Punti chiave
- Donald Trump smentisce che i colloqui tra Stati Uniti e Iran si siano interrotti
- Rubio: “Mojtaba Khamenei è tornato in attività”
- Rubio: “Mai discussa la revoca delle sanzioni per Hormuz”
- Iran, media: scambio di messaggi con gli Usa sospeso da giorni
- Iran, tre giorni di funerali per Khamenei: attese fino a 20 milioni di persone
- Fonti israeliane: “Trump non ha insultato Netanyahu”
- Israele, Katz: “Da Usa ok a raid su Beirut se Hezbollah attacca il Nord”
- Msc: “Pasdaran hanno colpito la nostra nave in Iraq”
- Libano, raid israeliano sul sud: sei vittime in un edificio colpito
- Iran: “L’Onu punisca Israele per le azioni in Libano”
La nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, avrebbe ripreso la sua attività. Lo ha sostenuto il segretario di Stato americano Marco Rubio durante l’audizione davanti alla commissione Esteri del Senato.
“La Guida Suprema originaria, quella che era al potere prima, non c’e’ piu’. A succedergli e’ stato il figlio. Per un mese non si e’ saputo nulla di lui. Secondo tutte le informazioni disponibili pubblicamente, che credo abbiate visto anche voi, e’ rimasto gravemente ferito nello stesso attacco”, ha detto Rubio.
Alla domanda dei senatori se il figlio di Khamenei sia ancora vivo, Rubio ha risposto: “Si’, credo che vi siano indicazioni che lo sia a tutti gli effetti. Non lo abbiamo sentito parlare in pubblico, non lo abbiamo visto apparire in pubblico, e immagino che, considerando cio’ che e’ accaduto a diversi leader di quel sistema, esporsi troppo pubblicamente probabilmente non sia qualcosa che gli venga consigliato internamente”.
“Detto questo, credo che vi siano segnali che stia tornando a essere coinvolto in qualche misura, anche se tutte le sue comunicazioni sono avvenute per iscritto e tramite intermediari”, ha aggiunto Rubio.
Gli Stati Uniti non sono disposti a revocare le sanzioni all’Iran in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio durante un’audizione al Congresso.
Rubio ha precisato che un eventuale alleggerimento delle sanzioni non è stato “né discusso né proposto” nei negoziati con Teheran. Ogni possibile allentamento delle misure restrittive, ha aggiunto, sarebbe “condizionato” a concessioni sostanziali da parte iraniana sul programma nucleare.
Gli scambi di messaggi tra Iran e Stati Uniti per arrivare a un primo memorandum d’intesa sarebbero fermi già da alcuni giorni. Lo riferisce l’agenzia iraniana Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, citando una fonte informata.
Secondo la stessa fonte, l’ultimo messaggio inviato da Teheran a Washington avrebbe riguardato la situazione in Libano ed è stato descritto come un “messaggio chiaro” sulle tensioni regionali in corso.
Teheran si prepara ad accogliere tra 15 e 20 milioni di persone per il funerale solenne dell’ayatollah Ali Khamenei, ucciso in un bombardamento delle forze americane e israeliane il 28 febbraio, primo giorno della guerra di Ramadan.
Secondo i media iraniani, è in preparazione una cerimonia pubblica di tre giorni per l’imam “martire”. I cortei funebri si terranno in tre città: Teheran, Qom e Mashhad. Nella capitale le esequie dureranno almeno 24 ore e, secondo la tv statale, sono attese “oltre 15-20 milioni di persone”.
La conversazione tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu è stata tesa, ma non ci sarebbe stato alcun insulto da parte del presidente americano al premier israeliano. Lo riferisce una fonte vicina al team di Netanyahu citata da N12.
Secondo la ricostruzione, ieri sera ci sono state due telefonate. Dopo la prima, Trump ha annunciato il cessate il fuoco in Libano tra Israele e Hezbollah. Nella seconda chiamata i toni si sarebbero alzati, ma la fonte smentisce che Trump abbia insultato Netanyahu o che gli abbia rinfacciato di averlo salvato dalla prigione.
La fonte conferma invece che Trump avrebbe insistito con Netanyahu sul fatto che difendere la posizione di Israele nel mondo è diventato difficile e che questo ha alimentato l’odio verso Israele.
La telefonata, secondo N12, si sarebbe concentrata anche sulle reciproche lamentele per i post pubblicati sui social dopo il precedente colloquio. Per Trump, Netanyahu aveva lasciato intendere che la guerra sarebbe proseguita a pieno ritmo. Per Netanyahu, invece, Trump aveva fatto credere che Israele avesse accettato un cessate il fuoco su tutti i fronti.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che Washington ha dato il proprio appoggio a possibili attacchi israeliani contro Dahiyeh, sobborgo meridionale di Beirut e roccaforte di Hezbollah, nel caso in cui il gruppo sostenuto dall’Iran attaccasse le comunità del Nord di Israele.
