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AFI: "Diritti connessi non riconosciuti agli artisti, la Rai promette, ma..."
Sergio Cerruti

AFI: "Diritti connessi non riconosciuti agli artisti, la Rai promette, ma non mantiene le promesse"

La Rai ha dato piena e immediata disponibilità a fornire chiarimenti e ad avviare un tavolo tecnico che consentisse di risolvere le questioni pendenti” si leggeva a inizio settembre all’interno del comunicato lanciato dalla tv pubblica nel tentativo di difendersi dall’accusa di non riconoscere i diritti agli artisti.  

Affermandosi addirittura sorpresa dalle dichiarazioni avanzate dall’AFI – Associazione Fonografici Italiani - la Rai esegue il mestiere che sembrerebbe riuscirle meglio: mente sapendo di mentire e questa volta lo fa sotto gli occhi di tutti, avendo dichiarato a mezzo stampa una disponibilità che non le è mai appartenuta, almeno in questo caso. “Ho sempre pensato fossero proclamazioni illusorie quelle relative all’apertura di un tavolo tecnico per risolvere una questione che diventa ogni giorno più grande - spiega il Presidente di AFI Sergio Cerruti – e se da un lato le dichiarazioni della TV pubblica si confermano essere frutto di un entusiasmo passeggero dall’altro a confermare e dimensionare la mia nota denuncia è intervenuta ‘Striscia la Notizia’ con un servizio andato in onda ieri sera che svela gli altisonanti nomi della musica e le cifre che la Tv di Stato non gli ha mai liquidato”.

Caso Rai, il servizio di Striscia la Notizia

E mercoledì sera, infatti, il programma ‘Striscia la Notizia’ di Canale 5 è tornato sul delicato argomento più volte evidenziato dall’AFI relativamente alla dubbiosa gestione e organizzazione della RAI, scoperchiando il contenuto di quel ormai conclamato sistema di negligenza diventato una trappola per artisti. “Le conferme arrivano da lontano, già diversi anni fa il Maestro Vessicchio – costretto oggi alle vie legali – si aggirava per i corridoi di Viale Mazzini alla ricerca dei soldi che gli spettano per legge. Una condizione che conosco bene – dichiara Cerruti – visto che in quegli stessi corridoi ci sono stato lasciato anche io e centinaia di artisti a cui il servizio di ‘Striscia’ ha dato finalmente un volto e una quantificazione del danno economico”.

Come si evince, questa annosa questione dei diritti non retribuiti non colpisce solo i piccoli autori e produttori musicali, ma anche grandi personaggi del settore. Una nuova vicenda che si aggiunge a un comportamento ormai noto della Tv pubblica nei confronti della musica che arricchisce i suoi contenuti e, a questo punto, anche i suoi portafogli. “Dal Festival di Sanremo fino ai mancati pagamenti dei diritti, il nostro non è opportunismo ma solo la volontà di mettere in ordine un disordine gestionale che frena la crescita organica di tutto il settore” - spiega Cerruti, e a confermarlo sembrerebbero essere alcune note inviate dalle associazioni di Autori ed Editori come la FEM che denunciano il disordine documentale relativo agli utilizzi della musica nei programmi RAI oltre che le azioni legali intraprese dalle altre associazioni di categoria come SCF – la collecting proclamata come maggiormente rappresentativa del mercato discografico – la quale intenta a recuperare dalla Rai i presunti mancati pagamenti, sembrerebbe aver chiamato in causa anche l’AGCOM per il mancato rispetto dell’obbligo di rendicontazione previsto per legge.

“Di questa vicenda sanno tutto tutti, compresi almeno uno dei sindacati interni alla Tv di Stato nella fattispecie la CGIL, il CdA dell’azienda e il suo amministratore delegato Carlo Fuortes, la cui indifferenza è il mio grande e vero rammarico per una vicenda che alla fine ha costretto tutti, per necessità e controvoglia, nelle aule giudiziarie. A questo punto, oltre che augurarmi che il nuovo governo e in particolare il rinnovato Ministero della Cultura voglia mettere tra le sue priorità la riorganizzazione di un’azienda pubblica che agisce tutt’altro che nell’interesse pubblico, mi chiedo: ma la RAI mente sapendo di mentire? Ai posteri (e ai giudici) l’ardua sentenza”, conclude così Cerruti dichiarandosi pronto a depositare il secondo decreto ingiuntivo contro la Tv di Stato che porta la somma dei compensi rivendicati oltre la quota di 6 milioni di euro oltre che disposto a promuovere ogni azione necessaria a mettere luce sulla gestione del Festival di Sanremo, fosse anche chiedendo il giudizio della Commissione Europea sul rispetto delle regole di mercato che, in questo momento, sembrerebbero almeno in parte violate dalla Tv generalista.

 

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