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Hormuz, il rubinetto del mondo è nelle mani di Teheran. Pedaggi per le petroliere nell’accordo con l’Oman, Trump: “Riaprite o colpiremo”

Nella bozza dell’accordo rotte sicure, cessate il fuoco e pedaggi per le petroliere. Trump tratta con Teheran, ma minaccia la resa dei conti

Hormuz, il rubinetto del mondo è nelle mani di Teheran. Pedaggi per le petroliere nell’accordo con l’Oman, Trump: “Riaprite o colpiremo”

Iran-Usa, la partita di Hormuz: accordo vicino, ma lo Stretto resta chiuso. Trump prova a trattare ma avverte: “Riaprite o colpiremo”

La crisi sullo Stretto di Hormuz entra in una fase delicata. Iran e Oman avrebbero raggiunto un’intesa che non è ancora definitiva, ma che potrebbe aprire una nuova strada per la gestione della crisi. Nella bozza dell’accordo ci sarebbero nuove rotte di navigazione, un possibile cessate il fuoco iniziale di 60 giorni e un ulteriore periodo di 30 giorni destinato, secondo quanto previsto, alle operazioni di sminamento. L’intesa, però, resta condizionata dalla situazione sul terreno. Lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso finché, secondo Teheran, resteranno quelle che l’Iran definisce “violazioni degli Stati Uniti”, a partire dal blocco navale. I due Paesi stanno lavorando a una dichiarazione congiunta, ma l’accordo dovrà ancora essere approvato dalla Guida suprema iraniana Ali Khamenei. Da Teheran arriva inoltre una precisazione: i negoziati in corso riguardano esclusivamente l’Oman. Nessun altro interlocutore regionale sarebbe coinvolto direttamente nelle trattative sulla gestione dello Stretto.

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Uno dei punti più delicati riguarda il costo del transito. Nell’intesa sarebbe prevista una “tassa di servizio” destinata a coprire le spese di sicurezza del carico e la tutela dell’ambiente marino. Al termine dei primi 60 giorni, inoltre, sarebbe previsto un pedaggio obbligatorio per navi mercantili e petroliere, una misura alla quale l’amministrazione americana si è sempre opposta. L’ammontare dei pedaggi dipenderà, secondo l’agenzia di stampa Fars, dal volume dei servizi forniti da Iran e Oman. “I pagamenti da parte delle navi dipenderanno da molti fattori, tra cui la portata dei servizi che possiamo fornire”, ha affermato la fonte dell’agenzia. Reuters aveva precedentemente riferito che funzionari iraniani e omaniti stavano discutendo l’introduzione di tariffe di transito per le navi, comprese tra il 3% e il 7% del valore dichiarato del carico trasportato, nell’ambito dei colloqui per ripristinare la navigazione nello Stretto di Hormuz.

Proprio mentre si cerca, come l’ago in un pagliaio, una tanto sperata soluzione diplomatica, arrivano nuovi segnali di tensione. Una petroliera britannica ha segnalato due esplosioni a sud-est di Kumzar, al largo dell’Oman. Sul fronte americano, Donald Trump sostiene che i negoziati con Teheran stiano procedendo positivamente e parla di “ottimi colloqui in corso” con l’Iran. Allo stesso tempo, però, il presidente americano mantiene una linea dura sulla riapertura dello Stretto: “Hormuz deve riaprire presto o colpiremo duramente”. Trump è anche intervenuto sulle polemiche riguardanti le capacità militari statunitensi, accusando di “tradimento” la parte della stampa americana che ha riportato informazioni su una presunta carenza di munizioni nelle forze Usa. Secondo queste ricostruzioni, proprio la situazione delle scorte avrebbe contribuito all’annullamento dell’attacco contro Teheran previsto per il fine settimana scorso. La partita di Hormuz resta quindi sospesa. Lo Stretto più strategico del mondo è diventato il punto in cui si intrecciano sicurezza energetica, guerra e negoziato internazionale, con Iran e Stati Uniti ancora impegnati in un braccio di ferro che potrebbe determinare il prossimo equilibrio della regione.

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