“Il primo ministro e io abbiamo guidato un’azione coordinata insieme alle Forze di Difesa israeliane per stabilire una nuova equazione: se le citta’ israeliane continueranno a essere attaccate, evacueremo e colpiremo il quartiere sciita di Dahiyeh a Beirut, la roccaforte di Hezbollah”, ha detto Katz in una conferenza, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa.
“Gli Stati Uniti hanno approvato questo principio e lo hanno comunicato al governo libanese e a tutti gli attori coinvolti; o cessano gli attacchi contro le comunita’ israeliane oppure, se continuano, colpiremo Dahiyeh. Questa equazione sara’ rispettata”, ha aggiunto Katz.
Msc conferma che la nave MSC Sariska V è stata colpita ieri da due proiettili nel porto di Um-Qasr, in Iraq. Il primo impatto è avvenuto mentre il pilota era a bordo durante la partenza dal porto. Il secondo ha raggiunto poco dopo l’area destinata all’equipaggio.
La compagnia fa sapere che tutti i membri dell’equipaggio sono al sicuro e illesi. Secondo quanto riportato dai media locali, le Guardie Rivoluzionarie hanno rivendicato l’attacco in risposta alle azioni statunitensi contro la nave Lion Star.
“Questa azione di ritorsione è del tutto ingiustificata sulla base delle accuse formulate dai Pasdaran, poiché Msc è un vettore commerciale neutrale e non ha alcuna affiliazione con gli Stati Uniti o Israele”, sottolinea il gruppo.
Msc ricorda che l’azienda, fondata dal cittadino italiano Gianluigi Aponte, ha sede legale e operativa in Svizzera ed è interamente di proprietà dei figli Diego e Alexa Aponte, entrambi cittadini italiani e privi di altre cittadinanze.
La compagnia esprime “profonda preoccupazione per questi attacchi non provocati e per il rischio che essi comportano per i propri marittimi innocenti e per il commercio marittimo essenziale nella regione”.
È di sei morti il bilancio di un attacco israeliano condotto ieri sera contro il villaggio di Marwaniyeh, nel sud del Libano. Secondo la Protezione civile libanese, un edificio residenziale vicino alla città costiera di Sidone è stato distrutto e tra le macerie sono stati recuperati sei corpi e tre feriti.
L’agenzia statale libanese National News Agency ha riferito che l’attacco è avvenuto oltre 12 ore dopo l’ordine di evacuazione del villaggio da parte dell’esercito israeliano.
Tra le vittime dei raid israeliani di ieri nel sud del Libano ci sarebbero anche un uomo, suo figlio e sua figlia, di ritorno dagli esami universitari. Non è chiaro se rientrino tra le persone recuperate dalle macerie o se siano vittime di un altro attacco. Secondo la NNA, l’uomo, un dentista del villaggio di confine di Qlayaa, “e’ stato ucciso insieme al figlio e alla figlia quando un drone nemico ha colpito la sua auto sulla strada Nabatieh-Khardali”. Questo porterebbe a 9 il numero complessivo delle vittime dei raid israeliani di ieri sul sud del Libano.
Padre Antonios Farah, parroco della comunità di Qlayaa, ha riferito che l’uomo stava tornando a casa con i due figli, entrambi poco più che ventenni, dopo gli esami universitari.
“L’uomo e i suoi due figli sono andati all’universita’ la mattina per sostenere gli esami e, sulla via del ritorno, il drone israeliano ha colpito la loro auto”, ha detto. “Non capiamo perche’ sia successo”, ha aggiunto, spiegando che nell’auto, gravemente danneggiata, sono stati trovati una Bibbia e un libro di preghiere.
L’Iran chiede al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di adottare “decisioni punitive e vincolanti” contro Israele per le operazioni militari in Libano, Siria e nei territori palestinesi.
“Il Consiglio di Sicurezza deve andare oltre appelli generici e l’espressione di preoccupazione e adottare decisioni punitive e vincolanti contro il regime sionista. Il diritto internazionale non si difende con condanne superficiali e inefficaci”, ha scritto su X il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi.
Gharibabadi ha poi aggiunto: “L’affermazione del presidente statunitense sull’aver dissuaso (il premier israeliano Benjamin) Netanyahu dal lanciare un attacco su larga scala contro Beirut è, più che un segno della volontà di pace di Washington, una conferma del ruolo diretto dell’America nella gestione delle aggressioni del regime sionista”.
La Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha dichiarato che 24 imbarcazioni hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore, dopo aver ricevuto il permesso dalle autorità iraniane.
Lo riporta Nour News, agenzia con sede a Dubai.
Le capacità militari e operative dell’Iran sono aumentate durante il cessate il fuoco. Lo ha detto il generale Sarder Mohebi, portavoce del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, all’emittente statale Irib, secondo quanto riporta Al Jazeera.
“Oggi le nostre forze armate si trovano in condizioni migliori rispetto al passato”, ha dichiarato Mohebi. “Se il nemico dovesse tornare sul campo di battaglia, il tipo di operazione, la geografia dello scontro e persino il tipo di armi utilizzate sarebbero diversi, e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche è pienamente preparato per tutti i possibili scenari”, ha aggiunto.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è tornato ad attaccare Teheran durante la cerimonia di commiato per il capo del Mossad David (Dedi) Barnea.
