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Guerra civile e Isis, la Siria è il Paese più pericoloso al mondo. La classifica

Guerra civile e Isis, la Siria è il Paese più pericoloso al mondo. La classifica
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Dall’88esimo posto del 2008 al podio del 2015. Complici la guerra civile e la presenza dell’Isis, la Siria è il Paese più pericoloso al mondo. Lo dice il Global Peace Index secondo cui l’Islanda, al contrario, è quello più pacifico. Leggi la classifica dell’Institute for Economics and Peace

E’ la Siria il Paese più pericoloso al mondo: se mai ce ne fosse bisogno, a certificare il livello di violenza in cui è precipitato il Paese, complici la guerra civile e la presenza dell’Isis – arriva una ricerca ufficiale. Appena nel 2008, il Paese mediorientale era considerato all’88esimo posto tra quelli più pacifici (più o meno a metà della lista di 162 Paesi considerati), ora è precipitato al fondo.

La classifica – il Global Peace Index, giunto ormai alla nona edizione, è frutto del lavoro dell’Institute for Economics and Peace – raccoglie 23 diversi valori: dal numero di omicidi, all’attività terroristica, passando per la spesa militare).

Per contro, il Paese che è considerato più pacifico è l’Islanda, seguito nell’ordine, da Danimarca, Austria, Nuova Zelanda, Finlandia, Svizzera, Canada, Giappone, Australia e Repubblica Ceca. L’Italia si colloca al 36esimo posto dei Paesi più tranquilli. Il Global Peace Index è un metodo per misurare la pace in 162 Paesi, elaborato da una organizzazione non profit creata dall’imprenditore australiano Steve Killelea. L’indice si basa su 22 indicatori, che vanno dal numero dei conflitti esterni e interni combattuti, fino alla facilità di avere accesso alle armi. In base a questi elementi, l’institute non solo stabilisce la graduatoria mondiale della serenità dei paesi, ma anche il costo che la violenza impone a ciascuno di essi.

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I paesi più pacifici sono Islanda, Danimarca e Austria. Quelli più agitati sono Sud Sudan, Afghanistan e Siria, che quest’anno ha conquistato l’ultimo posto in classifica scavalcando proprio Kabul. Gli Stati Uniti del premio Nobel per la pace Barack Obama sono usciti dai primi cento: numero 101, per la precisione. Il Global Peace Index ha lo scopo di far toccare con mano agli uomini la stupidità della violenza, cercando di definire il suo costo in precisi termini monetari. Questa valutazione è basata sull’effetto negativo che ha sulla società, e anche sul prezzo da pagare per contenerla. In totale, nell’ultimo anno la violenza è costata al mondo 9,46 trilioni di dollari.

Le ripercussioni della crisi economica, gli sviluppi negativi seguiti alle primavere arabe, e la costante diffusione del terrorismo hanno contribuito a peggiorare in generale la situazione. Gli Stati Uniti hanno pagato 1,7 trilioni, cioé circa il 10% del loro pil, con un conto arrivato a 5.455 dollari per abitante. Anche l’Italia però ci ha rimesso, perché la sua violenza le è costata 53 miliardi di dollari. I nostri problemi vanno dalla corruzione, alla generale percezione di instabilità nella società. La speranza dell’Institute for Economics and Peace è che la lettura di questi numeri spinga gli esseri umani a ripensare le proprie azioni.