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La denuncia di Visco: l’economia criminale vale 150 miliardi

Persi 16 mld di investimenti esteri in sei anni. L’economia illegale in Italia nel quadriennio 2005-2008 potrebbe aver pesato per oltre il 10% del Pil. Lo dice il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che…

L’economia illegale in Italia nel quadriennio 2005-2008 potrebbe aver pesato per oltre il 10% del Pil. Lo dice il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, durante una audizione in commissione Antimafia. Visco ha elencato una serie di stime ad oggi disponibili riguardo all’economia illegale in Italia ed ha ricordato che, secondo l’Istat, sull’economia illegale intesa come commercio di sostanze stupefacenti, prostituzione e contrabbando di alcol e tabacchi, nel 2011 ha pesato complessivamente per lo 0,9% del Pil. Secondo Transcrime, ha aggiunto, “tali mercati valgono circa 110 miliardi di euro in Europa, poco meno di 16 in Italia, l’1% del Pil”. Secondo le stime che si basano sulla quantita’ di moneta in circolazione, ha proseguito il governatore, l’economia illegale in Italia nel quadriennio 2005-2008 potrebbe pesare per oltre il 10% del Pil.

I flussi di denaro dall’Italia verso i cosiddetti ‘paradisi fiscali’ sono di circa il 36% piu’ elevati di quelli verso gli altri Paesi esteri. Citando dati di via Nazionale, Visco ha spiegato che “considerando le determinanti dei flussi finanziari tra l’Italia e il resto del mondo vengono individuate posizioni totalmente anomale. I risultati – ha aggiunto – mostrano che a parita’ di altre condizioni i flussi finanziari indirizzati verso i cosiddetti ‘paradisi fiscali’ sono di circa il 36% piu’ elevati di quelli verso gli altri Paesi esteri”. Secondo Visco, l’anomalia e’ “correlata sia con i tassi di criminalita’ legati ai furti e al traffico di droga nella provincia di origine del bonifico, sia con misure del rischio di riciclaggio e di opacita’ della legislazione finanziaria nei Paesi di destinazione”.

Senza la presenza della criminalita’ organizzata, tra il 2006 e il 2012, gli investimenti in Italia sarebbero stati superiori del 15%, quasi 16 miliardi di euro. Visco ha sottolineato che “la criminalita’ ha un effetto negativo sugli investimenti in generale e su quelli diretti dall’estero in particolare: utilizzando l’indicatore doing business e considerando il grado di penetrazione criminale nel territorio – ha aggiunto – e’ stato stimato che, a parita’ di altre condizioni, se le istituzioni italiane fossero state qualitativamente simili a quelle dell’area euro, tra il 2006 e il 2012 i flussi di investimento esteri in Italia sarebbero risultati superiori del 15%, quasi 16 miliardi di euro, agli investimenti diretti effettivamente a tratti nel periodo”. In sintesi, conclude Visco, “le analisi concordano nell’evidenziare effetti negativi significativi sulle principali variabili che influenzano la crescita di una Nazione”. Visco ha ribadito infine che “l’attivita’ della Banca d’Italia si colloca soprattutto nell’ambito della prevenzione”.