Lo chiamano Sultano o “Grande Maestro”. Guai a farlo arrabbiare perché il suo metro e 85 abbondante si trasformerà in oltre due metri di collera. Parliamo di Recep Erdogan, il presidentissimo turco che nella notte di ieri ha rimosso (l’ennesimo in solo due anni) in funzione anti-inflattiva, a suo dire, il governatore della banca centrale turca provocando un effetto domino. Prima di tutto sulla stessa valuta locale, che ha perso oltre il 17% in apertura di seduta nel concambio con il dollaro. Ma ha anche creato qualche grattacapo a UniCredit.

Andrea Orcel
Che c’entra la banca di Piazza Gae Aulenti? L’istituto che attende con ansia l’arrivo di Andrea Orcel per iniziare – si spera – una stagione di maggiore “attivismo” in ottica M&A, era presente in Turchia con una quota di poco inferiore al 41% di Yapi Credi, in joint venture con il Gruppo Koc.
Poi, alla fine di novembre del 2019 la banca italiana, che stava iniziando a dismettere tutti gli asset non “core” è scesa al di sotto del 32% (31,93%, quota ridotta ulteriormente a febbraio del 2020 al 20%), ha sciolto la partnership con Koc. Perché? Perché la strategia di Jean Pierre Mustier di rinunciare a qualsiasi partecipazione all’estero pur di fare cassa esigeva un ulteriore tributo.
L’operazione, infatti, ha avuto effetti nulli sulla cassa di Unicredit e sulla patrimonializzazione, ma è costata quasi un miliardo comprese le penali che sono state corrisposte al gruppo Koc per l’uscita anticipata dall’accordo. Allora sembrava tutto molto sensato: tornare a essere prima di tutto una banca, potenziare la presenza in Italia, contendere a Intesa Sanpaolo lo scettro di primo istituto di credito nostrano.
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Poi la cosa è andata come sappiamo: mentre Ca’ De Sass cresceva, conquistando anche Ubi Banca, UniCredit rimaneva ferma, in attesa che succedesse qualcosa. E quando all’orizzonte si è letto il cartello stradale con l’indicazione di Siena, Mustier ha chiesto garbatamente di scendere e si è dileguato.
Ora, in attesa di capire che cosa succederà in Piazza Gae Aulenti, è bene ricordare che in Turchia Unicredit ha ancora delle partecipazioni importanti, che l’hanno subito “ferita” nel momento in cui – e qui torniamo all’inizio della trattazione – il Sultano ha rimosso il governatore di fatto generando una reazione a catena che ha appesantito il titolo in borsa di Gae Aulenti. Le azioni dell’istituto di credito milanese, infatti, hanno ceduto l’1,2% in una giornata poco mossa per la borsa italiana.
In attesa di vedere come si muoverà Orcel, per capire se vorrà sfidare le ubbie del Sultano o se preferirà abbandonare definitivamente la posizione per concentrarsi su altre operazioni, non resta che sperare che Erdogan non abbia in serbo altre sorprese. L’effetto farfalla, d’altronde, è dietro l’angolo.

