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In una giornata che vede le borse europee, e soprattutto Milano, ripartire sotto la spinta di trimestrali migliori delle attese da parte di attori del settore finanziario europeo come Societe Generale, Credit Agricole, Commerzbank o Allianz, a Piazza Affari continua a tener banco il titolo Telecom Italia (che renderà nota la trimestrale domani), in crescita dello 0,94% e sempre più vicino alla soglia dei 65 centesimi di euro per azione, livelli che il titolo non raggiungeva più dallo scorso 11 febbraio.

Non sembra preoccupare, forse perché in parte prevista, la contrarietà di Telefonica, socio di riferimento di Telco (che a sua volta controlla il 22,45% del capitale dell’ex monopolista telefonico italiano), all’ipotesi di una fusione per incorporazione di 3 Italia di cui si parla da settimane. La voce, rilanciata stamane dalla stampa italiana, ha una sua logica visto che l’eventuale integrazione tra la società controllata da Hutchinson Whampoa e il colosso italiano rischierebbe da una parte di diluire il controllo di Telefonica sul gruppo stesso, dall’altra di ritrovarsi un pericoloso concorrente in casa in grado di fare fronte comune col management italiano per una maggiore aggressività del gruppo guidato da Franco Bernabè in Sud America.

Se si mettesse di traverso Telefonica (socia al 46% di Telco, equivalente ad un 10,3% circa di Telecom Italia) per Franco Bernabè proseguire nel tentativo di integrazione potrebbe farsi difficile: per aggirare l’ostacolo sarebbe infatti necessario il disimpegno dei soci italiani (Generali, socia in Telco al 30,6%, Banca Intesa e Mediobanca, entrambe all’11,5%, equivalenti nel complesso al 12,10% circa di Telecom Italia), ma la spaccatura rischierebbe di riverberarsi sulle quotazioni del titolo nel caso di uno “spezzatino” della holding di controllo.

A meno che Hutchinson Wampoa non fosse pronta a pagare un premio sostanzioso (si è scritto di una valutazione pari a 1,2 euro per azione, in linea coi valori a cui Telco ha in carico i titoli) per gli azionisti che le girassero i titoli (eventualmente anche i Fossati, azionisti di Telecom Italia al 5% ma fuori da Telco), lavorando di lima per evitare di dover lanciare una successiva Opa obbligatoria (che scatterebbe immediatamente al superamento del 30% di capitale). Ipotesi che come detto per ora non disturbano il titolo, anche perché secondo il giudizio pressoché unanime di operatori e analisti finanziari al momento l’attenzione è piuttosto per il possibile scorporo della rete d’accesso del gruppo telefonico italiano, da girare a CdP.

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