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Spettacoli
Alessandro Borghese: "A Salvini cucinerei arancino di risotto alla milanese"

“Arancino di risotto alla milanese e bocconcini di osso buco”. Alessandro Borghese racconta ad Affaritaliani.it cosa cucinerebbe a Matteo Salvini (proprio il leader della Lega curava anni fa su Affari la rubrica di successo "Arancini padani"). Ma lo chef nato a San Francisco svela anche i piatti che preparerebbe a Silvio Berlusconi, Matteo Renzi e Luigi Di Maio. In queste ore Alessandro Borghese è partito su TV8 con la sua nuova trasmissione, Cuochi d'Italia: "Non è solo un talent, ma una vera e propria gara tra le regioni, attraverso la cucina di venti cuochi professionisti e le loro ricette tradizionali", sottolinea. Com'è nata la sua passione per la cucina? "Avevo cinque anni quando, ogni domenica mattina, mi svegliavo col profumo del ragù dentro casa..."

L'INTERVISTA AD ALESSANDRO BORGHESE

Come nasce l'idea di “Cuochi d'Italia” e che tipo di programma sarà?
"Dopo aver attraversato l’Italia per premiare i migliori ristoranti con “Alessandro Borghese 4 Ristoranti”, gustato i piatti tradizionali e conosciuto persone fantastiche che vivono la loro vita custodendo bagagli enogastronomici eccellenti, abbiamo deciso di creare un campionato per i cuochi d’Italia! “Cuochi d’Italia” non è solo un talent, ma una vera e propria gara tra le regioni, attraverso la cucina di venti cuochi professionisti e le loro ricette tradizionali. In giuria i miei colleghi e amici, Gennaro Esposito e Cristiano Tomei, portiamo l’Italia in tavola in una sfida gastronomica per raccontare luoghi, storie e materie prime eccellenti. In onda tutti i giorni alle ore 18.30 su TV8, un racconto meraviglioso, veloce e divertente per decretare il miglior Cuoco regionale d’Italia".

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Da “Alessandro Borghese 4 Ristoranti” a “Cuochi d'Italia”, il filo conduttore è la cucina regionale del nostro Paese. Quali sono i piatti che gli italiani dovrebbero scoprire e forse conoscono poco?
"I piatti tipici sono il cuore pulsante del programma e ne sono tantissimi! Ingredienti, ricette e segreti che grazie a “Cuochi d’Italia” sono svelati, ripercorrendo le origini della cucina regionale: un immenso patrimonio che merita di essere conosciuto. Dai canederli trentini ai peperoni cruschi lucani. Ogni giorno raccontiamo l’Italia enogastronomica in maniera diversa attraverso le ricette, ovviamente, ma anche attraverso prodotti e le persone, che sono i veri protagonisti del programma".

Quali sono stati i momenti più divertenti nei dietro le quinte di “Alessandro Borghese 4 ristoranti”?
"Ogni stagione di “Alessandro Borghese 4 Ristoranti” arricchisce il mio bagaglio culturale e umano. Storie di persone che, con tutte le loro problematiche, si raccontano attraverso i loro ristoranti. È bello vedere famiglie unite in una passione comune o due ragazzi che investono nella ristorazione. Sono tante le formule anche bizzarre, con idee e business diverso ed è curioso notare come siano diverse le motivazioni per come qualcuno inizi a fare questo mestiere o per chi lo tramanda da generazioni in famiglia; c’è la coppia che vuole mettersi in pratica, il filosofo che della cucina ha fatto un credo oppure chi vuole mantenere la viva tradizione del piatto tipico. Il furgone con il logo del programma lo riconoscono ovunque quando è parcheggiato, fermo al semaforo, collocato per una ripresa nei pressi del lungomare, sui social Web impazzano le foto di selfie accanto alla portiera nera: fidanzati abbracciati, il ragazzo in bicicletta, la signora in costume da bagno e il bambino con il gelato in mano. Sono molto contento del successo del programma, c’è molta curiosità in città o in paese quando arriviamo per conoscere i ristoratori e assaggiare la cucina del ristorante in gara, dalla piazza principale fino all’uscita del casello, la location si anima e vuole capire quale sia il ristorante in gara".

La passione per la cucina e la voglia di diventare chef com'è nata dentro di te?
"Avevo cinque anni quando, ogni domenica mattina, mi svegliavo col profumo del ragù dentro casa. Mi alzavo molto presto e andavo in cucina per osservare le mani di mio padre muoversi in assoluta sicurezza tra fornelli, piatti e coltelli. Quei momenti hanno il sapore indimenticabile di quel ragù che inonda la fetta di pane per la colazione domenicale. Il sorriso di mio padre concesso nel descrivermi una ricetta, i suoi consigli come un regalo speciale, hanno sviluppato gradualmente oggi il mio essere chef e rifare quel piatto con la stessa emozione della prima volta. Dopo il diploma mi sono imbarcato sulle navi da crociera per iniziare la mia impegnativa gavetta, per i successivi tre anni ho lavorato tra fornelli e piatti da lavare. Una volta sulla terra ferma, ho lavorato in Italia e all’estero, ho conosciuto colleghi che oggi sono diventati amici e lavoriamo insieme in brigata e in ufficio".

