A inizio settimana gli ordini all’industria, scesi del 5,7% su mese ad agosto, dopo il +4,9% di luglio, il calo più forte dall’agosto del 2009. Poi la produzione industriale, fortemente negativa e scesa ad agosto del 4%. E ieri le esportazioni crollate del 5,8% sempre ad agosto, la riduzione più consistente da gennaio 2009. La locomotiva tedesca si è fermata.
I “dolori” dei partner europei, le sanzioni alla Russia sulla crisi ucraina e la decelerazione del Pil cinese stanno facendo male alla Germania. Il deterioramento della fiducia sta minando alle fondamenta le speranze di una ripresa nell’economia tedesca dopo il crollo del secondo trimestre.
L’area euro in stagnazione sta lottando per ritrovare la via della ripresa tra le crescenti tensioni politiche con la Russia per il suo sostegno ai separatisti in Ucraina, il rischio deflazione e una politica monetaria che non si decide a passare il Rubicone del Quantitative easing come ha fatto la Fed, BoE e BoJ.
E così il bollettino della Bce, da cui è emerso che l’Italia continua a essere tra i paesi europei con le maggiori tensioni sui mercati finanziari e il dato sulla bilancia commerciale tedesca, che ha acuito i timori sull’arrivo di una recessione in Germania, motore dell’economia europea, hanno trascinato al ribasso Wall Street che chiude la seduta in forte calo con ribassi intorno al 2% per i maggiori indici. Nel finale il Dow Jones ha ceduto l’1,97% a 16.659.25 punti con una perdita di -334.97 punti, il Nasdaq è calato del 2,02% a 4.378.34 punti (-90.26) e lo S&P 500 è arretrato -2,07% a 1.928.21 punti.

