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Esteri
Afghanistan, le lacrime di coccodrillo del presidente Joe Biden
(foto Lapresse)

“Quei soldati morti sono eroi che hanno perso la loro vita per salvare vite altrui. Sono la parte migliore dell'America, si sono battuti per i nostri valori. Abbiamo un dovere sacro nei loro confronti. Daremo la caccia a quelli che li hanno uccisi e la pagheranno. Li colpiremo con tutti gli strumenti, nel momento che sceglieremo noi”, lo ha detto commosso un Joe Biden che sa benissimo di essere nel pieno del suo momento più nero. L’America non ha bisogno di lacrime, di coccodrillo, dal suo presidente ma ha bisogno di sentirsi guidata e il dem, in questo momento, insieme alla sua vice Kamala Harris, sta facendo errori su errori.

I 90 morti per gli attentati suicidi all’aeroporto di Kabul di cui ben 13 sono marines americani sono anche responsabilità del presidente che non è riuscito a far gestire un ritiro in sicurezza per gli americani ma pure per tutti i cittadini afgani. E il risultato è arrivato dopo ripetuti e vani “warning” dell’Intelligence americana.

L’attentato è stato rivendicato dall’Isis-K, il ramo afgano dello Stato Islamico, un gruppo terroristico che ha preso di mira minoranze, attivisti, dipendenti del governo e personale delle forze di sicurezza e difesa nazionale afghane. Secondo i dati dell’Intelligence americana il gruppo conterebbe tra i 500 e i 1.500 combattenti e, nonostante i colpi subiti, sembra essere in piena espansione. E’ schierato contro tutti gli accordi con gli Stati Uniti, soprattutto quelli firmati da Donald Trump nel 2020.

La matrice degli attacchi è senza ombra di dubbio quella dell’Isis, il gruppo siriano-iracheno che  nel 2014 proclamò il califfato e la provincia di Khorasan”. Khorasan è una regione che comprende l'Iran nord-orientale, l'Afghanistan, il Pakistan e altre aree dell'Asia centrale. Ecco perché il gruppo è conosciuto con la sigla ISIS-K. Alla testa dell’Isis-K, composto in gran parte da afgani, pakistani, tagiki e uzbeki, ci sarebbe attualmente Shahab al Muhajir, alias Sanaullah, un jihadista.

Secondo il rapporto dei Servizi Segreti Al Muhajir, prima di ottenere la leadership dell’Isis-K  nel 2020 avrebbe pianificato attacchi a Kabul e in altre aree urbane. Sembrerebbe essersi fatto esperienza nella rete Haqqani, alleato dei talebani e  ricercato dagli americani come terrorista.

I talebani, soprattutto dopo l'accordo firmato nel febbraio 2020 con gli Stati Uniti si sono opposti all'ISIS-K ma da ieri i nuovi padroni dell’Afghanistan hanno un potente nemico pure in casa con cui dovranno fare i conti.

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