”Chiunque sia impegnato in attività contro Israele sappia che i suoi piani falliranno e il prezzo che pagherà sarà altissimo. L’Iran ha già pagato un prezzo molto alto. Le fondamenta del regime del terrore in Iran sono crollate. Non tornerà più quello di prima e, ve lo dico, alla fine crollerà”. Lo ha detto Netanyahu, secondo quanto riferito dall’ufficio del premier israeliano.
L’Iran sta ancora valutando il testo definitivo del memorandum d’intesa con gli Stati Uniti e non ha ancora inviato una risposta. Lo riferisce l’agenzia semi-ufficiale Mehr News, citando una fonte informata vicina al team negoziale iraniano.
“La storia degli Stati Uniti, caratterizzata da impegni non rispettati e da una storica diffidenza, ha spinto l’Iran ad adottare un approccio molto rigido sulla questione”, ha affermato la fonte. Secondo la stessa fonte, Teheran sta cercando di ottenere “vantaggi concreti” sulla base delle esperienze passate.
La ripresa della guerra contro gli Stati Uniti è “inevitabile”, ha dichiarato un alto ufficiale militare iraniano, mentre i colloqui tra Teheran e Washington, volti a porre fine in modo duraturo alle ostilità in Medio Oriente, sembrano essersi arenati. “Gli Stati Uniti chiedono la nostra resa totale e la nazione iraniana non si arrenderà mai”, ha affermato Mohammad Jafar Assadi, vice comandante del Comando congiunto Khatam al-Anbiya. “Senza resa, la guerra è inevitabile. Quindi stiamo aspettando e la guerra non ci spaventa”, ha aggiunto Assadi, secondo quanto riportato da alcune fonti.
I funzionari di Teheran stanno ancora studiando e discutendo il testo definitivo della bozza del memorandum d’intesa per estendere il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, ha riferito l’agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr, citando una fonte. Secondo l’agenzia, la risposta agli Stati Uniti non è ancora stata inviata.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (Irgc) afferma di aver colpito con un missile da crociera la nave portacontainer MSC Sariska V, battente bandiera panamense e di proprietà statunitense. I media iraniani hanno riferito che l’attacco dell’Irgc è seguito a un attacco a una nave iraniana vicino all’Oman.In precedenza avevamo riportato che una nave mercantile in navigazione nel Golfo Persico era stata colpita da un proiettile a circa 40 miglia nautiche (74 chilometri) a sud-est di Umm Qasr, secondo quanto riportato dall’Ufficio per le Operazioni di Commercio Marittimo del Regno Unito (Ukmto). L’Ukmto non ha confermato quale nave sia stata colpita.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di credere che un accordo per porre fine al conflitto e sbloccare lo Stretto di Hormuz possa essere raggiunto la prossima settimana, nonostante l’affermazione di Teheran di aver sospeso i colloqui con Washington. “Sembra promettente”, ha detto il presidente in una breve intervista telefonica con ABC News, in cui ha indicato la possibilità di un accordo “entro la prossima settimana”.
L’Iran ha sospeso lo scambio di messaggi con gli Stati Uniti in segno di protesta “contro i crimini sionisti” in Libano. Lo ha riferito l’agenzia iraniana Tasnim. “Le forze armate iraniane e tutti i rami del Fronte della Resistenza sono determinate a reagire ai crimini sionisti”, si legge. “I negoziatori iraniani hanno sottolineato la necessità di fermare immediatamente le operazioni aggressive e brutali dell’esercito del regime sionista a Gaza e in Libano, nonché la necessità di un ritiro completo del regime dai territori occupati in Libano”, ha spiegato ancora Tasnim. “Finché le posizioni dell’Iran e della resistenza non saranno soddisfatte su questi punti, non ci saranno negoziati”, ha ribadito.
Hezbollah ha rivendicato gli attacchi contro obiettivi israeliani nel Libano meridionale, mentre l’agenzia di stampa ufficiale libanese ANI ha riportato raid aerei israeliani nella stessa area. L’Agenzia Nazionale di Stampa (ANI) ha riferito che gli attacchi israeliani hanno colpito i villaggi di Marwaniyeh, Sidiqine, Yater e Mansouri nel Libano meridionale, e che una “fortissima esplosione” è stata udita a Debbine.
L’esercito israeliano ha annunciato l’intercettazione di due proiettili lanciati dal Libano. “A seguito del suono delle sirene in diverse zone del nord di Israele, l’aeronautica israeliana ha intercettato due proiettili entrati in territorio israeliano dal Libano”, ha scritto l’esercito su Telegram. Nello stesso messaggio, l’esercito israeliano ha anche annunciato che un “bersaglio aereo sospetto” è stato identificato poco dopo ed è atterrato sul lato israeliano del confine con il Libano, senza causare feriti.

