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Esteri
Afghanistan, tre dimostranti uccisi. Statue distrutte. Feriti in aeroporto

Ieri un ramoscello di pace per tranquillizzare la popolazione. Oggi invece gli spari, i morti, la repressione della folla e vecchi comportamenti. Il terzo giorno dell'nuovo Emirato islamico vede i talebani rimangiarsi subito le parole di ieri di moderazione in conferenza stampa. In mattinata è stata infatti repressa con due morti una massiccia protesta nell'Est dell'Afghanistan a favore del tricolore, orgoglio per milioni di afghani: i manifestanti si erano opposti alla sua sostituzione con la bandiera bianca, che rappresenta gli insorti e il loro "emirato islamico".

Le proteste sono avvenute questa mattina nelle strade di Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangahar, una delle ultime città cadute nelle mani dei talebani. "Proteste nella citta' di Jalalabad a sostegno della bandiera nazionale... I talebani hanno sparato contro i manifestanti e colpito alcuni fotoreporter", ha riportato su Twitter l'agenzia di stampa afghana Pajhwok. In un primo video raccolto dall'agenzia, si vede una grande folla camminare per le strade della citta' esponendo bandiere e intonando canti. In un video successivo si vedono diversi uomini che piangono all'interno di una casa. Secondo Pajhwok, manifestazioni a favore della bandiera nazionale sono state registrate durante la giornata anche in altre citta' del Paese, come a Khost, nell'Est del Paese.

Secondo  Al Jazeera, ci sono stati almeno tre morti e 12 feriti. "Da quando abbiamo visto l'arrivo dei Talebani, tutte le bandiere sono state un po' alla volta rimosse e rimpiazzate dalle loro. Lo abbiamo visto a Kabul. A molta gente questo non piace, ma molti hanno dovuto rassegnarsi. Ma a Jalalabad non si sono rassegnati e qui c'e' stata la resistenza di una buona fetta della comunita'", ha scritto Rob McBride dell'emittente qatariota. I talebani hanno anche abbattuto la statua di un eroe sciita, Abdul Ali Mazari, a Bamiyan. Si tratta di un ex leader politico Hazara, la minoranza sciita in Afghanistan.

"La situazione a Kabul è migliorata ma resta incerta. Non ci sono conflitti a fuoco se non all'aeroporto dove anche stamattina ci sono stati conflitti a fuoco e repressione delle masse che tentavano di prendere i voli", ha detto in collegamento via Zoom Alberto Zanin, coordinatore medico del centro chirurgico per vittime di guerra di Emergency a Kabul. In aeroporto, ha spiegato, "ci sono feriti da arma da fuoco perche' qualcuno sta impedendo di avvicinarsi agli aerei, anche se ci viene difficile capire chi fa che cosa. Stamattina la situazione era ancora calda, con raffiche contro i civili, ma ad ora non abbiamo ancora ricevuto feriti dall'aeroporto".

Mentre sono in corso le evacuazioni da parte dei Paesi occidentali, un funzionario della sicurezza della Nato, citato da Al-Jazeera, ha fatto sapere che almeno 17 persone sono rimaste ferite nella calca all'aeroporto della capitale afghana.

Zanin ha raccontato che nella notte "ci sono state raffiche di kalashnikov nel nostro distretto" e lo staff "resta preoccupato. Nessuno - ha sostenuto - sa dire oggi se continueranno gli scontri o le manifestazioni di dissenso, di certo c'e' ancora instabilita' e dall'osservazione diretta, c'e' grande incertezza" ha concluso.

Resta l'incertezza sulle sorti di Ashraf Ghani. L'ambasciata afghana in Tagikistan ha richiesto all'Interpol di arrestare il presidente deposto, del consigliere per la sicurezza nazionale, Hamdullah Mohib e di Fazel Mahmood, ex capo consigliere di Ghani. L'arresto e' stato richiesto dopo le notizie di una fuga di Ghani dall'Afghanistan con borse piene di denaro. Secondo alcuni media locali l'ex presidente si trova in questo momento ad Abu Dhabi. Altri media internazionali riferiscono invece che Ghani e' arrivato nell'Oman dopo essere stato respinto dal Tagikistan.

Intanto, in vista della videoconferenza straordinaria dei ministri dell'Interno di oggi, che si concentrera' sulla crisi dei migranti al confine tra Lituania e Bielorussia e sulla situazione in Afghanistan, la commissaria europea Ylva Johansson ha fatto sapere che l'Ue sospenderà i rimpatri forzati verso Kabul. Sul dossier afgano, Johansson ha spiegato che occorre "prendersi cura dello staff Ue, cittadini europei e locali, dare aiuto umanitario ai vulnerabili in Afghanistan e nei Paesi vicini, e rafforzare vie organizzate e sicure, inclusi i reinsediamenti".

 

 

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