquistare, soprattutto nel caso di prodotti costosi, è importante controllare direttamente sul sito del produttore o del rivenditore prezzi, disponibilità, specifiche tecniche e condizioni di vendita.
5. Leggere anche le recensioni, non solo i riassunti: con l’intelligenza artificiale possiamo sintetizzare centinaia di opinioni in pochi secondi, ma rischiamo di tralasciare problemi specifici o esperienze meno comuni. Consultare personalmente alcune recensioni positive e negative permette di valutare sfumature che possono sfuggire all’AI.
“La comodità dell’AI non dovrebbe tradursi in una rinuncia alla consapevolezza. Più questi strumenti entreranno nelle nostre abitudini di acquisto, più sarà importante continuare a capire perché un prodotto ci viene proposto e quali alternative sono rimaste fuori. L’AI può ridurre il tempo necessario per scegliere, ma la scelta dovrebbe restare nostra”, conclude Christian Cilli.
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