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Funerali di Ali Khamenei al grido di “morte all’America”: Teheran blindata, sei giorni tra folla, potere e vendetta

Iniziano i funerali di Stato dell’ayatollah Ali Khamenei. Sei giorni di cerimonie tra Teheran, Qom, Iraq e Mashhad.

Funerali di Ali Khamenei al grido di “morte all’America”: Teheran blindata, sei giorni tra folla, potere e vendetta

Iran, in migliaia ai funerali di Ali Khamenei. Teheran è blindata

Vestiti di nero, in lacrime, al grido di vendetta. La grande moschea di Teheran è un luogo di pianto, quasi come se, nella bara – appena svelata – ci fosse un Dio, o un santo. Invece, c’è Ali Khamenei, e a piangerne la morte migliaia di persone vestite di nero. A quattro mesi dalla morte dell’ayatollah, avvenuta in seguito agli attacchi israelo-americani, la sua bara – sormontata dall’emblematico turbante nero – è esposta all’interno della Grande Mosalla, il complesso religioso e politico della capitale. Le autorità iraniane si aspettano tra i 15 e i 20 milioni di partecipanti solo a Teheran: quelli che si preannunciano come i funerali più grandi della storia dell’Iran. L’evento si svilupperà nell’arco di sei giorni, in quella che appare quasi una dimostrazione di forza, nel pieno dei negoziati diplomatici in corso tra Stati Uniti e Iran.

Resta un’incognita la presenza di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah e a lui succeduto a inizio marzo nella carica di Guida Suprema. Ferito negli stessi attacchi che sono costati la vita al padre, il nuovo leader si esprime finora solo tramite comunicati a lui attribuiti e non è mai apparso in pubblico. La bara resterà invece esposta al pubblico fino a lunedì, quando un corteo funebre attraverserà Teheran. Martedì sarà trasferita a Qom, principale centro religioso del Paese, per poi proseguire mercoledì verso le città sacre sciite in Iraq. Giovedì l’arrivo a Mashhad, città natale di Khamenei nel nord-est dell’Iran, dove avrà luogo la sepoltura.

Intanto, le strade che conducono alla Grande Mosalla si sono riempite fin dall’alba di una moltitudine di cittadini vestiti a lutto, che sventolano bandiere: alcune con il tricolore nazionale, altre completamente rosse, simbolo di vendetta. E “vendetta” è proprio uno degli slogan scanditi dalla folla, insieme a “Morte all’America“. Fitti assembramenti sono stati segnalati fin dalle prime ore del mattino anche vicino alle fermate della metropolitana di Teheran, dirette verso il luogo delle esequie.

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