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Da poco hai aperto il tuo ristorante a Milano. Come si conquistano i milanesi a tavola?
"Il Ristorante, era nell’aria da tempo. Lo dovevo fare. Lo dovevo ai tantissimi sostenitori che mi chiedevano di farlo e agli ospiti che in questi anni hanno gustato i miei piatti durante i nostri ricevimenti privati e pubblici, dovevo aprire la cucina di “Alessandro Borghese – il lusso della semplicità” a tutti. L’occasione è arrivata quando abbiamo ampliato la sede milanese della mia azienda la: AB Normal srl – Eatertainment Company. Nel cuore della City Life, in Viale Belisario - al numero °3. Volevo essere trasparente, per questo abbiamo un’enorme cucina a vista sulla sala in un ambiente caldo e sensuale. Non distante si entra in un’atmosfera vivace ma distesa del Salotto del Cocktail Bar. Trasportati dalla musica del DJ Set e dalle novità del Barman. E poi ci sono gli uffici e la sala multifunzionale privata con cucina interna per i corsi di cucina e le riunioni aziendali e team building. Il menu cambia anche ogni settimana sono gli ingredienti che mi ispirano, la materia prima di stagione: cinque antipasti, cinque primi piatti, cinque secondi piatti e cinque dolci, la cucina del ristorante è collegata anche al bistrot con sfiziosità calde e croccanti da accompagnare agli ottimi cocktail. Un posto elegante dove si gustano le tradizioni più saporite. Mantenere la semplicità in cucina vuol dire tante cose, potrebbe significare ridurre un piatto alla sua forma base o focalizzarsi su un ingrediente per sperimentarne l’essenza. Oppure creare un’atmosfera da Rock Band, dove le diverse parti della cucina si muovono come gli strumenti del concerto. In qualunque caso, “semplice” in una cucina raramente significa “facile”. Quando si entra in cucina c’è studio, progettualità, fantasia, tutto questo se lo stai facendo per qualcuno".

Da “Alessandro Borghese 4 Ristoranti” ai... 4 politici che si giocheranno le prossime elezioni: cosa cucinerebbe rispettivamente per Di Maio, Salvini, Berlusconi e Renzi?
"Per il campano Di Maio preparerei un piatto semplice della tradizione partenopea rivisitata con semplicità e gusto: “Scamorza fritta con pomodorini del piennolo e crema di piselli”. Porterei Salvini al Sud per fargli gustare il sapore di un’Italia indivisibile con un: “Arancino di risotto alla milanese e bocconcini di osso buco”. Berlusconi è un classico che non passa mai di moda, sicuramente apprezzerebbe il “Trancio d’ombrina su crema di patate all’aglio nero e cavolo nero ripassato e chips di polenta”. Per Renzi, definito il rottamatore, un piatto ricomposto: “Cappellaccio ripieno di genovese su crema di cipolle e scaglie di provolone del monaco”. Alcuni di questi piatti sono già in carta nel mio ristorante “Alessandro Borghese – il lusso della semplicità” a Milano, non resta quindi che invitare i quattro per provarli!"

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Gli chef ormai sono diventati dei sex symbol grazie alla tv. Cosa vi rende seducenti agli occhi delle donne? Hai mai ricevuto proposte più o meno indecenti dalle fans in passato?
"Lusingato e contento. Probabilmente nella mia cucina e nel mio essere si respira tutta la mia ammirazione per le donne. Sono piene di coraggio e di tenacia, sanno prendersi cura degli altri con una capacità di dedizione che mi stupisce. Nella mia vita, mi hanno dato un grande sostegno e mi hanno spinto a portare a termine quello che cominciavo. Senza di loro non avrei centrato tanti obiettivi, né avrei avuto tanta costanza. Il cibo è anche erotismo. Sia chiaro: non esistono cibi afrodisiaci, ma è il cibo che diventa sensualità, penso a Mickey Rourke che gioca con Kim Basinger in cucina oppure al tavolo infarinato in “The Postman Always Rings Twice”. Nella letteratura e nell’arte la sensualità o i primi turbamenti, sono raffigurati e raccontati durante i banchetti o in un affresco, dove il vino diventa l’ingrediente significativo della scena. La materia prima, la preparazione, i profumi, la cottura, il gusto, il brindare, il cucinare per qualcuno, rappresentano una grande manifestazione d’amore. Non faccio mai caso alle proposte, preferisco stupire con i miei piatti!"

