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Spettacoli
L’estate più calda, l'intervista al regista Matteo Pilati

L’estate più calda, Matteo Pilati ad affaritaliani.it: "Mi piace raccontare storie che possano parlare a tutti"

In Sicilia si toccano temperature bollenti. È l'estate più calda mai trascorsa e anche l'ultima da passare insieme per le due amiche Lucia e Valentina, prima di separarsi per via dell'università. Nel piccolo paesino del ragusano sembra apparentemente andare tutto in modo ordinario, senza particolari sconvolgimenti, fino a quando un attraente ragazzo di nome Nicola, aspirante prete, arriva a sconvolgere i piani della comunità e soprattutto delle due giovani.

Una trama estiva, frizzante e fresca quella del film "L'estate più calda", la nuova fatica dal regista e sceneggiatore Matteo Pilati, il quale traguarda un altro successo a due anni dall'uscita della pellicola a tema LGBT "Maschile singolare", anch'essa disponibile in streaming su Prime Video. Il nuovo film ha infatti riscosso sin da subito grande fortuna, vuoi per una trama accattivante ed efficace, vuoi per il cast d'eccezione che la interpreta: tra i nomi, Nino Frassica, Stefania Sandrelli, Mehdi Meskar, Michela Giraud, l'ex ballerino di Amici Giuseppe Giofrè, Nicole Damiani e Alice Angelica.

Per entrare nel cuore della storia e approfondire la genesi e la realizzazione del film "L'estate più calda", Affaritaliani.it ha intervistato il regista Matteo Pilati.

Il film mischia infatuazioni estive, tradimenti, amicizie e famiglie disfunzionali. Può parlarci della trama e degli aspetti salienti riguardo l'ideazione e la genesi dell’opera?

In realtà la famiglia di Lucia (Nicole Damiani), la protagonista del film, non è così disfunzionale. Tiziana (Barbara Tabita) e Angelo (Luca Capuano) sono genitori aperti, moderni, super simpatici, complici. Col loro modo di fare, cercano di fare da contrappeso all’eccessiva serietà con cui la loro giovane figlia si affaccia alla vita. Il film parla del rapporto tra due amiche, Lucia e Valentina (Alice Angelica) che viene messo in crisi quando - nel corso di un’estate caldissima - nella parrocchia del paese, arriva un giovane diacono, Nicola (Gianmarco Saurino): Valentina si mette in testa di perdere la verginità con lui e chiede alla migliore amica di darle una mano. È una variazione sul tema dei film romantici young adult: in questo caso, il destino crudele che ostacola i giovani amanti non è una malattia, ma una vocazione sacerdotale.

Quale target si voleva raggiungere? Le aspettative sono state soddisfatte per il momento?

Mi piace raccontare storie che possano parlare a tutti: certamente il genere stesso del film lo colloca in una fascia più femminile e molto giovane. Ma L’estate più calda è una commedia romantica young adult che gioca - celebrando o sovvertendo - i cliché di questo genere cinematografico. Il finale, per esempio, è intenzionalmente provocatorio poiché - a differenza di altre storie appartenenti allo stesso filone - è volutamente ambiguo e lasciato alla libera interpretazione del pubblico. Non ho dati alla mano ma, da quello che mi pare di aver capito, questi elementi di “rottura”, come l’utilizzo della leggerezza e dell’ironia, sono stati apprezzati soprattutto dal pubblico più maturo.

Come regista quanto conta per lei l’improvvisazione e quanto ha influito sulla realizzazione di questo film?

Prima delle riprese, mi piace lavorare a lungo con gli attori e gli altri sceneggiatori (Giuseppe Paternò Raddusa e Tommaso Triolo) per provare le azioni, le battute, discutere il testo, fare adattamenti, aggiunte o tagli. Con Gianmarco (con il quale ho girato anche Maschile Singolare), ho un rapporto consolidato ed è capitato che, prima di passare alla scena successiva, mi abbia chiesto: “Me ne fai fare una diversa, che mi è venuta un’idea?” Molto spesso le sue idee sono nei take che abbiamo effettivamente utilizzato. Poi, ovviamente, ci sono le eccezioni: se hai la fortuna di lavorare con Nino Frassica, come è accaduto a me, lo lasci giocare. Ma non penso che la genialità di Nino sia pura improvvisazione, dietro ci sono studio del testo, del personaggio e - chiaramente - anni di esperienza. Il talento di quelli come Nino, secondo me, sta nel far sembrare tutto naturale, facile: improvvisato, appunto.

Quale aspetto del film rispecchia maggiormente la sua personalità o la sua storia personale?

Nel film c’è Matteo (Vincenzo Vitali), un bambino con gli occhiali poco sveglio e un po’ pasticcione, che combina un sacco di guai e si scaccola. È una specie di piccolo Cupido involontario per i due protagonisti: è grazie a lui che Lucia e Nicola si trovano da soli per la prima volta e che si avvicinano ulteriormente durante l’incendio; verso la fine del film, inoltre, disegna loro un ritratto, che è anche un modo per raccontare la loro storia… Il personaggio di Suor Agata (Monica Guazzini), invece, è modellato sulla madre superiora che era responsabile del Centro Estivo che frequentavo da adolescente.

