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Esteri
I radical-chic della Silicon Valley contro Trump (per motivi di soldi)

Uno spettro si aggira per le dorate e lussuose ville della Silicon Valley (e, in verità, anche a Hollywood): il comunismo? No. Donald Trump.

Il rapporto tra il tycoon newyorchese e i ragazzi ricchi (e un po’ viziati) della Valley non è stato mai idilliaco perché l’ambiente in qui si sviluppa la tecnologia è liberal ma subito dopo le elezioni sembrava che le cose si fossero un po’ rimesse a posto grazie ad un paio di incontri ufficiali con il presidente eletto (ora effettivo).

Ma la decisione di bloccare l’ingresso negli Usa dei cittadini islamici di alcuni Stati ha riacceso le polveri ed ora c’è stata una levata di scudi (e di lance) contro Trump.

Inizia Sergey Brin, cofondatore di Google che ha platealmente manifestato  all’aeroporto di San Francisco al grido “Sono anche io un immigrato” (il miliardario è nato in Russia) seguito dal suo a.d. Sundar Pichal indiano che ha sentito la necessità di inviare una mail ai dipendenti sul tema; subito si è accodato, naturalmente, Mark Zuckerberg il fondatore di Facebook e con recenti ambizioni presidenziali con un “I miei nonni arrivarono dalla Germania” e da un “I genitori di mia moglie erano rifugiati dal Vietnam e dalla Cina”, poi c’è Jack Dorsey cofondatore di Twitter (tra l’altro l’unico social media utilizzato da Trump) che ha definito la decisione del presidente “irritante”.

Proseguiamo.

L’ a.d. Satya Nadella di Microsoft -nato a Hyderabad, India- ha espresso la sua indignazione ma lo scaltro fondatore (che è in una commissione governativa) Bill Gates ha taciuto; poi Travis Kalanick il fondatore di Uber che è molto diffuso tra gli immigrati tassisti; Brian Chesky fondatore di Airbnb vuole offrire appartamenti gratuiti agli immigrati, Reed Hasting fondatore di Netflix vuole addirittura scendere in piazza, Elon Musk fondatore di Tesla e cofandatore di Paypal e SpaceX ha pure protestato ed infine Tim Cook, a.d. Apple ha scritto una email agli oltre 100.000 dipendenti dicendo che la sua società “non esisterebbe senza immigrati”.

Alcune considerazioni sono d’uopo.

Indubbiamente la misura adottata da Trump non è stata molto ben congeniata nel senso che l’amministrazione stessa non era preparata ma il presidente Usa lo aveva detto in campagna elettorale (insieme al muro con il Messico).

Quelli che protestano sono tutti ricchissimi ragazzotti che hanno fatto le loro fortune in maniera molto ma molto scaltra cercando, tra l’altro, di pagare le tasse fuori dagli Usa e non hanno certo mai brillato molto per spirito di cooperazione o bontà umanitaria. Si pensi solo allo sfruttamento che la Apple mette in atto per produrre i suoi computer a basso costo all’estero in regioni sottosviluppate per poi rivenderli a prezzi stratosferici in Occidente, o agli immigrati tassisti su cui s basa l’impero di Uber.

Insomma il sospetto è che al di là del riflesso patellare atavico della sinistra mondiale, appunto radical - chic di schierarsi sempre e comunque con i “poveri” salvo essere loro ricchissimi probabilmente c’è dell’altro e cioè considerazioni pro globalizzazione che portano regolarmente fiumi di webdollari nei loro dorati forzieri sfruttando manodopera a bassissimo costo.

E qui veniamo al punto.

La sinistra, cioè i democratici Usa, non sono stati in grado nelle ultime elezioni di proporre un modello convincente proprio ai più poveri, i più diseredati, i più emarginati che stufi delle promesse mai mantenute hanno votato in blocco Trump.

Trump è un effetto del duo Obama - Clinton e se non si capisce questo anche in Europa la sinistra rischia di produrre lo stesso fenomeno e già i segnali populisti in tutto il vecchio continente lo dimostrano. In Italia poi, i movimenti più vicini all’ideologia trumpiana e cioè quelli che si rifanno a Grillo e Salvini hanno capito da tempo che il Pd “non sta con i poveri” e quindi hanno intravisto le praterie elettorali in cui mietere successi.

Se qualcuno vuole contrastare Trump lo può fare solo da sinistra vera e non liberista come la vittoria alle primarie francese di Benoît Hamon.

Nel nostro Paese siamo messi, in questo senso, particolarmente male vista l’offerta politica di sinistra che attualmente si identifica in un noto rivoluzionari oche risponde il nome a Massimo D’Alema.

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donald trump migrantidonald trump silicon valley
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