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Esteri
Germania, balzo degli antieuro. Svezia, avanza l'estrema destra

Successo della destra populista e antieuropea, Alternative fuer Deutschland (AfD, Alternativa per la Germania, alle elezioni in due Stati dell'Est della Repubblica federale, la Turingia e il Brandeburgo. Il partito che corteggia idee nazionaliste, un ritorno al marco o piuttosto l'espulsione dell'Europa meridionale dall'euro, ed è guidato dal duro Bernd Lucke, conquista infatti il 10 per cento dei favori degli elettori turingiani e addirittura il 12 per cento di quelli del Brandeburgo, l'antica Prussia. E'una minacciosa crescita costante di un partito euroscettico e nazionalconservatore-populista, per la prima volta nella storia della democrazia postbellica tedesca. AfD infatti alle elezioni politiche del 22 settembre 2013 aveva avuto appena poco più del 4 per cento, quindi era rimasta sotto la soglia di rappresentanza del 5 per cento necessaria per entrare al Bundestag, il Parlamento federale. Alle ultime elezioni europee era cresciuta al 7 per cento, ora vola ancora più alto. Gli osservatori politici, e i leader della CduCsu di Angela Merkel e della Spd (socialdemocrazia) alleata della cancelliera nella grosse Koalition, guardano allarmati alla prospettiva di una crescita ulteriore di AfD tra tre anni, alle prossime legislative nazionali: è la minaccia d'un'ipoteca crescente sulle scelte europee della prima potenza della Ue.

Secondo i primi dati (exit poll e proiezioni delle tv pubbliche Ard e Zdf, di solito precisi e attendibili) in Turingia la Cdu di Merkel resta il primo partito col 34 per cento, ma non è certo che potrà continuare a governare. La Linke (sinistra radicale, erede della Sed cioè del partito-Stato della dittatura tedesco-orientale caduta 25 anni fa) sorpassa la Spd e diventa secondo partito col 28 per cento, grazie all'abile, popolare e moderno leader locale Bodo Ramelow, capofila dell'ala moderata e riformista del partito. I socialdemocratici crollano al 12,5 per cento, appena due punti e mezzo sopra i populisti, i Verdi sono attorno al 5,5 per cento. Solo un'alleanza Cdu-Spd a Erfurt, la capitale turingiana, come quella a livello federale, potrebbe risparmiare ad Angela Merkel l'umiliazione di vedere per la prima volta insediarsi un governatore "profondo rosso" (Ramelow appunto) in uno dei sedici Stati della Bundesrepublik.

In Brandeburgo la Spd che è già al governo insieme alla Linke ha conquistato il 32,5 per cento dei consensi e tutto indica che continuerà a governare a Potsdam nella sua coalizione con i postcomunisti che hanno ottenuto secondo i primi dati il 19 per cento. La Cdu è seconda forza nel Bundesland che quasi equivale territorialmente all'antica Prussia, col 22 per cento. A livello nazionale, preoccupa non il possibile successo di Ramelow in Turingia, bensì il fatto che da oggi la Germania non è più l'unico paese 'pesantè dell'eurozona privo di un forte, popolare, organizzato partito euroscettico populista e amico dei toni xenofobi. La AfD sembra destinata a regalare a Merkel e al vicecancelliere spd Sigmar Gabriel  -  ma anche a tutti i leader europei  -  molte notti tra l'insonnia e l'incubo.

SVEZIA, VINCE LA SINISTRA MA AVANZA L'ESTREMA DESTRA

La sinistra ha vinto in Svezia, paese-guida del Grande Nord e potenza tecnologica-industriale e militare di primo piano nella Ue, ma non raggiunge la maggioranza assoluta e potrebbe dover formare un governo di minoranza. La destra radicale xenofoba e antieuropea raddoppia dal 5,7 al 12,9 per cento dei consensi e può complicare la formazione d'ogni maggioranza. Il centrodestra del premier conservatore moderato uscente Fredrik Reinfeldt, schierato con i popolari di Angela Merkel e con la sua linea del rigore, incassa comunque una cocente disfatta, e annuncia le dimissioni.

Vediamo la forza degli schieramenti: i tre partiti di sinistra (socialdemocratici, verdi, postcomunisti) sommati ottengono il 43,7 per cento dei voti. Delusione per le femministe (FI, iniziativa femminista), che non hanno superato la soglia di rappresentanza del 4 per cento, attestandosi sul 3,1 per cento. Si attesta sul 39,3 per cento la coalizione "borghese" - cioè di centrodestra - di Reinfeldt. Gli Sveriges Demokraterna, cioè i populisti xenofobi dell'abile, giovane Jimmy Akesson, affiliati all'Ukip britannico nell'Europarlamento ma che usa spesso un linguaggio degno degli ultrà del Front National francese o della Lega, arriva al 12,9 per cento. E subito si definisce "l'ago della bilancia" del nuovo parlamento.

Alla sinistra andrebbero 158 seggi (ne servono 175 per la maggioranza), alla destra 142 e agli xenofobi ben 49.

Di fronte a questi risultati il leader socialdemocratico Stefan Lofven si dice pronto ad avviare le consultazioni per formare un nuovo governo e cita in primo luogo i verdi, ma tende la mano anche ad altre forze politiche escludendo a priori soltanto la formazione di Akesson. Dopo otto anni di governo del centrodestra, con un alto tasso di disoccupazione e diversi indicatori sociali in ribasso, il compito di Lofven non è facile. "Siamo in una situazione seria - dice ai suoi sostenitori che festeggiano la vittoria - Abbiamo migliaia di disoccupati. Abbiamo i dati delle scuole in discesa più che in qualsiasi altro paese dell'Ocse. In Svezia c'è qualcosa che si sta rompendo. Ora gli svedesi hanno attestato che abbiamo bisogno di un cambiamento. Bisogna cambiare direzione".

Il voto il Svezia è di prima importanza per l'intera Unione europea. Primo, per il peso economico, geopolitico e militare della potenza egemone del grande nord, modernissimo e ricchissimo paese industriale ed esportatore di eccellenze tecnologiche, strutturalmente creato nel dopoguerra dai socialdemocratici. Secondo perché la vittoria delle sinistre rappresenta uno schiaffo ad Angela Merkel e al suo rigore a ogni costo e una vittoria dei socialisti europei di Renzi e di Schulz. Terzo perché la misura del successo degli Sveriges Demokraterna, la destra radicale appunto, dà la misura di quanto xenofobi ed euroscettici (primo partito nella Francia potenza atomica, dove se si votasse oggi Marine Le Pen diverrebbe presidente e avrebbe il comando delle 300 testate nucleari della Force de frappe strategica) siano pericolosi al nord e ovunque nell'Unione europea stretta tra rigore, recessione, disincanto dei ceti popolari e disoccupazione, specie giovanile, in crescita.

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