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Esteri
Armeni, la Turchia attacca Francesco: “L’Argentina accolse i nazisti”

Nuovo, duro affondo dalla Turchia contro Papa Francesco dopo le sue parole sul "genocidio armeno": il ministro per gli Affari europei turco, Volkan Bozkir, ha affermato che il pontefice si e' espresso cosi' perche' proviene dall'Argentina, un Paese che "accolse i nazisti, gli autori dell'Olocausto degli ebrei". Il ministro, citato dall'agenzia Anadolu, ha anche sottolineato che la diaspora armena e' "dominante" nel mondo degli affari e dei media del Sudamerica.

Il Parlamento europeo ha in programma mercoledì prossimo un dibattito e un voto su una nuova risoluzione sul genocidio degli armeni. Il voto avra' luogo in occasione di una sessione plenaria dell'euroassemblea a Bruxelles. La risoluzione "commemorera il centesimo anniversario del genocidio armeno," si legge in una nota del Parlamento Ue. Il Parlamento europeo ha gia' adottato in passato diverse risoluzioni e ha chiesto alla Turchia di riconoscere il genocidio. In una risoluzione del 2005, in particolare, il riconoscimento del genocidio armeno e' considerato una vera "pre-condizione" per l'adesione all'Ue della Turchia.

Il governo italiano "non ha preso una posizione ufficiale, non è opportuno dare una verità di Stato, perché non è compito dei governi decidere cosa sia successo 100 anni fa, spetta agli storici". Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Sandro Gozi, risponde così a Omnibus ad una domanda circa la posizione del governo italiano sul genocidio armeno duramente condannato da Papa Francesco. L’esponente del Pd afferma che il governo non può prendere posizione ufficiale alla luce dei negoziati per l’entrata nella Ue della Turchia da sempre negazionista dei massacri del 1915: "Con la Turchia stiamo affrontando i problemi di oggi, non di cento anni fa: diritti umani, minoranze e democrazia". Certamente, ha detto l’esponente del governo, "le parole del Papa irritano Ankara", anche perché la "lettura della storia crea sempre forti divisioni". I "parlamenti europei - ha concluso Gozi - si sono pronunciati, i governi no".

 "Le parole del sottosegretario Gozi sono pericolose e devono essere immediatamente corrette da Renzi, il quale dovrebbe scusarsi. Secondo Gozi non e' compito del governo ma degli storici pronunciarsi sui genocidi. Quindi se ne deduce che il governo non solo non riconosce il genocidio degli armeni, ma neppure i genocidi compiuti da Hitler e da Stalin? La verita' e' che Renzi non ha il coraggio di difendere apertamente i cristiani perche' non vuole urtare la suscettibilita' dei musulmani". Lo afferma Giovanni Donzelli, membro dell'esecutivo nazionale di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale e candidato governatore alle elezioni regionali in Toscana.

Si arricchisce di nuovi elementi la crisi diplomatica tra Santa Sede e Turchia sul massacro degli armeni nel 1915-1917, definito un "genocidio" da Papa Francesco. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha affermato che le parole del pontefice rivelano "una discriminazione dei musulmani e dei turchi di fronte ai cristiani". Parlando dalla Mongolia, Cavusoglu ha attaccato quella che ha bollato come una posizione "contraddittoria e discriminatoria" perche' il genocidio rientra in un preciso concetto giuridico mentre per Ankara i massacri degli armeni sotto l'Impero ottomano furono la conseguenza di una situazione di conflitto in cui morirono anche musulmani.
  
In una nota, l'ambasciata turca presso la Santa Sede ha definito le parole di Francesco "un'inaccettabile strumentalizzazione politica". Il Papa non e' tornato sulle sue affermazioni ma ha ricordato che "il cammino della Chiesa e' quello della franchezza: dire le cose, con liberta'". Nell'omelia pronunciata alla Domus Santa Marta ha detto che per i cristiani, come sperimentarono gli Apostoli dopo la Risurrezione di Gesu', non ci sono alternative a dire anche le verita' scomode: la Chiesa, per Francesco, ha l'obbligo morale di parlare "con franchezza, senza timore". Per il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, la reazione di Ankara appare sproporzionata.

"La durezza dei toni usati dalla Turchia non mi pare giustificata, tenendo conto che una quindicina di anni fa Giovanni Paolo II aveva espresso valutazioni analoghe", ha ricordato il titolare della Farnesina da Barcellona. "L'Italia", ha aggiunto "ha piu' volte espresso solidarieta' e vicinanza al popolo e al governo armeno per la violenza e le sofferenze che sono state loro inflitte 100 anni fa. Quanto al riconoscimento giuridico del genocidio abbiamo sempre invitato i due Paesi, Turchia e Armenia, amici dell'Italia, a dialogare per evitare che questa situazione sia di ostacolo ad altre situazioni meno tese". Il tema e' delicatissimo in vista della commemorazione internazionale del centenario del genocidio, il prossimo 24 aprile, che ha gia' provocato scintille tra Armenia e Turchia. Proprio per questo la Commissione Europea ha chiesto a Turchia e Armenia di compiere sforzi per concludere sulla strada delle riconciliazione in modo che le loro relazioni "si normalizzino il prima possibile".

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