Di Alberto Maggi

Angela Merkel ha proprio ragione: “E‘ stato un successo eccellente”, ha commentato dal quartier generale di Berlino un’ora dopo la chiusura delle urne. E come darle torto. La ragazza venuta dall’Est ha riportato i cristianodemocratici tedeschi ai fasti di Helmut Kohl. Ma lo schiaffo dei liberali fuori dal Bundestag pesa parecchio, così come l’avanzata dell’Afd (il partito anti-euro). Per un soffio – ovvero per cinque seggi – la Merkel non potrà governare da sola e ci sarà nuovamente la Grande Coalizione con l’Spd. Che cosa cambierà? E’ probabile che il nuovo esecutivo del primo paese europeo ammorbidisca le sue posizioni verso gli alleati dell’Ue, lasciando così maggiore spazio di manovra agli stati come l’Italia non proprio con tutte le carte in regola.
Non è la prima volta che a Berlino i due grandi partiti si mettono insieme. Anche se in questo caso la Cdu è in posizione di forza, la Germania potrebbe addirittura svilupparsi ulteriormente, portando a termine molte di quelle riforme economiche e sociali iniziate proprio con la prima Grande Coalizione. Da questo voto per il Bundestag resta una delle sconfitte peggiori per i socialdemocratici (colpa del grigio Steinbrück, nemmeno l’ombra di Schroeder), il forte calo dei verdi (che non sono più quel movimento alternativo di cambiamento ma si sono trasformati di fatto in una borghesia liberale) e la sostanziale tenuta dell’estrema sinistra della Linke (segno che nell’ex Germania dell’Est il malcontento sociale per le differenze con i cugini dell’Ovest è ancora forte). Angela ha stravinto, certo, ma paradossalmente i suoi margini di manovra si sono ristretti…