Il tema del film, il conflitto tra idealismo e concretezza, mi è molto caro: nella vita di tutti i giorni cerchiamo continuamente di trovare un buon compromesso tra ciò che vorremmo e ciò che ci è possibile ottenere, per noi stessi e per gli altri.

Essere fermamente convinti delle proprie scelte ma poi doverle mettere in discussione, questo è sicuramente uno dei fili conduttori della vivace trama. Può soffermarsi su questo aspetto?

Lucia deve prepararsi a lasciare il paese (“personificato” nella migliore amica Valentina) per partire per Roma insieme al fidanzato Omar (Mehdi Meskar), dove studierà Economia all’università; Nicola deve essere ordinato sacerdote, consacrando la sua esistenza al servizio degli altri, rinunciando alla propria vita sentimentale. Entrambi sono motivati da nobili ideali, ma sono anche ragazzi giovani, con le loro insicurezze, le inevitabili contraddizioni… e tanti ormoni in circolo! Il sentimento che cresce fra loro divampa in passione erotica e li porterà a mettere in discussione i loro progetti. Così come per Valentina sarà dura mettere in discussione la fiducia incondizionata nei confronti del sentimento di amicizia che la lega a Lucia, ma non voglio spoilerare troppo. Personalmente credo che dovremmo approfittare delle occasioni che ci spingono a metterci in discussione: è anche un modo per valutare la solidità di ciò in cui crediamo.

Aspetti salienti nella scelta del cast? Poi, che tipo di rapporto ha con gli attori e come si pone nei loro confronti per instaurare la giusta sinergia?

Questo film è caratterizzato da una forte comunione di intenti con i produttori, Amazon Studios e Notorious Pictures: avevamo tutti molto chiaro cosa raccontare e come raccontarlo. C’è sempre stato un dialogo costruttivo, che ha permesso di lavorare in condizioni ideali. Il film lo abbiamo scritto con in mente Gianmarco, che è stato coinvolto anche nella fase di sceneggiatura ancor prima di firmare. Per il resto dei ruoli, mi è stato permesso di incontrare tantissimi attrici e attori (selezionati con grande cura dalla direttrice del casting, Giulia Fusaroli) tra cui scegliere gli interpreti più adatti a lavorare con me e a lavorare fra loro. Non ci sono state imposizioni di alcun tipo da parte di nessuno, si è discusso e scelto insieme per la migliore riuscita del progetto. Dovrebbe essere sempre così, ma non penso sia tanto comune: sono molto grato ai committenti e ai produttori.

Pochi giorni fa abbiamo avuto l'occasione di intervistare l'attore esordiente Tony Lusi che ha speso belle parole su di lei e sul suo lavoro. Cosa ne pensa del suo esordio e talento?

Tony è un ragazzo fresco, spontaneo, ha l’aria simpatica. Quello che ha tenuto per L'estate più calda è stato il suo primo provino e ha centrato l’obiettivo al primo colpo. Tuttavia c’era un limite: per tutto il gruppetto degli amici di Lucia e Valentina (interpretati da Miriam Nicolosi, Dalila Ricotta, Nino Domina e Alberto Rossi, tutti al debutto) volevo attrici e attori siciliani e Tony è romano. Siccome non ci sarebbe stato un dialect coach dedicato, abbiamo deciso di dargli un personaggio “archetipico”: il siciliano che non dice nulla se non: “Minchia!” Sono sicuro che in futuro vedremo sempre più spesso Tony e i suoi colleghi: come regista ho ancora tanti limiti (che spero di avere l’occasione di superare), ma sui talent di solito ci vedo lungo…

Com'è stato lavorare con Nicole Damiani, Alice Angelica e gli straordinari Stefania Sandrelli, Michela Giraud e Giuseppe Giofrè?

Anche per Nicole e Alice questo è stato il primo film: sono tremendamente orgoglioso di loro, due giovani donne brillanti, appassionate, lavoratrici.

Sono piuttosto cinefilo, ho una passione maniacale per il cinema di Ettore Scola, Antonio Pietrangeli e Bernardo Bertolucci: collaborare con Stefania Sandrelli è stata una delle più belle cose che mi potessero capitare nella vita. Si è messa a disposizione del suo personaggio e del film con lo stesso entusiasmo e la stessa disciplina delle sue colleghe debuttanti, portando la sua dolcezza sbarazzina per rendere ancora più interessante Carmen, che è un po’ la “cattiva” del film. Non me la sono sentita di fare a meno di Michela Giraud neanche stavolta: con grande generosità ha accettato un piccolo ruolo molto divertente. Giuseppe Giofrè, che conosciamo come ballerino (per Jennifer Lopez e Taylor Swift), coreografo e giudice ad Amici, non aveva mai recitato prima, ma ha davvero sorpreso tutti: lui e Michela hanno davvero una bella chimica, stiamo pensando insieme a un nuovo progetto, chissà…

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