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Economia
Usa, Joe Biden rallenta la sua “luna di miele” con gli americani
 Joe Biden
Lapresse

I primi 100 giorni di Joe Biden alla Casa Bianca sono stati molto di più che una luna di miele. Appena insediatosi nell’Ufficio Ovale il Presidente è partito cancellando una buona parte dei simboli dell’era trumpiana.

Con grande soddisfazione dell’Europa è tornato all'Accordo sul clima di Parigi, ha bloccato la costruzione del muro al confine con il Messico ed eliminato il blocco alle persone transgender nell'esercito.

Senza tralasciare i grandi piani economici e sociali, i primi da 1,6 trilioni di euro e i secondi così ben definiti da  far ricordare il New Deal  di Franklin Roosevelt.

Anche in politica estera molti sono stati i cambiamenti soprattutto nei confronti degli alleati e nell’approccio sincero al multilateralismo.

E pure sul problema principe dell’anno, la pandemia, è riuscito a raggiungere il traguardo prefissato di un grande numero di vaccinazioni con un ritorno alla quasi normalità dichiarato il 4 luglio, giorno dell’Indipendence Day dal virus.

Purtroppo quello che molti osservatori temevano si sta però avverando. E cioè che la debolezza della maggioranza democratica al Congresso non permette di accellerare questa corsa trionfante.

E così a quasi sei mesi dal mandato molti dei suoi progetti, dalla riforma dell'immigrazione, da quella della polizia o dalle misure di controllo delle armi, sono stati bloccati. Naufragata la legge sull'accesso al voto e in stand by il piano infrastrutturale, sia pur  proposto con un budget ridotto alla metà voluto dal presidente.

E la variante Delta che riaccende preoccupazioni e focolai  ha così dato un deciso stop alla “luna di miele” di Biden con gli americani.

Inoltre il massiccio arrivo, quasi da record, di immigranti illegali, ha favorito discorsi al vetriolo da parte di un Donald Trump contro il suo rivale. Un Trump che non nasconde l’idea di ricandidarsi alle prossime elezioni del 2024.

Certo il democratico gode ancora di grande popolarità ma da oggi in poi dovrà “cercare il vento “ senza più godere di quella brezza in poppa che fino ad adesso lo ha fatto volare.

Il boom dell'economia americana, che sta vivendo un trend mai visto negli ultimi 40 anni, lo sta aiutando ma sarà utile tenere sotto controllo l’inflazione che al momento è ai massimi dal 2008.

Insomma, da oggi in poi, molto più di quello che è successo adesso, ogni provvedimento che entrerà al Congresso costerà lacrime e sangue di trattative e compromessi. Non è un caso che la pressione stia aumentando per costringere i Democratici a spostare importanti capitoli dell'agenda, come le infrastrutture, attraverso una procedura di riconciliazione del bilancio di emergenza.

I Democratici della Camera hanno raggiunto un consenso la scorsa settimana su una proposta di investimento e spesa da 3,5 trilioni di dollari, con misure per promuovere la lotta ai cambiamenti climatici e alla povertà, rafforzare il programma di sanità pubblica per la terza età (Medicare) e altri obiettivi chiave all'ordine del giorno di Biden. Ma non hanno il sì dei loro partner democratici dall'altra parte del Campidoglio.

E il semestre che si avvicina si presenta per Joe Biden, e per la sua grande esperienza di mediatore, un non facile banco di prova. Ma dai prossimi sei mesi dipenderanno molti atteggiamenti degli americani verso il loro presidente. Si vedrà se l’esperto dem saprà reggere il ritorno dei repubblicani che, ricaricate le pile dopo la sconfitta, non vedono l’ora di mettergli i bastoni tra le ruote.

 

 

 

 

 

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