Tanti programmi di cucina in tv. Non si rischia la sovraesposizione della cucina stessa?
"Era ora che nella nostra TV ci fosse più cucina, all’esteri avevano iniziato a comunicarla molto tempo prima. Il food ha catturato l’attenzione dei network televisivi e di Internet, la cucina è l’anima dell’Italia, le materie prime sono uniche ed eccezionali, oggi abbiamo la fortuna di avere mezzi di comunicazione immediati e diffusivi, chiunque attraverso la televisione, internet e la stampa, può seguire i procedimenti e i consigli del suo chef preferito. In Italia abbiamo creato un linguaggio universale sul cibo: pasta, cappuccino, spaghetti, parmigiano, espresso, pizza, mozzarella. Puoi trovarti in un qualsiasi posto all’estero, parlare in una lingua non tua, che la parola “pasta” resta per tutti il sinonimo per eccellenza del Bel Paese. A Milano, ho aperto il primo pastificio: Pasta Fresca - Il lusso della semplicità in Via Washington, perché credo molto nel divulgare l’agroalimentare italiano prima a casa nostra e dopo nel commercio mondiale, finalmente oltre all’arte, alla storia, al turismo, alla moda e pure al calcio, ci sia un’intensa attenzione alla nostra cultura gastronomica, si tratta di un grande biglietto da visita. Con tanti programmi televisivi, si è dato vita a nuove realtà sia sul Web e sia in Stampa, prima sarebbe stato impensabile. La cucina in Televisione ha permesso a parecchi di conoscere i cuochi da vicino e di far diventare una passione un lavoro e con la nascita di nuove attività dai food blogger ai siti dedicati, sicuramente si favorisce un business importante per l’economia del nostro Paese. La mia carriera di chef è iniziata con una lunga gavetta più di venti anni fa. La televisione e la popolarità sono arrivati nel 2004 e da più di dieci anni sono in onda con i miei programmi di cucina. Ora sono in onda su Sky con la terza stagione di “Alessandro Borghese Kitchen Sound”, tutti i giorni a ora di pranzo, siamo già pronti per ricominciare con la quarta di “Alessandro Borghese 4 Ristoranti”, ed è partito su TV8 “Cuochi d’Italia”. Sono molto contento di essere stato un anticipatore di questa nuova tendenza, avevo un’idea del successo della cucina in televisione, da quando era singolare diventare testimonial di un prodotto gastronomico, come a screditare. Nulla di più falso, la cucina e tutto ciò che ruota intorno ad essa, genera sviluppo e professioni nuove e originali, qualche anno fa non esistevano tutte queste considerazioni e preparazioni sul cibo e sui tanti volti che ne parlano. Sono sempre stato un sostenitore del progresso, accorcia le distanze e migliora la cultura: il periodo storico che stiamo vivendo, dove la competenza di molti e la l’immaturità, per fortuna di pochi, al servizio di un pubblico esigente e finalmente più esperto nel voler assaporare le pietanze degli Chef. Quando ho iniziato a raccontare la cucina italiana attraverso le persone, non immaginavo di diventarne l’esempio, guardare alcuni programmi e rivedere le caratteristiche dei miei primi format con l’evoluzione di oggi è un enorme successo. L’aver sdoganato la cucina e a impastarla con altri universi affini, come ad esempio l’universo musicale e l’arte. Prima era impensabile, raccontare di piatti con brani rock o parlare in un’intervista come questa, di eventuali abbinamenti tra le due realtà. Ho creduto fortemente al potenziale della cucina in Italia che sta aumentando e continua a crescere per un bene comune".

Qual è il piatto o i piatti su cui giudichi il valore di uno chef?
"Far da mangiare non è facile, è una grande responsabilità. La cucina è un luogo impegnativo, ci vuole concentrazione, intuizione ed esercizio fisico. Bisogna sperimentare e studiare tutti i giorni. Quando un nuovo elemento entra a far parte della mia brigata, per uno stage o per corsi professionali, la prima cosa che domando è “cosa sai fare?”. I giovani oggi sono affascinato dalle nuove tecniche di cucina ma per fare una buona cacio e pepe devi conoscere i formaggi e la loro stagionatura, sapere quale formaggio si lega meglio con un altro e trovare il giusto abbinamento con l’amido della pasta. Una buona ricetta per conoscere il valore di uno chef potrebbe essere questa: friggo in abbondante intelligenza una grattata di fantasia, aggiungo un pezzo di umiltà e aggiusto con pazienza; a questo punto unisco al tutto un po’ di fortuna e vado a servire con qualche goccia di buon senso. Bisogna prendere un po’ la mano, ma il risultato è davvero buono".

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