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Esteri

 

Non ha detto niente a nessuno, il ministro della famiglia francese Dominique Bertinotti da mesi aveva il cancro ma ha continuato a lavorare. Alla fine non ce l'ha fatta e ha dovuto rivelare: "Devo lasciare per motivi personali, ho il cancro". Nessuno si era accorto della sua debolezza, delle terapie cui doveva sottoporsi ormai da mesi. Nemmeno della parrucca che indossava a causa degli effetti collaterali della chemio. Il ministro della famiglia ha lottato per mesi contro la malattia e intanto non ha trascurato i suoi doveri promuovendo la legge sul matrimonio gay e presenziando a tutti gli appuntamenti. Ora può togliere la parrucca e mostrare i capelli radi. Ha appena completato la settimana ultima seduta di radioterapia.

 

Il caso di Dominique riporta l'attenzione su la questione del rapporto tra malattia e politica. Spesso, infatti i politici ma anche gli uomini di potere non parlano della propria malattia. Come se bisognasse nascondersi, essere sempre forti e indistruttibili anche quando non lo si è. Pochi politici si impegnano a viso aperto contro il cancro. La malattia diventa qualcosa di cui vergognarsi e da nascondere. Come nel caso di François Mitterrand, costretto a confessare di avere un tumore della prostata nel 1992, dopo aver nascosto tutto per dieci anni. E bisognerebbe forse far passare il messaggio che un malato è una persona normale, la malattia non è da nascondere ma fa parte della vita.

IL MESSAGGIO DEL PRIMO MINISTRO FRANCESE -  Il primo ministro Jean-Marc Ayrault ha appreso dell'esistenza di questa malattia nei corridoi dell'Assemblea nazionale ai primi di novembre. "Sta combattendo, e credo che oggi, sia in gran forma. Ha sempre fatto il suo lavoro. Voglio sottolineare a tutti la mia ammirazione. Ho parlato con lei  un paio di settimane fa e mi ha molto toccato dal suo coraggio, la discrezione".

I CASI IN ITALIA - Tra i politici italiani che hanno dovuto affrontare la malattia vi è lo stesso Silvio Berlusconi.  Tra le tante battaglie combattute dal Cav ve n'è una privata  rimasta riservata per anni. L' ex leader raccontò della sua malattia a Repubblica nel 2000 confessando di essere stato convinto "di avere un male incurabile". "E' capitato nel maggio 1997, durante la campagna elettorale per le amministrative. Mi ricordo un comizio in piazza del Duomo a Milano in cui sostenni la candidatura a sindaco di Gabriele Albertini".

Anche Berlusconi riuscì a nascondere perfettamente la malattia e poi a sconfiggerla.

 

IL CASO DI CINZIA SASSO - C'è una donna, che ha sempre gravitato intorno al mondo della politica, che deciso di portare la sua testimonianza sull'importanza della prevenzione.  Si tratta di Cinzia Sasso, la moglie di Giuliano Piasapia: "Sono fortunata perché ho scoperto il tumore, e l'ho scoperto in tempo" ha più volte detto Cinzia.   E' il 2009 quando Cinzia, giornalista di Repubblica, scopre di essere malata: "Fino ad allora non avevo mai avuto nulla, solo qualche raffreddore. Poi mi hanno trovato un nodulo, che si é rivelato benigno, sono iniziati alcuni accertamenti e mi sono trovata davanti al medico che mi ha detto: 'Ha un cancro, deve operarsi'. Alla notizia Giuliano era più sconvolto di me, sembrava in lutto": "Bisogna fare di tutto per evitare che le donne arrivino a scoprire la malattia quando è troppo tardi, perché è così che si fa diventare il cancro una parentesi aperta e poi chiusa nella tua vita".

IL CASO DEL PRESIDENTE SEGNI - Chi invece fu costretto a lasciare il suo posto per una grave trombosi è statpo  il presidente della Repubblica Segni il quale  il 7 agosto 1964, durante un concitato colloquio con i parlamentari Giuseppe Saragat e Aldo Moro, fu colpito da trombosi cerebrale. Nessuno dei presenti fece mai dichiarazioni sul contenuto del colloquio. Ne seguì l'accertamento della condizione d'impedimento temporaneo, avvenuto con atto congiuntamente firmato dai Presidenti delle due Camere e dal Presidente del Consiglio.  Pur trattandosi di grave malattia, non si arrivò mai alla dichiarazione di "impedimento permanente", che avrebbe comportato una nuova elezione, e la situazione fu risolta dalle dimissioni volontarie, il 6 dicembre 1964.

 

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