Il volto coperto degli agenti veri rende più facile il lavoro degli impostori
Dal nostro inviato a Washington – Dopo gli omicidi di Alex Pretti e Renée Good a Minneapolis, l’Immigration and Customs Enforcement (Ice) è diventata l’agenzia più temuta degli Stati Uniti.
L’uso della violenza incontrollata, non solo nella morte dei due cittadini americani ma nella maggior parte degli arresti contro presunti migranti irregolari ha scatenato il caos e, volenti o nolenti, hanno creato una nuova, terribile ondata di violenza razzista degli estremisti, che ora si fingono agenti dell’Ice per spaventare, rapinare e picchiare migranti. Come ha rivelato un’indagine di “Noticias Telemundo”, il meccanismo è semplice nella sua brutalità. Un gruppo di uomini incappucciati bussa a una porta, o la sfonda direttamente, si presentano come Ice spaventando gli occupanti della casa e, prima di poter reagire, svaligiano la casa di soldi e gioielli.
È quello che è accaduto il 20 gennaio 2025 a Greensboro, nel North Carolina, lo stesso giorno in cui Donald Trump tornava alla Casa Bianca per il suo secondo mandato, promettendo la più grande operazione di espulsione di massa nella storia degli Stati Uniti. Quattro uomini armati hanno fatto irruzione in una casa condivisa da lavoratori immigrati messicani. Uno di loro è stato colpito alla testa; un altro ha riportato una ferita così profonda da richiedere dieci punti di sutura e graffette metalliche.
Gli aggressori hanno puntato una pistola contro un neonato per estorcere denaro ai genitori. Poi sono spariti e sono ad oggi ancora latitanti. Secondo l’indagine, sono almeno 84 episodi di falsi agenti dell’immigrazione tra il 2014 e il 2025. La curva è inequivocabile: per un decennio la media si è attestata intorno a cinque casi l’anno. Nel solo 2025 ne sono stati documentati 31, con un aumento della componente violenta dal 23% al 38%.
Né il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) né l’ICE hanno fornito statistiche ufficiali. Il silenzio delle istituzioni, però, non ha impedito all’FBI di lanciare un allarme interno già nell’ottobre scorso: i criminali, si legge in un bollettino riservato, “stanno approfittando dell’alto profilo pubblico dell’Ice e della copertura mediatica per prendere di mira le comunità vulnerabili”.
Tra i casi segnalati, uno particolarmente efferato a New York: tre uomini vestiti di nero hanno svaligiato il bancomat di un ristorante e immobilizzato due dipendenti, infilandogli un sacchetto della spazzatura in testa. L’84% degli episodi documentati nel 2025 ha coinvolto soggetti che si spacciavano per agenti Ice. Gli altri si sono presentati come appartenenti alla Border Patrol o al dipartimento di Sicurezza interna. Gli immigrati irregolari sono, in questo senso, vittime ideali: spesso non parlano inglese, raramente conoscono i propri diritti, e soprattutto sanno che presentarsi in una stazione di polizia potrebbe significare finire davvero nelle mani dell’Ice. Gli accordi stipulati dall’amministrazione Trump tra l’agenzia federale e le polizie locali hanno trasformato ogni contatto con le forze dell’ordine in una scommessa ad alto rischio.
C’è un dettaglio che rende questo fenomeno particolarmente difficile da arginare: gli agenti Ice non hanno una divisa standardizzata. Indossano abbigliamento tattico, ma non una uniforme riconoscibile come quella di un poliziotto di stato o municipale. E sempre più spesso, nelle operazioni sul campo, portano il volto coperto.
L’agenzia giustifica questa scelta con la necessità di proteggere i propri agenti dal doxing, la pratica di rendere pubbliche informazioni personali attraverso strumenti digitali e di intelligenza artificiale. Il dipartimento di Sicurezza interna ha dichiarato che le minacce di morte contro gli agenti sarebbero aumentate di oltre l’8.000% rispetto agli anni precedenti. Ma questa stessa opacità, inevitabilmente, apre la porta agli impostori.
“È facile far credere alle persone di essere agenti ufficiali”, ha spiegato John Tobon, ex vicedirettore dell’Hsi, il braccio investigativo dell’Ice, con trent’anni di carriera alle spalle. “Gli impostori si vestono come il grande pubblico immagina che si vestano gli agenti federali, sulla base delle immagini dei raid che circolano sui media”. Per Tobon, la soluzione è chiara: “Nessun agente delle forze dell’ordine dovrebbe coprirsi il viso o rifiutarsi di identificarsi se interrogato. Se questo apre la porta a ritorsioni, è un rischio che accettiamo quando prendiamo servizio”.
Dietro questa escalation non c’è soltanto un problema di ordine pubblico, ma una crisi più profonda di fiducia nelle istituzioni e nello Stato di diritto in America. Con l’uccisione a sangue fredda di due cittadini statunitensi, agli occhi di molti l’Ice ha perso rispetto e credibilità, alimentando un già forte clima di violenza. Non solo, l’odio per i migranti è cresciuto, trasformandosi in terreno fertile per abusi e violenze, mentre il timore di denunciare alimenta l’impunità.

